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COMITATI,
MEDIA E LA SINDROME DA GABIBBO
Perché comitati e associazioni civiche cercano disperatamente di avere
accesso ai media? Smania di protagonismo o effettiva necessità?
Inviano
e-mail, mandano comunicati stampa via fax, organizzano conferenze stampa
e promuovono manifestazioni. Lo scopo, come afferma Rodolfo Lewanski
del comitato Lunetta Gamberini, è uno solo: "cercare disperatamente
di avere accesso ai media". E come lui la pensano gli altri comitati bolognesi
che abbiamo interpellato: tutti bussano con insistenza alla porta del
mondo dell'informazione alla conquista di qualche riga sui quattro giornali
cittadini o di qualche minuto in radio e tv: cerchiamo di capirne il motivo.
Afferma Angela Donati del gruppo Alberi e non antenne:
"Senza la circolazione dell'informazione il nostro lavoro di sensibilizzazione
e di lotta contro l'inquinamento elettromagnetico non servirebbe a molto".
Per i comitati è infatti indispensabile far conoscere la propria attività
alla cittadinanza. Dichiara Paolo Panzarini del Gruppo
San Bernardo: "Non è certo per smania di protagonismo che a noi interessa
andare sul giornale. Dare spazio alle nostre iniziative vuol dire offrire
un servizio ai cittadini che, se informati dei nostri progetti a tutela
degli anziani contro la microcriminalità, possono aderirvi. Non siamo
certo noi come Gruppo San Bernardo a beneficiarne, ma i cittadini stessi.
Ci spiace molto che il Resto del Carlino ci ignori, perché ne va del benessere
dell'intera collettività." Dello stesso parere anche Barbara Rinaldi
del comitato Al Crusèl che afferma: "Il contatto coi media per
noi dei comitati antismog è stato fondamentale per raggiungere la cittadinanza.
Grazie all'appoggio dei media oggi il 70% dei cittadini segnala il traffico
e l'inquinamento come problemi al primo posto nella scala di rilevanza.
Gli articoli sui giornali e i pezzi in radio ci hanno poi portato nuovi
attivisti".
Lo spazio concesso da giornali, radio e tv è insomma l'unico modo che
i comitati hanno di diffondere le loro proposte e le loro iniziative alla
città: certo c'è la rete con le sue varie applicazioni (il nostro sito
ne è un chiaro esempio ndr.) che apre nuovi orizzonti comunicativi, ma
per il momento è ancora appannaggio di una fascia troppo ristretta di
popolazione. "A differenza dei partiti", spiega Loriano Genovesi
del Comitato di via Toscana e dintorni, "noi non abbiamo fondi
per pubblicizzarci". Difficile quindi pensare a spot radiofonici, a inserzioni
su giornali o ad affissioni. E poi a pensarci bene questi strumenti avrebbero
probabilmente meno presa a livello istituzionale. A livello istituzionale?
Sì perché giornali, radio e tv sono indispensabili ai comitati anche per
un'altra ragione, ben sintetizzata da Daniela Alzani
dell'Associazione Parco della Montagnola "I media hanno portato
le istituzioni cittadine a interessarsi al problema da noi sollevato.
Gli articoli pubblicati hanno richiamato l'attenzione di Palazzo D'Accurso:
i politici non hanno più potuto lavarsene le mani." Il meccanismo che
scatta negli amministratori è la cosiddetta "sindrome da Gabibbo":
tutte le proteste dei cittadini (singoli o organizzati in comitati) passano
sotto silenzio finché non ci scappa il pezzo sul giornale, in radio o
in tv.Il pupazzone di Striscia la notizia incarnato come per magia nei
vari cronisti e redattori bolognesi semina insomma panico tra le istituzioni
delle Due Torri, costringendole a far fronte ai bisogni espressi dai comitati.
Diventa allora fondamentale chiedersi: quand'è che i comitati ricevono
attenzione da parte dei media? O, se vogliamo analizzare la situazione
dall'altra prospettiva: quand'è che i media danno spazio ai comitati?
Che ruolo gioca "la sindrome da Gabibbo" nei rapporti tra media e comitati?
La nostra inchiesta vuole rispondere
a queste domande interpellando comitati e giornalisti.
Alessandra Mariotti
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