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Comitati
e partiti: quale dialogo?
Potrebbero arricchirsi vicendevolmente e invece spesso si percepiscono come
due nemici. La genesi di un difficile dialogo.
Quale tipo di rapporto c’è
a Bologna tra i comitati spontanei e i partiti politici?
Nella cittadinanza non esiste una divisione così netta tra aderenti
ai partiti e ai comitati. Ce lo spiega il prof. Gianfranco Pasquino
per il quale “in molti casi gli aderenti ai comitati sono
persone che hanno avuto in passato qualche forma di partecipazione politica,
come l’adesione a un partito o una militanza sindacale”. La
prof.ssa Sebastiani precisa: “i comitati a Bologna
nascono dalla dissoluzione dei partiti politici, in particolare il PCI.
Gli aderenti frequentavano la sezione, luogo di dibattito e di aggregazione
della domanda politica dal basso”. Proprio la radicata cultura della
partecipazione politica sarebbe per il prof. Rodolfo Lewanski
causa della massiccia proliferazione di comitati in città. Afferma:
“Decenni di cultura politica hanno lasciato nella popolazione la
volontà di occuparsi della cosa pubblica.” Ma è una
cultura politica nei confronti della quale si prova oggi sfiducia tanto
che molti cittadini destinano tempo e sforzi verso progetti più
concreti riguardanti la propria città. Lo conferma anche Fausto
Anderlini che ci spiega come i partiti siano percepiti come agenti
di interessi pubblici negativi, mentre i comitati godano di ottima fiducia
e attenzione da parte della cittadinanza.
Ma i comitati sono di destra o di sinistra?
È la prof.ssa Sebastiani a darci una risposta
chiara: “Per quanto riguarda la vicinanza politica ci sono gruppi
che tematizzano il problema con categorie e linguaggi tipici del centro
destra e altri con categorie e linguaggi tipici della sinistra. Sembra
però che una disponibilità alla partecipazione attiva rientri
prevalentemente nel patrimonio genetico di chi si richiama alla sinistra”.
A suo parere c’è una sovrapposizione fra grande attivismo
e centro sinistra. “D’altra parte”, continua , “nelle
categorie del centrodestra ci si richiama alla tradizione liberale classica
e alla rappresentanza, con una concezione del pluralismo maggiormente
individualista. Mentre è tendenzialmente propria della sinistra
l’idea che il voto da solo non basti e che siano necessari meccanismi
partecipativi diretti di altro tipo (democrazia partecipativa per ottenere
la partecipazione del più alto numero di persone alla vita pubblica)”.
Ma sbaglieremmo se pensassimo a un appiattimento di temi e posizioni dei
comitati rispetto ai partiti di centro-sinistra. Secondo il prof. Lewanski
la difficoltà nel rapporto tra cittadini e amministratori, acuitasi
con Guazzaloca, è in realtà da far risalire alla precedente
Giunta di centro-sinistra guidata da Vitali.
Perché è così difficile il dialogo tra partiti e
comitati?
Secondo il prof. Pasquino partiti e comitati hanno logiche
opposte, che si traducono in due modi di agire contrastanti. Innanzitutto
“nei comitati la vicinanza territoriale dei cittadini attivi consente
un dialogo continuo e occasioni d’incontro molto più ravvicinate
rispetto ai partiti”. Inoltre “la rigida struttura gerarchica
dei partiti è opposta alla struttura più fluida e paritaria
dei comitati che hanno il merito di essere maggiormente ricettivi rispetto
agli input della popolazione”.
E’ una considerazione condivisa anche dal sociologo Orsi
che afferma: “i comitati sono riusciti a far collaborare attori
diversi mettendo in rete persone, gruppi e organizzazioni. Hanno dato
nuovo senso perché hanno fatto capire che si può migliorare
la qualità della vita in modo nuovo e autonomo, attraverso progetti
alternativi ai modelli consolidati”. Grazie a forme di azione innovativa
e spontanea come blocchi del traffico, feste e cortei di sensibilizzazione
sono riusciti a dare nuove risposte a bisogni altrettanto nuovi.
Comitati e partiti sono destinati allo scontro continuo o possono
collaborare per il miglioramento della qualità della vita?
Inutile negare. Il rapporto tra comitati e partiti è quanto
mai problematico. Orsi ribadisce che “c’è spesso il
tentativo delle istituzioni di far ricadere i comitati nei ruoli consolidati.
Cercano di ridurre il loro apporto propositivo per la paura di essere
scalzati.” Si tratta in realtà di una paura infondata. Afferma
il prof. Pasquino: “Partiti e sindacati rimarranno
una realtà determinante e imprescindibile. Dal canto loro i comitati
civici sono, rispetto a queste istituzioni, un’aggiunta senz’altro
preziosa che apre spazi nuovi altrimenti inesplorati. I partiti però
spesso non si rendono conto che la vera forza dei comitati è quella
di perseguire una ‘politica per obiettivi’ che va dritta al
cuore delle persone, mentre loro sono chiusi e faticano a interpretare
le preferenze degli elettori.”
A suo parere c’è spazio per l’azione di ciascun soggetto
e ciascuna forma di organizzazione. La chiave per il successo sta, come
sostiene anche Orsi, proprio nella disponibilità
di comitati, partiti e istituzioni locali a collaborare in vista di un
fine ultimo che deve essere il bene comune.
Andrea Tramontana
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