QUARTIERI,
CITTADINI E SCUOLE PUBBLICHE
Esiste una domanda espressa, dai cittadini anche attraverso
comitati e associazioni, di ricostruire i ponti tra pubblico e privato.
E’ una domanda, come afferma Pierina Bonvecchio, di “gruppi
di riferimento”, con la funzione di esplicare, di rendere noto,
capire, scambiare informazioni attendibili”.
Le televisioni, le reti, le agorà virtuali non hanno sostituito
o assopito il bisogno d’interlocutori reali con i quali esercitare
pratiche umane.
Esiste una domanda di “agorà”, di piazza, di spazi
pubblici in cui esercitare quella che sempre più spesso è
chiamata “cittadinanza attiva” senza aver ancora risolto
le regole della nuova cittadinanza. ( Ci sono persone che ritengono
di avere dei diritti come cittadini e di non poterli esercitare, e ci
sono persone cui non sono riconosciuti, nè diritti, né
cittadinanza.)
Cittadini che reclamano il riconoscimento dei propri bisogni e rivendicano
il diritto ad avere una buona amministrazione ed una città “sana”.
Queste domande sono espresse da un ceto medio “acculturato”
e si manifestano soprattutto nelle aree centrali dei contesti metropolitani,
dove si espelle popolazione residente per dar spazio a funzioni terziarie
e direzionali, e dove emergono conflitti tra residenti e city users.
Nelle periferie della città i bisogni ed i disagi trovano con
difficoltà opportunità d’espressione e molto spesso
i bisogni cui dare risposta sono i “bisogni primari”: casa,
servizi, lavoro………cittadinanza.
Il rapporto cittadino/istituzioni è faticoso e frustrante ovunque,
in centro e in periferia, ed è allo stesso tempo difficile per
i tutti i cittadini trovare e organizzare tra di loro relazioni e legami
solidali. Occorre di solito prendere un appuntamento per vedere umani
con cui parlare, discutere……. ma non sempre se ne ha voglia
: voglia di dare fiducia all’altro, voglia di rischiare…….voglia
di avere legami…….voglia di impegnarsi a………….
In questi contesti urbani degradati dal punto di vista sociale e ambientale
i cittadini vorrebbero “gruppi di riferimento” con cui discutere
e tentare di risolvere problemi locali, ma spesso non riescono ad impegnarsi
in quella continuità che inevitabilmente richiedono i legami
e le azioni.
Il locale è l’inevitabile punto di partenza per trovare
altre persone, per provare ad impegnarsi insieme ad altri cittadini
a trovare soluzioni comuni a problemi comuni. La dimensione locale permette
anche di definire responsabilità e controllare le azioni.
Non sempre queste coalizioni tra cittadini costituiscono un’apertura
all’altro ed alle pratiche sociali, spesso sono anche coalizioni
di difesa di cittadini che hanno paura dell’altro. In questo caso
più che favorire le pratiche umane si favorisce il sospetto e
l’intolleranza.
L’agorà, come afferma Zygmunt Bauman, “è lo
spazio né privato né pubblico, ma più esattamente
privato e pubblico allo stesso tempo. Lo spazio in cui i problemi privati
si connettono in modo significativo : vale a dire non per trarre piaceri
narcisistici o per sfruttare a fini terapeutici la scena pubblica, ma
per cercare strumenti gestiti collettivamente abbastanza efficaci da
sollevare gli individui dalla miseria subita privatamente.”
I rapporti tra cittadini e istituzioni sono in crisi (sui motivi della
crisi è stato già detto tanto!), ma è possibile
dire anche che gli stessi rapporti tra cittadini (proprio perché
mancano le opportunità d’incontro e manca l’esercizio
delle pratiche umane!) evidenziano l’assenza o la perdita di regole
condivise.
La vita dei comitati e delle associazioni per ragioni fisiologiche non
hanno una lunga durata, ma lasciano il segno e sono comunque un’esperienza
positiva che può dare origine a nuove pratiche umane.
Quando il cittadino esce da periodi d’isolamento e trova qualcuno
con cui parlare, si è tentati di volere troppo dall’altro,
perché si sono dimenticate, o non si sono mai conosciute le modalità
e i tempi richiesti dalle pratiche umane. Anche i cittadini potrebbero
aver dimenticato le regole di una convivenza democratica I primi contatti
umani successivi all’isolamento spesso assolvono anche ad un’azione
terapeutica, e di questa importante azione occorre tenerne conto.
