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Prima parte:
Identikit dei comitati
Seconda
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Terza
parte:
Le ragioni della redazione
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La
parola a: il Domani
Intervista a Beppe Ramina, caporedattore
de il Domani e alla giornalista Paola Frontiera
A
detta dei comitati interpellati Il Domani è il giornale che dà loro più
voce, ne sono quindi molto soddisfatti. Come mai tanta disponibilità da
parte di questo quotidiano a raccontare le aggregazioni spontanee di cittadini
attivi? Il rapporto tra il Domani e i comitati è un vero idillio o ci
sono zone d'ombra?
Paola Frontiera , la giornalista che segue da vicino questa realtà,
ci spiega come negli ultimi anni in città si sia assistito a un proliferare
di comitati e associazioni civiche. "Per noi è stato quindi naturale occuparcene
anche perché molto spesso da petizioni o manifestazioni di protesta sono
nate vere e proprie notizie che un quotidiano non può certo ignorare",
afferma e prosegue: "Lo spazio che abbiamo dedicato alle segnalazioni
dei comitati è proporzionale all'importanza dei temi che ciascuno di questi
solleva. Diamo loro voce quando 'fanno notizia', quando sollevano tematiche,
organizzano proteste che coinvolgono la città. Grande rilievo è stata
dato per esempio ai comitati antismog o a quelli contro l'inquinamento
elettromagnetico."
Ma Beppe Ramina , altro giornalista de il Domani, dichiara:
"i comitati così come sono nati devono rassegnarsi a morire". Per quale
ragione?
Per i comitati funziona un po' come nel libro "Un marziano a Roma" di
Flaiano: scende il marziano dal disco volante, è invitato dappertutto,
nei salotti, alle feste ma dopo quindici giorni la gente dice: "Ao, c'è
ancora il marziano...". La situazione dello smog a Bologna è quella che
è, ormai lo sappiamo. Un comitato antismog non farà altro che riproporre
sempre la stessa lettura dei dati Arpa sullo smog. Ma al lettore non puoi
dare la stessa notizia infinite volte. O il comitato riesce a trovare
un modo nuovo di portare avanti la stessa tematica o il suo destino è
la morte. Sembra tuttavia che certi comitati non possano fare a meno di
comparire sui giornali anche se non hanno più nulla da dire.
Come dovrebbero comportarsi?
Bisognerebbe che i rappresentanti dei comitati si rassegnassero a veder
morire le proprie creature e non pensassero invece di sopravvivere alla
ragione stessa che ha fatto fondar loro il gruppo di cittadini attivi.
Altrimenti rischiano la fine del marziano. Prendiamo i comitati antitraffico:
al tempo del loro maggiore splendore noi abbiamo dato risalto alle loro
proteste, ma più di 100 persone in piazza non le hanno mai portate. Con
l'andare del tempo sono diventate 20, 10, 5, 6. Senza nulla togliere al
valore di questa esperienza, ciò vuol dire che la base di legittimazione
sociale è scarsa. Come giornale una volta non dici il numero, la seconda
uguale ma alla terza è meglio che tu non dica proprio niente.
Ma i comitati interpellati vi hanno indicato come il giornale più attento
alla loro realtà. Li snobbate meno di altri giornali.
Vede noi siamo un giornale giovane, i nostri lettori non sono molti e
quindi abbiamo la costante necessità di conquistarne di nuovi. Abbiamo
inoltre più spazio da dedicare ai comitati rispetto a giornali come l'Unità
o Repubblica: spesso facciamo articoli, costruiamo delle storie attorno
ai comitati. Zecchi (un altro giornalista de il Domani ndr.) per
esempio una volta al mese ne contatta qualcuno per intervistarlo. Ma il
problema resta: se dai sempre la stessa notizia finisce per diventare
una non-notizia. Il punto è uno: i comitati comunicano bene?
Ce lo dica lei: i comitati sanno comunicare?
La maggior parte dei comitati aggrega poche persone e quindi le professionalità
messe in campo sono ridotte. Diventa perciò difficile trovare modalità
di comunicazione alternative, idee innovative.Ma lo sforzo creativo dovrebbe
essere sempre presente
Secondo lei sarebbe insomma questo l'antidoto contro la morte?
Per non morire i comitati devono saper conquistare l'attenzione mediatica,
saper giocare con l'informazione.
Elena Bertocco
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