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NON
VOGLIAMO CASE, MA UN MERCATO EQUO
Dalla denuncia alle proposte
Un sindacato degli "inquilini-studenti"
potrebbe forse essere una soluzione perché nella giungla degli
affitti non siano sempre i più forti o i più scaltri ad
avere la meglio. Suo primo compito una campagna informativa, magari finanziata
da Comune e Università
A
Bologna si dice che i portici rappresentassero un “naturale”
allungamento delle case, proprio per far posto agli studenti fuorisede.
Eppure trovare casa a Bologna non è proprio così facile;
soprattutto perché dopo averla trovata spesso non sono pochi i
problemi con cui confrontarsi.
Quello che colpisce a prima occhiata è il fatto che un
mercato immobiliare costantemente in movimento, si “muova”
senza che la regolamentazione, che pure esiste, venga fatta valere dagli
organi preposti. Gli affitti aumentano in maniera spropositata
di mese in mese, i subaffitti e i contratti in nero vengono “venduti”
alla luce del sole, eppure...niente! Dai piccoli ai grandi proprietari,
dai piccoli ai grandi bolognesi, nessuno sembra più di tanto scandalizzato...E
come potrebbe essere altrimenti: tutti ci guadagnano!
Quello
che colpisce ad una seconda occhiata, se si guarda proprio bene, è
che gli studenti stessi non dicono molto, rincuorati dal contratto in
nero se serve a pagare qualcosa in meno, rinfrancati dal subaffitto se
serve ad evitare ulteriori spese aggiuntive.
Per questo tutti i fuorisede si lamentano, ma fondamentalmente
stanno zitti.
Essere prima di tutto studenti, qui a Bologna, non significa che “mamma”
Università debba per forza trovarci anche la casa, se non a coloro
“fortunati” che beneficiano delle borse di studio Arstud.
Eppure pare che in questa marea di studenti disorganizzati (in tutti i
sensi) e di padroni di casa “interessati” (forse solo al guadagno),
non esista un punto di verifica, un posto dove capire se sei in regola
e perché non lo sei, o ancora, capire se vuoi essere in regola
e come fare per esserlo.
Non vogliamo essere studenti rompiscatole, pronti a correre dall'avvocato...
O molto semplicemente non dovrebbero essere gli studenti nelle condizioni
di rompere costantemente le scatole.
Forse dovrebbero esistere delle persone che vigilino che le convenzioni
vengano applicate, che all'interno di certe zone non si possa far pagare
più di un certo tanto, che vigilino che l'irregolarità e
le richieste di cifre spropositate siano l'eccezione, più che la
regola.
Non chiediamo le case, ma chiediamo un mercato delle case, onesto e corretto...non
le rapine!
E dall'altra parte agli studenti chiediamo la voglia di andare più
a fondo e di capire.
Di non accontentarsi del contratto in nero, perché esistono dei
contratti ugualmente convenienti, ma legali. Forse si potrebbe pensare
a un “sindacato degli inquilini studenti”, visto che non sono
così pochi e non sono proprio così in regola... Suo primo
compito una campagna informativa per i fuorisede, magari finanziata da
Comune e Università perché come abbiamo visto degli speciali
contratti a loro favore esistono, basta farli conoscere (e rispettare)!
A cura di Claudia Orecchioni, partecipante al laboratorio formativo
permanente "Professione Cittadino" della laurea specialistica
in Comunicazione pubblica, sociale e politica- anno accademico 2003-2004
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