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idillio difficile
Prima parte:
Identikit dei comitati
Seconda
parte:
Pubblicati e insoddisfatti
Terza
parte:
Le ragioni della redazione
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La
parola a Fausto Anderlini
Fausto Anderlini è dirigente dell’Unità
speciale Studi per la programmazione e del Centro Demoscopico Metropolitano
della provincia di Bologna.
Cosa pensa dei comitati di cittadini?
I comitati costituiscono un fenomeno molto importante che ha avuto una
crescita vertiginosa. La forma espressiva principalmente utilizzata dai
comitati è quella di natura conflittuale ed oppositiva. Si oppongono
a scelte fatte dell’amministrazione o a “non scelte”
dall’amministrazione ad esempio riguardanti un problema come il
traffico e l’inquinamento cittadino. Nel caso in cui i cittadini
siano propositivi (ad esempio domandando la costruzione di una strada
in un paese) generalmente non c’è necessità di costituire
un comitato ad hoc dal momento che il bisogno di infrastrutture trova
un immediato ascolto nelle istituzioni.
Ma nei casi di conflitto con le istituzioni, questi comitati riescono
concretamente a portare la voce dei cittadini all’interno dei palazzi
comunali?
Noi, a L’Unità speciale studi per la programmazione, abbiamo
chiesto alla gente che cosa pensasse dei comitati, in particolare di quelli
anti-smog. Ebbene, dall’indagine pubblicata nel libro Valori e stili
della postmodernità (a cura di Fausto Anderlini, Bologna, Clueb,
2003 ndr.) è emerso che essi godevano di una ottima reputazione
e suscitavano una buona attenzione nell’opinione pubblica. La gente
dà senza dubbio più fiducia ai comitati e ai movimenti che
ai partiti politici. Proprio questi ultimi sono spesso considerati dagli
intervistati come agenti di interessi pubblici negativi. Se dovessimo
fare una classifica di 4 o 5 categorie di attori sociali stimati dai cittadini,
dovremmo mettere al primo posto il mondo del volontariato e del no profit.
Questa realtà è guardata di buon occhio dalla maggioranza
degli intervistati, proprio perché portatrice di un’etica
volontaristica considerata un’alternativa alla politica. Nella classifica
degli attori considerati maggiormente validi seguono poi le associazioni
culturali, i comitati e la chiesa. Solo all’ultimo posto troviamo
i partiti.
Secondo lei per quale ragione i cittadini si organizzano in comitati?
L’azione del comitato scatta quando in un contesto urbano c’è
un elemento avvertito come intrusivo da un nucleo di persone che decide
di organizzarsi. Spesso questi elementi allarmanti riguardano l’ambiente
circostante, sconvolto da variazioni che superano la ‘soglia di
guardia’.
E questi comitati sorgono in modo spontaneo per questa attenzione
all’ambiente circostante?
Il comitato è fatto da cittadini residenti. Si sviluppa con facilità
nella nostra società perché questa è costituita per
circa il 70% da piccoli proprietari. La casa costituisce il nostro piccolo
lotto fondiario. Il diritto di cittadinanza è dato dal possesso
di tale lotto. L’acquisto della casa è un punto fondamentale
attorno al quale si costituisce la famiglia nella sua identità
collettiva. C’è differenza tra abitare in una città
con o senza una casa di proprietà…
Scusi, ma in che modo la proprietà di una casa condiziona
la partecipazione politica?
Una società di piccoli proprietari immobiliari come la nostra è
iper-reattiva a qualsiasi provvedimento che disturbi il suo possesso.
Mentre le socialdemocrazie fecero politiche per la realizzazione di case
popolari, da noi la DC, che era costituita da piccoli proprietari agricoli,
ha incentivato la piccola proprietà diffusa. In questo modo si
è investito poco in case popolari che sono solo il 5% del totale.
D’accordo. Ma in che modo questi proprietari sono coinvolti
nei comitati?
La sensibilità di un proprietario di casa è maggiore rispetto
a quella di un inquilino e si mobilita se si verifica un elemento intrusivo
che mette in discussione il proprio capitale fondiario oltre che la qualità
della vita. A me le antenne dei cellulari che hanno piazzato sul palazzo
di fronte al mio causano due problemi: uno per la salute e l’altro
la svalorizzazione del mio immobile. La radicalità dei comitati
è tale perché sotto c’è una spinta di tipo
materialista.
Quindi secondo lei si tratta soprattutto di interessi economici
dei proprietari di casa preoccupati che il loro immobile perda valore?
Mi sembra evidente. In questi ultimi anni è aumentato il numero
dei proprietari immobiliari e c’è conseguentemente stato
un aumento dei comitati. A dimostrazione di questa convinzione c’è
il fatto che le associazioni dei piccoli proprietari attualmente a Bologna
sono in allineamento coi comitati. Mi rendo conto che è una spiegazione
materialista, ma è così.
Oltre che materialistica, riduce la complessità di un fenomeno
molto più ampio. Non Le pare?
I comitati nella loro forma autentica hanno una durata limitata e non
ambiscono a una rappresentazione politica, ma si rappresentano con proprie
azioni su single issues. Magari un comitato nato per lo smog può
poi occuparsi di qualcosa d’altro perché le persone che vi
fanno parte hanno maturato una maggiore sensibilità per problemi
sociali. Le persone transitano da un comitato all’altro. Quando
più comitati si uniscono e danno vita a una lista civica il comitato
è già morto.
Ma l’unione di più comitati non dovrebbe piuttosto
rafforzare l’azione politica dei cittadini?
La lista civica è uno degli esiti di un comitato, come a San Lazzaro
e Castenaso. I comitati sono morti perché quando 2 o 3 persone
della lista civica sono eletti in comune, automaticamente entrano a far
parte del sistema pubblico-amministrativo. Il comitato stimola e produce
energia sociale che può svilupparsi in vari modi: rioggettivarsi
in altre iniziative oppure morire.
Non crede che il comitato nasca in risposta a un’incapacità
dei partiti di mobilitare la popolazione?
Questa è la solita visione dei politologi. No. Il comitato non
nasce in alternativa ai partiti politici. I partiti non esistono più
come partiti di massa, ma già dagli anni ’70 e ’80.
L’avvento dei comitati è da legare all’aumento dei
proprietari immobiliari. Questo non significa che tali proprietari siano
di destra. Oggi l’elettorato di sinistra è benestante, ha
una buona posizione sociale, non è fatto da proletari. La destra
mira al populismo. Siamo di fronte a dinamiche post-materialiste.
Ma l’adesione ai comitati può arrivare da più
parti. O per Lei si tratta solo della preoccupazione di proprietari benestanti?
La sensibilità a certe tematiche portate avanti dei comitati
scatta dopo aver risolto i problemi materiali. E’ una forma di partecipazione
lussuosa che può però essere in grado di affrontare problemi
materiali non risolti. Il comitato, pur essendo costituito da gente che
non ha problemi materiali, può interessarsi a problemi materiali
irrisolti. Un altro problema: la popolazione che vive la città
è diversa dalla popolazione che vota. Possono votare solo i residenti
e gli altri che abitano in città ci vivono e ci studiano non votano
e non sono rappresentati.
Andrea Tramontana e Alessandra Mariotti
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