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ED ORA... LA PAROLA AI MECCANICI

Quando si parla del mercato nero di biciclette loro sanno bene di che cosa si tratta. Noi siamo andati a intervistarli.

Ci sono delle persone che conoscono molto bene il problema del mercato nero delle biciclette: sono i meccanici e rivenditori di biciclette usate sparsi un po’ per tutta Bologna. Ne abbiamo intervistato uno che si è rivelato molto simpatico e disponibile.
Cosa pensa del mercato nero di biciclette?

Per me fanno bene gli studenti a comprare lì. Sono in una situazione di bisogno, senza tutele di alcun genere e hanno a disposizione la mossa più conveniente: perché non dovrebbero?
Invece sono abbastanza arrabbiato con quelli che rubano biciclette, perché un paio di volte sono passati anche da qui…
Anche la Polizia sinceramente suscita un po’ di indignazione. Sanno che cosa succede sotto i portici eppure sembra che lascino fare, quasi per dare uno sfogo alla piccola criminalità che altrimenti potrebbe esprimersi in modo più dannoso.
Il traffico di biciclette rubate incide sulla sua attività?
Per me non cambia molto, le piccole riparazioni, quelle da cinque o dieci euro, continuo a farle comunque. Nel caso la bici che mi portano a riparare abbia dei problemi gravi sono io stesso a dire ai ragazzi che non vale la pena spendere tanti soldi quando possono comodamente comprarsene un’altra in via Zamboni aun prezzo minore. Non voglio prendere in giro nessuno.
A volte si è portati a pensare che meccanici e rivenditori possano essere in qualche modo collusi con chi ruba le biciclette. Qual è la sua opinione?
Penso che l’ottanta per cento delle biciclette in circolazione sia rubato. Capita che qualcuno venga qui da me e mi venda delle biciclette che poi io rimetto a posto e vendo a mia volta. Ma come faccio a sapere se quelle biciclette sono rubate o meno? È praticamente impossibile restarne fuori.
Pensa che sia possibile risolvere il problema con l’identificazione delle biciclette, magari tramite una targhetta o dei numeri stampati sul telaio?
Sicuramente è possibile, anche se magari è un po’ “brigoso”. Bisogna fare in modo che il segno non sia rimovibile ed incidere il telaio non è così facile. A modo loro alcuni hanno già provato a farlo introducendo dei biglietti all’interno del tubo della sella, così in caso di furto potevano riconoscere la loro bicicletta.

Abbiamo poi contattato un rivenditore di bici, per capire quanto influisca il traffico illegale di bici sul mercato del nuovo. Ecco cosa ci ha risposto: “A mio parere non influisce minimamente perché chi è interessato ad avere una bicicletta nuova la compra ugualmente, a dispetto dei prezzi meno vantaggiosi, salvo poi tenerla sempre al sicuro e protetta da una bella catena.”


A cura di Emilio Urbinati, partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica- anno accademico 2003-2004



 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna