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Comitati
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idillio difficile
Prima parte:
Identikit dei comitati
Seconda
parte:
Pubblicati e insoddisfatti
Terza
parte:
Le ragioni della redazione
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METTI
IL COMITATO IN PRIMA PAGINA!
Quale quotidiano soddisfa le richieste dei cittadini attivi? Quale invece
le ignora? L’abbiamo chiesto ai comitati oggetto della nostra indagine.
Non si tratta, badate bene, di stilar classifiche: qui non si parla né
di vinti né di vincitori. Lo scopo è un altro: capire perché
secondo i comitati certi giornali danno loro spazio e altri invece glielo
negano.
Due i quotidiani su cui si sono
concentrate le maggiori critiche, a ben vedere piuttosto simili nonostante
il diverso orientamento politico delle testate. Stiamo naturalmente parlando
dei due giornali più letti di Bologna: Il Resto del Carlino e la
Repubblica. Indenne è invece passato il Domani: solo per l'associazione
Impegno Civico è fazioso, mentre, a detta di tutti gli altri intervistati,
è il quotidiano più attento alla loro realtà, sebbene anche l'Unità
riscuota giudizi positivi (per Pietro Tagliati di Iperput
e per Anne Drerup del Comitato Canossa l'Unità raccoglie
la voce dei comitati, ma dà loro meno spazio, potendo contare su un numero
ridotto di pagine rispetto a il Domani). Afferma Rodolfo Lewanski
del Comitato Lunetta Gamberini: "Il Domani ha preso contatti
coi comitati, cercando di promuovere servizi periodici su di loro. E'
un giornale che nei confronti di questo fenomeno ha un interesse genuino
e non politico come invece la Repubblica che per esempio pubblica
notizie su di noi solo quando le fa comodo per appoggiare una certa posizione."
Eccoci
giunti al primo nodo problematico: la convenienza politica, di
cui per i comitati interpellati si "macchierebbe" non solo Repubblica,
ma anche il Carlino. Ben sintetizza la questione Mario Alvisi del
comitato Non sfrattate Pinocchio: "L'attenzione ai comitati è subordinata
al calcolo politico. Se un'iniziativa fa comodo a qualche forza politica,
sia essa di sinistra, destra o centro, riesce a passare: se parliamo di
metrò state sicuri che il Carlino non pubblica nulla e cerca di cassare
la notizia, mentre la sinistra e le testate connesse appoggiano; viceversa
se contestiamo la Provincia, il Carlino lo mette in prima pagina mentre
gli altri fanno il gioco opposto."
E a pagarne le spese sono i comitati, portatori di esigenze trasversali
agli schieramenti politici. Prosegue infatti Alvisi: "Dei vari
comitati fanno parte persone che appartengono alle più disparate ideologie.
Questa trasversalità fa capire che dal basso nasce la necessità di difendere
diritti (come la salute, la vivibilità del territorio, la cultura) che
sono fondamentali per tutti i cittadini. Le nostre rivendicazioni non
hanno alcun colore. I media non ne tengono però conto: si limitano a cassare
la notizia o a distorcerla seguendo le logiche politiche, ma fare informazione
dovrebbe avere un carattere di responsabilità sociale e civica." Così
purtroppo non è, stando almeno alle dichiarazioni rilasciateci dai nostri
intervistati (vedi PER FAVORE NON CHIAMATECI SPINTANEI).
La logica politica porta per esempio Il Resto del Carlino a non
parlare mai di alcuni comitati come il Gruppo San Bernardo, il
Comitato per la difesa dei giardini margherita o il Comitato
Canossa, mente altri lamentano di essere stati considerati solo in
prima battuta e di essere poi stati abbandonati perché, come afferma Isabella
Fabbri del comitato Gli Orti di via Orfeo, "si sono accorti
che stavamo muovendo qualcosa di troppo grosso, rischiando di andare contro
alcuni interessi".
Ma
le critiche non finiscono qui: oltre a frecciate contrastanti lanciate
a la Repubblica (per Angela Donati di Alberi e non Antenne
questo giornale sarebbe avulso dal mondo bolognese perché nelle sue pagine
non si ritroverebbero né i comitati né i cittadini, mentre Arnaldo
Vannelli del Comitato Ambiente San Lazzaro Sud critica la Repubblica
perché troppo ripiegata su Bologna e poco attenta all'hinterland) c'è
un'altra questione trasversale da considerare. La riassume Raffaella
Santi Casali del Comitato per la difesa dei Giardini Margherita:
"Siamo consapevoli che se i giornali non ci concedono spazio è anche per
una questione mediatica: sappiamo che è necessario far scalpore per fare
notizia". Lo conferma Daniela Alzanidell'Associazione Parco
della Montagnola: "l'evento 'tira': più è spettacolare
meglio è per la stampa. Bisogna riproporre lo stesso problema declinandolo
in modo innovativo, altrimenti difficilmente si passa sui giornali che
vogliono la novità." Che ne pensano gli altri comitati? Tutti pianificano
eventi ritenendolo l'unico modo di ottenere l'attenzione dei media? Abbiamo
raccolto la loro voce in EVENTO SI' EVENTO NO.
Alessandra Mariotti
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