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Comitati e giornalisti:
idillio difficile


Prima parte:
Identikit dei comitati

Seconda parte:
Pubblicati e insoddisfatti


Terza parte:
Le ragioni della redazione


Cittadini Attivi

Comitati: donne in prima fila

Ce ne siamo resi conto interpellando i vari comitati oggetto della nostra indagine. Ce l’hanno poi confermato nelle loro interviste i due docenti di scienze politiche Gianfranco Pasquino e Chiara Sebastiani: le donne sono molto attive nella società civile, in particolare i comitati contano nelle loro schiere una grandissima partecipazione femminile. Come mai? Raffaella Lamberti fondatrice e responsabile dell’associazione di donne “Orlando” spiega il fenomeno rifacendosi alla storia del femminismo, alla volontà delle donne di cambiare la società partendo da sé.

E’ un dato di fatto che all’interno dei comitati le donne siano in percentuale maggiore rispetto agli uomini. E’ invece sulla spiegazione del fenomeno che ci possono essere visioni differenti. Afferma per esempio Gianfranco Pasquino: “Si potrebbe sostenere che spesso le donne svolgono professioni con un minor orario di lavoro per cui hanno più tempo da dedicare alla partecipazione politica. Tuttavia credo che si tratti piuttosto di una tradizione della città: Bologna può vantare numerose donne che in passato si sono impegnate attivamente in politica. Per citarne solo una tra le tante Adriana Lodi ha avuto una carriera di successo prima all’interno del Comune poi come deputata della Repubblica. Più che madri premurose e preoccupate della sicurezza del quartiere, si tratta di donne interessate alla politica e alla vita della città in tutte le sue dimensioni. A Bologna le donne hanno sempre avuto una presenza politica significativa nei partiti, in particolare in quelli di sinistra. Del resto alle passate elezioni amministrative il candidato sindaco di una delle due coalizioni era proprio una donna…”

Cosa ne pensa invece Raffaella Lamberti fondatrice e presidente di Orlando, associazione di donne nata negli anni '70 per promuove le esperienze, le capacità di scambio e le reti di relazioni delle donne a livello nazionale e internazionale? L’abbiamo raggiunta al Centro di Documentazione delle Donne in Via de' Pignattari dove ha sede anche la Biblioteca Italiana delle Donne.

E’ sorpresa della mobilitazione femminile all’interno dei comitati?
No, non mi stupisco che le ricerche abbiano dimostrato una sensibile partecipazione femminile ai comitati. Vari studi (quelli di Annamaria Buttafuoco o quelli condotti da tanti gruppi femministi come il nostro) hanno dimostrato che storicamente le donne sono sempre state presenti nei momenti di mobilitazione sociale, dalla rivoluzione francese a quella borghese perché sono portatrici di una politica del cambiamento, di una politica che parte dal sé, di una “politica prima” per usare l’espressione coniata dalla Libreria delle donne di Milano.

Cosa si intende per “politica prima”?
E’ l’impegno individuale: si parte dalla presa di coscienza di un problema che si vuole affrontare e si vuol risolvere. Ti sta insomma a cuore un problema (può essere l’inquinamento, il verde o lo smog) e pensi di agire in una sfera d’azione che puoi controllare e che ha a che fare con la vita.

Vuol forse dire che le donne sono più interessate a battersi per la sicurezza del proprio quartiere, per la qualità dell’aria che i propri figli respirano che per la rappresentanza politica?
Esatto. Le donne si battono più nei comitati che sono un’espressione di politica prima e meno per essere elette. Vogliono agire nella società civile e non sottostare ai “giochetti della politica”. Pensano a una vita migliore per sé e per gli altri, per il loro bambino e per quello degli altri.

Questo desiderio delle donne di agire per il cambiamento è forse legato all’essere madri?
Penso che la maternità sia un fatto assolutamente centrale, ma non deve essere considerato un automatismo, altrimenti tutte le madri sarebbero impegnate nella politica prima. Non è così: è l’esperienza che ciascuna di noi matura nella propria vita a far aumentare la consapevolezza di sé come donna che ha nel suo dna il seme del cambiamento.

Ampliando la nostra visuale vediamo però donne impegnate nella politica con la P maiuscola in Provincia, Regione e in Parlamento. Condivide questa scena in campo da parte delle donne?
Personalmente negli anni passati ho rifiutato parecchie candidature perché vivevo il mio impegno più nella società civile. Oggi però il motto dell’Associazione Orlando è: “ovunque purché differentemente”. Si può andare in Parlamento purché ci si faccia portatrici del cambiamento come soggetto cosciente femminile, travalicando cioè gli schieramenti, battendosi per la trasversalità femminile e non assorbendo lo schema reimpostato della politica. Alessandra Mussolini e Livia Turco non si sono forse fatte portatrici di una legge congiunta?

Alessandra Mariotti