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Comitati e giornalisti:
idillio difficile


Prima parte:
Identikit dei comitati

Seconda parte:
Pubblicati e insoddisfatti


Terza parte:
Le ragioni della redazione


Cittadini Attivi

Rodolfo Lewanski

Rodolfo Lewanski insegna Politiche dell’ambiente alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.

A che cosa ricondurre la proliferazione di comitati che a partire dagli inizi degli anni ‘90 popolano la città di Bologna?
Il fenomeno del “comitatismo” negli ultimi anni è andato sempre più crescendo nel nostro Paese e, da un’analisi condotta con colleghi di altre città (Torino, Milano, Firenze, Palermo e Catania), è emerso come Bologna sia una delle città dove il fenomeno è più diffuso. Basti pensare che le proteste dei comitati delle Due Torri rappresentano quasi un terzo del totale delle sei città considerate. Un fattore tutto bolognese che concorre a spiegare l’entità di questo fenomeno è la radicata cultura della partecipazione politica dei cittadini. Decenni di cultura politica hanno lasciato vivo un patrimonio di volontà di partecipare alla cosa pubblica.

Molti cittadini oggi avvertono la politica come distante dai propri bisogni?
Certo: il comitato viene concepito a Bologna – e in altre città – come lo strumento che consente di guadagnarsi gradi di libertà rispetto al partito, concentrando la propria azione politica su issues a cui le organizzazioni politiche tradizionali dedicano scarsa attenzione. Ma c’è anche un altro fattore da considerare: la crisi di efficacia e legittimazione dell’Amministrazione che non è in grado di affrontare problemi concreti – o almeno così è percepita –, vicini alla quotidianità dei cittadini. Agli inizi degli anni ‘90 i cittadini bolognesi mostravano ancora buoni livelli di soddisfazione nei confronti delle istituzioni, ma da allora molte cose sono cambiate.

Che cos’è accaduto? A che cosa è imputabile il crollo della fiducia nei confronti di Palazzo D’Accursio?
Le amministrazioni si sono trovate in difficoltà nell’affrontare problemi nuovi (inquinamento, degrado) che attengono la convivenza tra i cittadini e hanno perso la capacità e la volontà di ascoltare e coinvolgere i bolognesi. Molti esponenti di comitati lamentano l’assoluta mancanza di dialogo con l’Amministrazione.

Questa difficoltà di comunicazione è da far risalire all’avvento della Giunta Guazzaloca?
Senz’altro con l’attuale sindaco vi è stato un inasprimento dei rapporti. Ma la difficoltà nel dialogo tra cittadini e Amministrazione sembra risalire già alla precedente Giunta guidata da Vitali. Se si considera l’ambiente e il traffico appare evidente come il centro sinistra non abbia saputo interpretare fino in fondo la volontà del referendum del 1984 di chiudere il centro storico. Alcuni comitati hanno avuto l’impressione che il centro-sinistra avesse eccessivi ‘timori reverenziali’ verso interessi forti in città.

E quindi si mobilitano dal basso non sentendosi più tutelati dai partiti?
Sì, si è fatta strada l’idea che se il sistema politico è ‘poco attento’, l’azione diretta dei cittadini raggruppati in comitati possa invece ottenere qualcosa dal sistema politico. Si ha a livello individuale la speranza che se ci si attiva con altri per fare qualcosa può darsi che si ottengano dei risultati sulle problematiche sentite come rilevanti.

Quali sono i problemi maggiormente avvertiti dai bolognesi?
Al primo posto secondo i dati Censis del 2002 c’è la casa, seguito dall’inquinamento, dalla micro-criminalità e dal traffico. E poi ancora: carenza di parcheggi, prostituzione, invecchiamento della popolazione e immigrazione extra-comunitaria. Proprio sui temi avvertiti come più rilevanti (inquinamento e micro-criminalità) si sono organizzati in città numerosi comitati spontanei di cittadini che, con il collega Lorenzo Mosca di Firenze, ho analizzato in un’ampia ricerca in cui si fa il punto sul fenomeno comitatismo a Bologna.

Dov’è possibile reperire i dati del vostro lavoro?
Saranno al più presto pubblicati sulla rivista Metronomie, mentre il parallelo sul fenomeno comitatismo in varie città si trova nella Rivista Italiana di Politiche Pubbliche

Alessandra Mariotti.