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A.A.A.
GIORNALISTA SIMPATETICO CERCASI
C’è chi li definisce “simpatetici”: sono quei
giornalisti più sensibili alle tematiche sollevate dai comitati.
Ma avere un rapporto stretto e diretto con loro non basta: la linea editoriale
e le logiche dei media hanno spesso la meglio sulle loro buone intenzioni.
Li
cercano in redazione, hanno i loro numeri di cellulare e talvolta li chiamano
anche a casa, come fossero amanti da tenere costantemente sott'occhio.
Vita dura a Bologna per i così detti "giornalisti simpatetici" (così li
chiama Rodolfo Lewanski (del Comitato Lunetta Gamberini)
che spesso si trovano presi tra l'incudine (i comitati) e il martello
(le logiche del giornale per cui lavorano). Chi sono? Perché i comitati
si rivolgono a loro?
Dalla nostra inchiesta è emerso che la maggior parte dei comitati (da
Non sfrattate Pinocchio al Comitato per la difesa dei Giardini
Margherita passando per il Comitato Canossa e per quello Ambiente
San Lazzaro Sud) ha un rapporto personale coi giornalisti, non di
tutti i giornali, naturalmente, ma con quelli più sensibili a questa realtà:
Silvia Ferraro) del comitato Contrada delle Torri e delle Acque
cita per esempio Varesi di la Repubblica e Zecchi de il Domani,
mentre per gli stessi giornali Daniela Alzani dell'Associazione
Parco della Montagnola fa i nomi di Chiarini e Filippi. La "love story"
tra un giornalista e un comitato nasce talvolta per puro accidente. Ricorda
Paolo Panzarini del Gruppo San Bernardo : "Il primo articolo
apparso su la Repubblica portava la firma di un certo Spezie. Da
quel giorno è diventato lui il nostro referente: quando chiamo in redazione
cerco sempre e solo lui."
I comitati insomma evitano, appena possono (lo fanno solo là dove non
conoscono nessun giornalista), di mandare comunicati al buio: sanno che
questa strategia "paga" poco. Ce lo conferma Arnaldo Vannelli del
comitato Ambiente San Lazzaro Sud: "Difficilmente si riesce a passare
solo coi comunicati stampa". La ragione è presto detta: avendo scarsa
dimestichezza con gli strumenti comunicativi risulta in effetti difficile
per i comitati preparare comunicati pregnanti che reggano il confronto
con quelli sfornati dai più disparati uffici stampa cittadini. Capita
però a volte di imbattersi in un comitato in cui milita un giornalista:
è il caso dell'Associazione Impegno Civico che si affida a una
freelance. All'Associazione Vittime della Uno Bianca c'è addirittura
il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna, Claudio
Santini, mentre Salvatore D'Agata che per anni ha lavorato
in Rai a Roma, coordina l'attività di Bolognaviva. Anche il comitato
Gli Orti di Via Orfeo può contare su una giornalista, Isabella
Fabbri che afferma: "Il fatto che io mi occupi di comunicazione ci
ha senz'altro favorito molto perché so come redigere un comunicato stampa
e come utilizzare le leve del mestiere per attirare l'attenzione su di
noi". E gli altri comitati sono invece completamente a digiuno delle logiche
dei media? Raccogliendo le loro testimonianze, che a breve pubblicheremo,
non sembrerebbe. Il punto è un altro: le contestano! Mettono cioè in discussione
quei vincoli che talvolta impediscono ai loro giornalisti simpatetici
di pubblicare un pezzo. Afferma per esempio Barbara Rinaldi del
Comitato Al Crusèl: "Noi ci affidiamo a giornalisti cui 'rompiamo
le scatole', inviando comunicati con un minimo di commento. Non ci sono
testate più o meno sensibili alle nostre tematiche, ma solo singoli giornalisti
simpatetici, magari poi 'segati' dai direttori." Se non esce una notizia
la colpa è quindi della linea editoriale? O più in generale anche delle
logiche proprie dei quotidiani?
Alessandra Mariotti
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