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Prima parte:
Identikit dei comitati
Seconda
parte:
Pubblicati e insoddisfatti
Terza
parte:
Le ragioni della redazione
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PER
FAVORE NON CHIAMATECI SPINTANEI
Spontanei e non spintanei: la differenza la fa una semplice “i”
che però, messa al posto della “o”, arriva addirittura
a stravolgere l’essenza stessa dei comitati che si ribellano: la
lettura politica di certi amministratori e giornalisti è duramente
contestata.
Pensate
che il termine "spintanei" sia frutto di una svista? Non è così. A coniarlo
fu il sindaco Giorgio Guazzaloca per il quale i comitati nascono per difendere
certi interessi a sfondo politico. A suo parere sarebbero insomma spinti
(di qui spintanei) da qualcuno che li utilizza per fini politici. Nulla
di più errato secondo i comitati che rivendicano la loro nascita spontanea
intorno a tematiche (salute, qualità dell'aria, degrado) sentite come
vitali da molti cittadini che, indipendentemente dal loro orientamento
politico, si uniscono per un comune obiettivo. La trasversalità degli
aderenti, come vedremo nelle interviste qui sotto pubblicate, è un dato
che in molti tendono a precisare. Tuttavia, seppur nati dalla necessità
di denunciare situazioni di invivibilità in città senza aprioristiche
prese di posizioni contro un partito piuttosto che un altro, questi comitati
sono fin da subito stati strumentalizzati a fini politici dai giornali,
come testimoniano le voci che abbiamo raccolto.
Sei un membro di un comitato e vuoi dire la tua opinione su questo tema?
Contattaci a info@professionecittadino.it
e pubblicheremo il tuo intervento.
Barbara Rinaldi del Comitato Al Crusel
Purtroppo la nostra battaglia, benché assolutamente trasversale (se l'aria
è inquinata ci rimettono tutti, siano persone di destra sinistra o centro:
tutti devono respirare), è diventata politica perché così ha fatto comodo
alla politica sin dall'inizio: la destra per darci contro in quanto criticavamo
la giunta, la sinistra perché gli facevamo comodo, svolgendo noi quell'opposizione
che loro non erano in grado di fare. E ancora amministratori e media continuano
a tradurci politicamente: siamo i "polveroni rossi" o "lo strumento dei
DS", etichette che ci portano ad essere messi da parte dalle testate di
altro orientamento. Dalla fine dell'anno scorso l'attenzione nei nostri
confronti è via via calata: l'inquinamento era ormai un dato acquisito
da tutti e non facevamo più notizia. Ora che si avvicina la campagna elettorale
non facciamo più comodo a nessuno perché togliamo visibilità ai partiti.
Raffaella Santi Casali del Comitato per la Difesa dei giardini Margherita
I media non parlano male di noi, anche se lo spazio che otteniamo dipende
da molti fattori, tra cui soprattutto il ritorno politico: se un giornale
ci pubblica dipende dall'impostazione politica della testata e dalla rilevanza
che i partiti hanno in quella vicenda.
Daniela Alzani dell'Associazione per il Parco della Montagnola
La traduzione politica delle iniziative dei comitati c'è. Questo è normale
per chi protesta: se c'è una giunta di destra sei accusato di essere di
sinistra e viceversa. Questo si riflette sostanzialmente sulla decisione
dei giornali di pubblicare o meno le notizie. Noi dei comitati abbiamo
cercato di mantenere il più possibile un discorso a-partitico e non capisco
perché, nel nostro caso, un programma come quello dei parchi in rete non
debba essere pubblicato da tutti i giornali. Non ha niente a che fare
con la politica. Mi sembrano prese di posizione senza senso.
Angela Donati del Gruppo Alberi e non Antenne
Ragionando sui giornali, non ci piace fare l'opposizione "o bianchi o
neri". Siccome la battaglia che noi portiamo avanti ha valenza trasversalissima,
tutte le testate, prima o poi, a seconda delle circostanze, ci si possono
ritrovare e identificare. Se gli fa comodo per quel particolare momento
e per quell'evento, allora parleranno di noi, altrimenti no.
Panzarini del Gruppo San Bernardo
Il Resto del Carlino ci ha etichettato come comitato di sinistra e perciò
non parla mai di noi. Il gruppo San Bernardo è invece assolutamente apartitico:
se un signore viene da noi a chiederci la catenella antiborseggio o un'assicurazione
noi non gli chiediamo certo la tessera del partito. Probabilmente questa
strumentalizzazione politica nasce dal fatto che la nostra associazione
è nel quartiere Reno che è di sinistra. In più la presidente del quartiere
(Silvia Zamboni) ci ha aiutato molto: per un anno il quartiere ci ha finanziati
per il nostro progetto sull'assicurazione antifurto gratuita per anziani.
Inoltre la Bartolini (candidata sindaco contro Guazzaloca per le scorse
elezioni) aveva inserito nel suo programma la realizzazione dell'assicurazione
per tutti i bolognesi, facendo propria una nostra iniziativa. A noi ha
fatto molto piacere, ma ciò ha rafforzato nei nostri confronti una lettura
politica.
Rodolfo Lewanski del Comitato Lunetta Gamberini
La Repubblica non sembra avere un vero interesse a noi. Quando fa comodo
ci usa. E' più distante rispetto alle altre testate, meno comprensibile
come logiche; non si sa perché certe volte pubblica, altre misteriosamente
no. E' certo che se un domani ci fosse un sindaco della Margherita e noi
lo contestassimo, scompariremmo.
Mario Alvisi del Comitato Non sfrattate Pinocchio
L'attenzione ai comitati da parte dei media è subordinata al calcolo politico.
Se un'iniziativa fa comodo a qualche forza politica, sia essa di sinistra,
destra o centro, riesce a passare: se parliamo di metrò state sicuri che
il Carlino non pubblica nulla e cerca di cassare la notizia mentre la
sinistra e le testate connesse appoggiano; viceversa se contestiamo la
Provincia, il Carlino lo mette in prima pagina mentre gli altri fanno
il gioco opposto.
Il punto è che i comitati sono trasversali: ne fanno parte persona che
appartengono alle più disparate ideologie politiche. Questa trasversalità
fa capire che dal basso nasce la necessità di difendere diritti - come
la salute, la vivibilità del territorio, la cultura - che sono apolitici.
Le nostre rivendicazioni non hanno un colore politico.
Alessandra Mariotti
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