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Comitati
e giornalisti:
idillio difficile
Prima parte:
Identikit dei comitati
Seconda
parte:
Pubblicati e insoddisfatti
Terza
parte:
Le ragioni della redazione
|
I
giano bifronte: Salvatore D’Agata e Claudio Santini
Danno un colpo al cerchio e uno alla
botte.Naturale visto il doppio ruolo che rivestono: affermati giornalisti
e al contempo attivi in quella società civile che reclama più spazio e
attenzione proprio dai media. L'uno, Santini è presidente dell'Ordine
dei Giornalisti dell'Emilia Romagna e addetto stampa dell'Associazione
Vittime della Uno Bianca . L'altro, D'Agata , ha diretto il
GR Rai ed è responsabile di Bolognaviva . Che consigli
rivolgono ai comitati? Quale via indicano ai loro colleghi?
E' possibile trovare un punto d'incontro tra le richieste dei comitati
e le esigenze proprie dei media cui i giornalisti dicono di doversi attenere?
L'abbiamo chiesto a due interlocutori d'eccezione che ben conoscono
le problematiche di entrambe le parti in causa non per sentito dire, ma
per averle sperimentate sulla loro pelle.
Entrambi partono da un constatazione: giornali, radio e tv sono subissati
ogni giorno da migliaia di fatti che lottano per acquisire lo status di
notizia: "un cronista non può mai tuffarsi due volte nello stesso
fiume, inevitabilmente una notizia scaccia l'altra" dichiara Santini.
"E perciò", gli fa eco D'Agata, "è necessaria una selezione. La
si fa in base alla forza della notizia, si considera cioè la sua capacità
di suscitare interesse e in base a una scelta politica, si valuta cioè
se il fatto risponde alla linea del giornale." Criteri discutibili e opinabili?
Certo, ma per D'Agata vanno tenuti in considerazione dai comitati: perché?
Vi si devono dunque adattare? Afferma Santini: "I comitati devono
creare eventi che siano "notiziabili", sfruttando possibilmente la funzione
traino: se c'è un fatto di cronaca che è attinente al tema del comitato
questo deve tempestivamente organizzare manifestazioni perché i giornali
saranno più disposti a concedere spazio alla sua problematica". Dello
stesso parere D'Agata che aggiunge "l'attenzione dei media si cattura
con gesti simbolici, con lo sberleffo e la satira non tanto con l'anatema,
che in fondo è quasi atteso." E cita l'episodio di qualche anno fa quando
Bolognaviva con altre associazioni preparò, contro l'abbattimento di vari
alberi, quattro necrologi affissi ai tronchi dei sempreverdi condannati
a morte. Episodio che venne ripreso da tutti i giornali.
Un compito
a casa per i comitati è dunque quello di acquisire più dimestichezza con
le regole della moderna comunicazione. Ma non solo: dovrebbero anche darsi
alle nuove tecnologie che, come sostiene Santini, permetterebbero
loro di baypassare i media generalisti e stabilire un rapporto
diretto con la cittadinanza, informandola delle proprie iniziative. D'Agata
ci segnala per esempio che la sua associazione comunica online col giornale
www.bolognaviva.org
Il merito di un proficuo rapporto comitati-press sembrerebbe insomma tutto
pesare sulle spalle dei primi che devono inventarsi eventi satireggianti
e darsi alla rete. Una domanda sorge allora spontanea: e i giornalisti?
Promossi a pieni voti? D'Agata e Santini non riservano loro alcuna "tirata
d'orecchio"? Certo che sì: per D'Agata i media locali sono
troppo chiusi e troppo legati alle convinzioni politico-culturali di chi
li anima. A Bologna si finisce così per non avere un mezzo che abbia un
rapporto con l'intera città "e questo", afferma, "non favorisce la capacità
del cittadino di costruirsi un'opinione: la riceve." Per Santini
invece il nodo del problema non risiede tanto nella politicizzazione dei
giornali, quanto nella loro mercificazione. "I giornalisti", dichiara,
"sono schiavi della pubblicità: riescono ad avere un certo margine di
autonomia solo quei programmi che hanno tanto successo da potersi permettere,
una volta perso un inserzionista, di trovarne subito un altro." A suo
parere i giornali locali dovrebbero inoltre cercare un diverso rapporto
coi propri lettori che calano di anno in anno. Come mai? "Semplice: non
trovano ciò che vogliono, ma solo notizie già ascoltate in radio e tv."
Forse il così detto giornalismo civico potrebbe essere una soluzione?
Ne discuteremo ancora.
Alessandra Mariotti
Leggi l'intervista a Salvatore D'Agata
Leggi l'intervista a Claudio Santini
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