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Comitati e giornalisti:
idillio difficile


Prima parte:
Identikit dei comitati

Seconda parte:
Pubblicati e insoddisfatti


Terza parte:
Le ragioni della redazione


Cittadini Attivi

La parola a: il Resto del Carlino

Intervista a Luca Orsi redattore de il Resto del Carlino.

"I comitati vorrebbero più spazi, si sentono sottorappresentati." È quanto afferma Luca Orsi, redattore de il Resto del Carlino che prosegue, "Credo che ciò sia in parte dovuto alla loro incapacità di comprendere le dinamiche proprie della comunicazione. Spesso le loro questioni si dilungano nel tempo e allora effettivamente non fanno più notizia. Faranno notizia quando andranno a protestare in piazza 500 persone, dimostrando che il comitato effettivamente c'è e con esso il problema sollevato."
Secondo Orsi, infatti, non tutti i comitati sarebbero autentici. Molti sarebbero nati per "input politici", cioè per contrapporsi all'amministrazione locale di turno. "Sono pretestuosi - prosegue il giornalista - sollevano problemi che poi, raggiunto un certo obiettivo politico, spariscono senza lasciare traccia." A suo parere un caso esemplare è il comitato per la difesa dei Giardini Margherita che si batteva contro la costruzione della centralina Enel all'interno del parco poiché si temeva avesse effetti disastrosi sul parco e sulla salute dei cittadini. Una volta verificato che la centralina era a prova di normativa il comitato avrebbe fatto perdere le sue tracce.
Ma per Orsi vi sono naturalmente anche "comitati veri", cioè quelli che effettivamente rappresentano esigenze reali del territorio e che, seguendo un iter tradizionale, stilano delle proposte da sottoporre alle amministrazioni.
"Sia gli uni che gli altri ", sostiene il giornalista, "si lamentano perché non diamo loro abbastanza spazio. Ma in un giornale si seguono dei criteri: la scelta di pubblicare o meno una notizia relativa a un comitato va quindi letta considerando questi criteri". Orsi ce li illustra.

In primis c'è l'importanza oggettiva del problema: bisogna valutare se si tratta di un problema oggettivamente serio e di interesse per la collettività o se al contrario riguarda un caso "di nicchia", come un tombino scoperchiato in una via di periferia che troverà spazio solo se sul giornale c'è un buco da riempire.

Va poi considerato il numero di adesioni al comitato: se una petizione è portata avanti da 5000 persone sarà ovviamente tenuta più in considerazione rispetto a una cui partecipano in cinque, a prescindere dai nomi che vi compaiono.

Infine vi è la capacità di comunicare. "Spesso i comunicati che ci arrivano sono incomprensibili - spiega Orsi - con rilievi ininfluenti e con la notizia alla fine di otto pagine". A suo parere ci vorrebbe invece molta più capacità di sintesi affinché si arrivi presto al nocciolo del problema. Tuttavia afferma: "Se qualcuno fa un comunicato splendido che però non ha nessuna notizia da comunicare verrà automaticamente cestinato." Come a dire: padroneggiare gli strumenti della comunicazione è importante, ma non rappresenta certo la principale discriminante.

"Per ottenere più visibilità", conclude Orsi, "i comitati dovrebbero però privilegiare il canale istituzionale. E' all'amministrazione che si devono rivolgere e non ai giornali che non sono certo la sede più appropriata per le questioni che sollevano."

Sara Carboni