Questo per dire che in questo momento il “quartiere” quale
istituzione territoriale potrebbe avere un compito fondamentale : essere
il “collettore” degli attuali processi di partecipazione
dei cittadini attraverso i comitati e le associazioni, offrire gli spazi
e gli strumenti per favorire l’esercizio di pratiche umane tra
gli stessi, e promuovere la partecipazione di quanti, e sono molti,
non sono nelle condizioni di avere fiducia nell’altro e nelle
istituzioni.
I modelli di partecipazione organizzati dai partiti e dalle istituzioni
negli anni ’60 e ’70 non hanno più efficacia. Oggi
le istituzioni non possono più selezionare preventivamente i
sogni e i bisogni dei cittadini.
Tornare indietro non si può, perché i cittadini non sarebbero
più disposti ad accettare una partecipazione impositiva e selettiva,
ed anche perché la nuova sfida oggi è promuovere la partecipazione
dei cittadini ed il loro interesse per la res publicae.
Occorre sperimentare le forme di promozione della partecipazione e le
stesse forme di partecipazione, consapevoli di attivare anche nuove
forme d’apprendimento sociale che dovrebbero coinvolgere tutti,
cittadini e istituzioni, tecnici e………
Conoscere insieme, riconoscersi e costruire insieme un nuovo patto sociale………..e
questo processo richiede molta umiltà da parte di tutti.
L’esperienza dei forum organizzati dai cittadini per discutere
di problemi comuni, danno segnali ambigui sulla possibile democrazia
elettronica: spesso non sono chiare le regole con cui si selezionano
argomenti ed interventi, si ritrovano invettive gratuite, informazioni
già fornite da altri soggetti della rete………….e
comunque polarizzano le idee come dicono gli esperti, non permettono
il confronto democratico con chi la pensa diversamente e finiscono per
essere frequentati da chi si compiace d’avere le stesse idee.
Occorre ricordare che la rete al momento è ancora uno strumento
elitario, come raggiungere gli “altri”, come raggiungere
gli anziani isolati con la loro televisione…….?
Lo spazio d’intervento dei quartieri in questa situazione è
legato alla possibilità di promuovere la partecipazione dei cittadini,
a partire sia dai “gruppi appassionati” già esistenti
sul territorio, sia dalle scuole, e non solo per formare i futuri cittadini
e motivarli alla partecipazione, ma per “intercettare” almeno
una parte della popolazione adulta, quella dei genitori e dei nonni,
e riabilitarla alla pratica umana della partecipazione alla vita pubblica.
Le scuole pubbliche come luoghi in cui promuovere anche la partecipazione
dei genitori, della popolazione adulta alla costruzione di progetti
comuni per un futuro sostenibile per i propri figli e quelli degli altri.
Le scuole pubbliche hanno già promosso e sperimentato interessanti
forme di partecipazione alla vita pubblica: gli stessi progetti di partecipazione
dei genitori alla vita della scuola sperimentati nelle Scuole Comunali
dell’Infanzia nella Regione Emilia Romagna costituiscono significative
esperienze di partecipazione alla vita pubblica.
Queste saranno le premesse per l‘elaborazione partecipata di azioni
collettive e di progetti. L’esercizio della democrazia elettronica
e soprattutto di quella reale da parte di cittadini e istituzioni richiede
un gran lavoro.
Questo e altro ancora e l’improbus labor per promuovere la costruzione
di nuove regole di convivenza democratica tra cittadini e tra cittadini
e istituzioni, per favorire la partecipazione dei cittadini alla costruzione
dei propri destini, per esercitare nuove forme di apprendimento sociale,
e per definire nuove prospettive e nuovi compiti dei quartieri.
Le segnalazioni di disagio e le azioni di rivendicazioni dei cittadini
partono sempre da un contesto locale. Anche i temi legati al diritto
alla salute ed all’inquinamento partono da rivendicazioni locali
pur essendo questioni e temi che interessano territori più ampi.
Si parte dal locale e, adeguatamente supportati si potrebbe arrivare
a inquadrare la reale portata dei problemi locali da cui si è
partiti individuando anche nuovi referenti istituzionali per la gestione
e risoluzione del problema (Provincia, Regione..).
La fiducia del cittadino sulla possibilità di cambiare e migliorare
la propria qualità della vita, di partecipare ad azioni comuni
di emancipazione e quindi di contribuire allo stato di salute della
vita democratica nelle città, dipenderà dal primo incontro
con le istituzioni, quello con l’Istituzione più vicina,
il Quartiere.
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