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Seconda
parte:
Pubblicati e insoddisfatti
Terza
parte:
Le ragioni della redazione
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Bologna
dei comitati
Punto di partenza della nostra indagine altro non poteva essere se non una
panoramica sul fenomeno dei comitati a Bologna. Per analizzare il loro rapporto
coi media locali dobbiamo innanzitutto avere ben chiaro come e perché
nascono, in quali zone della città sono più concentrati, con
quali modalità agiscono e non ultimo chi vi aderisce. Ci siamo allora
rivolti a sei esperti politologi e sociologi che ci guidano lungo quattro
interessanti percorsi.
Li abbiamo scomodati un po’ tutti quelli che in città studiano
il cosidddetto “fenomeno comitati” (noto col termine tecnico
di “comitatismo”) che, sia ben chiaro, non è limitato
alla sola realtà bolognese. Sono numerose le città italiane
che, a partire dalla fine anni ‘80, hanno visto al loro interno
organizzarsi cittadini i quali, rivendicando la propria autonomia dai
partiti, si mobilitano in una particolare zona della città o in
un quartiere su temi legati alla qualità della vita, sentendosi
poco tutelati dagli amministratori. La nostra indagine è naturalmente
circoscritta alla sola Bologna, sul cui florido humus molti comitati hanno
attecchito. Quanti? Dati non ce ne sono e non potrebbe essere altrimenti
perché, come ci ha spiegato Giusi di Giunta, responsabile
dell’Ufficio Servizi Generali del Comune di Bologna “i comitati
non sono tenuti a iscriversi a nessun albo, a differenza per esempio delle
associazioni riconosciute. Impossibile quindi per noi tenerne traccia.”
Il Codice Civile, che regola la forma del comitato (vedi “Diritto
di comitato”), ci ha dunque giocato un brutto scherzo!
Nemmeno Fausto Anderlini dirigente dell’Unità
speciale Studi per la programmazione e del Centro Demoscopico Metropolitano
della provincia di Bologna ha potuto aiutarci (“mi spiace, dati
quantitativi non ne abbiamo, ma solo sondaggi su come i comitati sono
percepiti dai bolognesi”) e men che meno i politologi (Bonvecchio,
Lewanski, Pasquino e Sebastiani) della facoltà di Scienze
Politiche o il sociologo Walther Orsi autore della recente
pubblicazione Progettare insieme la qualità della vita. Per le
loro ricerche tutti si sono serviti di indagini qualitative, basate per
esempio su interviste a responsabili di comitati. A censirli invece non
ci si è messo proprio nessuno: colpa, ci hanno spiegato, della
natura stessa dei comitati che spesso hanno una durata limitata, nel giro
di qualche mese nascono e muoiono…Come “incasellare”
una realtà in perenne movimento? Noi chiediamo il vostro aiuto
per mapparli (consultate la sezione Comitato
è bello) e nel frattempo ci serviamo del contributo dei nostri
esperti. Le loro analisi, sebbene non quantitative, si sono rivelate preziosissime
per noi. Incontrando e intervistando Anderlini, Bonvecchio, Lewanski,
Orsi, Pasquino e Sebastiani abbiamo a poco a
poco ricostruito nelle sue linee essenziali il fenomeno dei comitati a
Bologna: le loro origini, il loro rapporto con i partiti, le loro differenti
declinazioni e le tipologie di cittadini che ve ne fanno parte. Questi
i percorsi che vi proponiamo per un rapido excursus sulla realtà
del comitatismo bolognese, una realtà sulla quale, premettiamo,
non tutti gli studiosi hanno le stesse opinioni:
In
principio era il comitato
Partecipare
è un lusso
Comitati
e partiti: quale rapporto?
Dimmi
come sei e ti spiegherò chi sei: tipologie di comitati
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