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Comitati
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Identikit dei comitati
Seconda
parte:
Pubblicati e insoddisfatti
Terza
parte:
Le ragioni della redazione
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Scorriamo
le agenzie
Quando un comitato diventa un lancio appetibile per l’Ansa e la
Dire? Ce lo spiegano Luisa Galignani e Sandra
Zampa.
Il
rapporto tra comitati e agenzie di stampa sembra essere un tiro alla fune
tra gli uni che cercano e talvolta pretendono che si rivolga loro attenzione
mediatica e le altre che devono fare i conti ogni giorno con una quantità
enorme di fatti che lottano per diventare lanci (e quindi potenziali notizie
per giornali, radio e tv). Le grandi agenzie di stampa, come l'Ansa
, affermano di non curare molto le notizie sui comitati in quanto
strettamente circoscritte a un luogo particolare.
"Anche se", come ci ha spiegato Luisa Galignani, "i giornalisti
dell'Ansa ogni qual volta emergono tematiche nuove e importanti vanno
alle conferenze stampa dei comitati".
Al contrario l'agenzia Dire, avendo una propria edizione regionale
in Emilia Romagna, cura maggiormente il locale e ha buone relazioni coi
comitati. "L'importante è che questi escano sulla scena pubblica e che
la questione sollevata sia di interesse generale." A spiegarci in dettaglio
come si rapporta un'agenzia di stampa al fenomeno dei comitati è Sandra
Zampa.
Che rapporti avete coi comitati bolognesi?
La nostra agenzia ha relazioni intense e reciproche coi comitati: loro
cercano noi e viceversa. Di solito i comitati ci invitano alle conferenze
stampa o ci mandano comunicati e noi li cerchiamo quando per esempio c'è
un provvedimento regionale, provinciale o comunale che riguarda il loro
ambito di mobilitazione: siamo interessati a sapere la loro posizione
su quel particolare provvedimento. Naturalmente siamo più in contatto
con i comitati che funzionano meglio, che sono cioè più vivaci e più capaci
di farsi ascoltare dalle istituzioni.
Quali per esempio?
Si è instaurato un ottimo rapporto con i comitati antismog (Barbara Rinaldi),
i comitati anti-degrado di Piazza Verdi e quelli contro l'elettrosmog
(soprattutto quello del Colle dell'Osservanza). Si apre come un serial
con quel comitato e lo si segue in ogni sua iniziativa.
Immagino sarà per voi impossibile fare lanci di tutte le segnalazioni
che vi arrivano. Come vi comportate? Quali criteri seguite?
Per noi è fondamentale che la questione sollevata dal comitato sia di
interesse abbastanza generale, riguardi cioè possibilmente tutta la città
come nel caso dello smog. Inoltre i comitati devono avere una certa adesione
da parte della popolazione. Noi come agenzia di stampa siamo molto interessati
ai comitati perché portano alla luce questioni di sofferenza civica. Spesso
nascono come comitati di denuncia per aree ristrette, ma poi estendono
il loro impegno a tutta la città (vedi Barbara Rinaldi).
Credete che i comitati siano strumentalizzati a livello politico?
Da parte nostra non c'è alcuna strumentalizzazione, noi prestiamo ascolto
a tutti i comitati: l'importante è che la tematica di cui si occupano
rappresenti effettivamente un problema. Credo che a livello locale vi
siano però da parte dei giornali delle strumentalizzazioni, soprattutto
per quanto riguarda il Resto del Carlino, meno per la Repubblica.
Secondo lei per quale motivo?
A mio parere ciò è dovuto alla presa di posizione di Guazzaloca che ha
definiti i comitati "spintanei", cioè comitati mossi da qualcuno che ha
certi interessi in campo politico. In realtà io da 10 anni sono in agenzia
e non mi è mai capitato di vedere un comitato adoperarsi per fini politici:
se non ci sono motivazioni profonde difficilmente un comitato va avanti
perché richiede una grande fatica a livello personale (in molti casi i
membri ci mettono anche soldi di tasca propria per sostenere l'attività).
Io credo che Guazzaloca si sbagli proprio: dietro un comitato c'è sempre
un forte desiderio di denunciare una situazione di disagio. E poi anche
lui si era mobilitato con una raccolta di firme....
Ci spieghi meglio
Eravamo nell'ultimo periodo della giunta Vitali e l'Ascom, di cui Guazzaloca
era presidente, organizzò una raccolta di firme contro il piano di sosta
che prevedeva i parcheggi a pagamento entro le strisce blu. I commercianti
temevano che i clienti, dovendo pagare un pedaggio, non si sarebbero più
fermati a fare acquisti. Durante la conferenza stampa però Guazzaloca
disse che non aveva firmato la petizione perché odia la gente che lo ferma
per strada e gli chiede una firma. Aneddoto a parte direi che la raccolta
di firme fatta dall'Ascom a suo tempo andava bene, fatta invece dai comitati
antismog no: sono subito tacciati come comitati "spintanei"....
Elena Bertocco
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