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Comitati e giornalisti:
idillio difficile


Prima parte:
Identikit dei comitati

Seconda parte:
Pubblicati e insoddisfatti


Terza parte:
Le ragioni della redazione


Cittadini Attivi

Comitati e partiti: quale dialogo?

Potrebbero arricchirsi vicendevolmente e invece spesso si percepiscono come due nemici. La genesi di un difficile dialogo.

Quale tipo di rapporto c’è a Bologna tra i comitati spontanei e i partiti politici?
Nella cittadinanza non esiste una divisione così netta tra aderenti ai partiti e ai comitati. Ce lo spiega il prof. Gianfranco Pasquino per il quale “in molti casi gli aderenti ai comitati sono persone che hanno avuto in passato qualche forma di partecipazione politica, come l’adesione a un partito o una militanza sindacale”. La prof.ssa Sebastiani precisa: “i comitati a Bologna nascono dalla dissoluzione dei partiti politici, in particolare il PCI. Gli aderenti frequentavano la sezione, luogo di dibattito e di aggregazione della domanda politica dal basso”. Proprio la radicata cultura della partecipazione politica sarebbe per il prof. Rodolfo Lewanski causa della massiccia proliferazione di comitati in città. Afferma: “Decenni di cultura politica hanno lasciato nella popolazione la volontà di occuparsi della cosa pubblica.” Ma è una cultura politica nei confronti della quale si prova oggi sfiducia tanto che molti cittadini destinano tempo e sforzi verso progetti più concreti riguardanti la propria città. Lo conferma anche Fausto Anderlini che ci spiega come i partiti siano percepiti come agenti di interessi pubblici negativi, mentre i comitati godano di ottima fiducia e attenzione da parte della cittadinanza.

Ma i comitati sono di destra o di sinistra?
È la prof.ssa Sebastiani a darci una risposta chiara: “Per quanto riguarda la vicinanza politica ci sono gruppi che tematizzano il problema con categorie e linguaggi tipici del centro destra e altri con categorie e linguaggi tipici della sinistra. Sembra però che una disponibilità alla partecipazione attiva rientri prevalentemente nel patrimonio genetico di chi si richiama alla sinistra”. A suo parere c’è una sovrapposizione fra grande attivismo e centro sinistra. “D’altra parte”, continua , “nelle categorie del centrodestra ci si richiama alla tradizione liberale classica e alla rappresentanza, con una concezione del pluralismo maggiormente individualista. Mentre è tendenzialmente propria della sinistra l’idea che il voto da solo non basti e che siano necessari meccanismi partecipativi diretti di altro tipo (democrazia partecipativa per ottenere la partecipazione del più alto numero di persone alla vita pubblica)”. Ma sbaglieremmo se pensassimo a un appiattimento di temi e posizioni dei comitati rispetto ai partiti di centro-sinistra. Secondo il prof. Lewanski la difficoltà nel rapporto tra cittadini e amministratori, acuitasi con Guazzaloca, è in realtà da far risalire alla precedente Giunta di centro-sinistra guidata da Vitali.

Perché è così difficile il dialogo tra partiti e comitati?

Secondo il prof. Pasquino partiti e comitati hanno logiche opposte, che si traducono in due modi di agire contrastanti. Innanzitutto “nei comitati la vicinanza territoriale dei cittadini attivi consente un dialogo continuo e occasioni d’incontro molto più ravvicinate rispetto ai partiti”. Inoltre “la rigida struttura gerarchica dei partiti è opposta alla struttura più fluida e paritaria dei comitati che hanno il merito di essere maggiormente ricettivi rispetto agli input della popolazione”.
E’ una considerazione condivisa anche dal sociologo Orsi che afferma: “i comitati sono riusciti a far collaborare attori diversi mettendo in rete persone, gruppi e organizzazioni. Hanno dato nuovo senso perché hanno fatto capire che si può migliorare la qualità della vita in modo nuovo e autonomo, attraverso progetti alternativi ai modelli consolidati”. Grazie a forme di azione innovativa e spontanea come blocchi del traffico, feste e cortei di sensibilizzazione sono riusciti a dare nuove risposte a bisogni altrettanto nuovi.

Comitati e partiti sono destinati allo scontro continuo o possono collaborare per il miglioramento della qualità della vita?
Inutile negare. Il rapporto tra comitati e partiti è quanto mai problematico. Orsi ribadisce che “c’è spesso il tentativo delle istituzioni di far ricadere i comitati nei ruoli consolidati. Cercano di ridurre il loro apporto propositivo per la paura di essere scalzati.” Si tratta in realtà di una paura infondata. Afferma il prof. Pasquino: “Partiti e sindacati rimarranno una realtà determinante e imprescindibile. Dal canto loro i comitati civici sono, rispetto a queste istituzioni, un’aggiunta senz’altro preziosa che apre spazi nuovi altrimenti inesplorati. I partiti però spesso non si rendono conto che la vera forza dei comitati è quella di perseguire una ‘politica per obiettivi’ che va dritta al cuore delle persone, mentre loro sono chiusi e faticano a interpretare le preferenze degli elettori.”
A suo parere c’è spazio per l’azione di ciascun soggetto e ciascuna forma di organizzazione. La chiave per il successo sta, come sostiene anche Orsi, proprio nella disponibilità di comitati, partiti e istituzioni locali a collaborare in vista di un fine ultimo che deve essere il bene comune.

Andrea Tramontana