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Comitati e giornalisti:
idillio difficile


Prima parte:
Identikit dei comitati

Seconda parte:
Pubblicati e insoddisfatti


Terza parte:
Le ragioni della redazione


Cittadini Attivi

La parola a: la Repubblica

Intervista ad Aldo Balzanelli, caporedattore de la Repubblica, e al giornalista Valerio Varesi


In base a quali criteri a la Repubblica si sceglie se pubblicare o meno una segnalazione di un comitato? L'abbiamo chiesto ad Aldo Balzanelli, il suo capo-redattore.
La scelta delle notizie, soprattutto in un giornale come il nostro in carenza cronica di spazio, dipende in gran parte dalla rilevanza delle notizie per il nostro lettore-tipo, che, rispetto al target di altri giornali, è abbastanza giovane e colto, particolarmente attento a politica ed economia, meno interessato invece alla cronaca. Si considera poi la rappresentatività.

Sarebbe a dire?
Cerchiamo di dar voce a gruppi che trattano questioni significative per la cittadinanza e raccolgono un certo numero di sostenitori. Non lasciamo invece spazio a chi non rappresenta altro che poco più di se stesso. Di abbagli però ne abbiamo presi: capita che gruppi ristretti di persone con buone capacità comunicative riescano ad accedere al giornale, mentre gruppi numericamente significativi ma con scarsa conoscenza delle tecniche della comunicazione fatichino a uscire sul panorama mediatico.

Ben conosce questa complessa situazione Valerio Varesi, il giornalista che a Repubblica si occupa della realtà dei comitati. Afferma infatti: "A Bologna c'è da un lato una galassia quasi indomabile di comitati: sono realtà effimere, frammentarie, scarsamente organizzate, legate a problemi molto specifici, "condominiali" direi. Essendo i loro temi di mobilitazione così specifici si pone il problema della rappresentatività: si tratta di capire, di fronte a una iniziativa, se le persone presenti rappresentano o meno una fetta significativa della cittadinanza. Accanto a questi comitati vi sono però anche realtà che hanno una certa stabilità e si occupano di tematiche generali che riguardano l'intera cittadinanza. Sono comitati ben organizzati e spesso comprendono una struttura di pubbliche relazioni con un portavoce che riesce a sintetizzare ed esporre la loro posizione.

Suppongo che per un giornale sia più facile coprire questi ultimi comitati piuttosto che quelli "dell'indomabile galassia", o sbaglio?
Senz'altro. Per un quotidiano è problematico trattare con realtà frammentate e disorganizzate: non c'è nessun portavoce, ognuno all'interno del gruppo dice la sua. I comitati ben organizzati, al contrario, sanno quello che vogliono e sanno anche scriverlo. La prosa ovviamente è quella che è e talvolta sono prolissi, ma nessuno pretende che abbiano un cronista che faccia loro comunicati capaci di colpire il caporedattore di un giornale. Sanno sempre farti arrivare il messaggio giusto, alcuni persino con battute di spirito, inventandosi titoli che attirano l'attenzione. Alcuni riescono anche a cogliere l'attimo e a sfruttare i momenti che vedono i loro temi dibattuti a livello nazionale.

Proprio la cosiddetta "funzione traino" viene da Balzanelli indicata come terzo criterio guida. "Nella scelta di pubblicazione di un comitato si tiene conto anche dell'assonanza della notizia proposta con le tematiche in quel momento alla ribalta nazionale", afferma, proseguendo poi a indicarci l'ultimo elemento della quaterna vincente: l'originalità, cioè "la capacità di inventarsi una forma di comunicazione diversa da quella tradizionale. O il messaggio è forte di per sé", sostiene, "o il comitato deve trovare una modalità originale per proporre il tema. La forma di presentazione costituisce un valore aggiunto fondamentale per catturare l'attenzione mediatica."

Dello stesso parere anche Valerio Varesi
Fra la marea di notizie che arrivano è inevitabile selezionare per la pubblicazione gli eventi capaci di fare titolo: molto banalmente se un gruppo arriva a bloccare il traffico in Strada Maggiore c'è titolo. Per noi è importante l'originalità, la novità, cioè la capacità di inventarsi nuovi modi per riproporre la solita questione. Ammetto che l'attrazione per il nuovo, l'eclatante, per ciò che può far titolo sia un difetto della carta stampata. D'altra parte l'obiettivo è colpire l'attenzione dei lettori in un contesto di crescente bombardamento mediatico.

Ha parlato di eventi. Dobbiamo dedurre che è sulla base dell'efficacia dell'evento organizzato che si gioca la possibilità per i comitati di aver accesso al giornale?
Un evento ben confezionato è importante. Tuttavia ritengo che la preoccupazione dei comitati non dovrebbe tanto essere rivolta all'evento in sé, quanto alla capacità di coinvolgere sempre più cittadini, magari andando casa per casa, strada per strada. I comitati che cercano sempre nuovi sostenitori riescono a raggiungere una forza tale che poi il giornale è costretto a prenderli in considerazione. Forse non lo sapete, ma quando un giornalista propone un pezzo sui comitati al proprio caporedattore, la prima cosa che si sente chiedere è: "Ma quanti sono?"

A lei è mai capitato di sentirsi rivolgere questa domanda?
Sì, ricordo per esempio che all'inizio del 2002 i comitati antismog organizzarono una manifestazione con corteo. Erano meno di mille e Balzanelli si arrabbiò molto perché, a suo parere, avevano promesso grandi cose per poi smentirsi con i fatti e dimostrare di non essere un movimento capace di coinvolgere tutta la cittadinanza. In quel caso uscimmo con titoli abbastanza stroncanti.

E i comitati se la presero.
Esatto. Va detto comunque che il giudizio su una testata andrebbe elaborato in modo meno passionale e soprattutto su tempi lunghi, non fermandosi a singoli episodi da "legarsi al dito" per sempre.

Ma anche altri comitati si lamentano per gli inspiegabili cali d'attenzione del vostro giornale. Cosa risponde loro?
Il fatto che alcuni siano insoddisfatti della copertura data da Repubblica è frutto di un paradosso: da un giornale dal quale non ti aspetti nulla dieci righe o un pezzo critico sono qualcosa di importante, mentre da chi ti aspetti molto non ti accontenti dell'articolo e vuoi la pagina intera. Questa è la deformazione che credo alcuni comitati abbiano nei confronti di Repubblica. Un calo di attenzione o la mancata pubblicazione di una segnalazione vanno letti considerando la struttura e i limiti di un giornale come il nostro. La Repubblica è una testata con una cronica carenza di spazio e con pagine monografiche: se la notizia non si incastra nel menabò quotidiano del giornale è inevitabile che venga stritolata. E comunque sfido i comitati a indicarmi un loro importante tema o una rilevante iniziativa su cui il giornale non abbia scritto.

Molti cittadini attivi ritengono inoltre che la stampa locale strumentalizzi politicamente i comitati, che invece si dichiarano apartitici. Secondo lei i comitati hanno ragione di sentirsi vittima di un panorama mediatico polarizzato politicamente?
Certamente sì. Gran parte di questa traduzione politica è da imputare all'attuale giunta e al Carlino che si è ridotto a farne il portavoce: il tentativo è quello di ghettizzare i comitati, etichettandoli come mossi da scopi politici più che da obiettivi neutri di miglioramento. Così il loro vero significato è travisato.

E Repubblica non entra nel gioco? A un giornale di sinistra può far comodo presentare i comitati come forze di opposizione alla giunta e ricondurli alla propria area?
Da parte nostra è chiaro che siamo interessati a enfatizzare l'aspetto della protesta e dell'opposizione. Fa parte della dialettica.

Giulia Poggiolini