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Nuovi Cittadini-Studenti senza polis

NUMERIAMOLE!
Dalla denuncia alla proposta


Gli studenti per primi potrebbero adottare il sistema delle targhette, aiutati dalla Polizia e contando sull’appoggio dell’Università


La scandalosa situazione del mercato nero delle biciclette di Bologna non può rimanere nelle condizioni attuali, perché non è più tollerabile. Noi di Professione Cittadino abbiamo deciso di rompere il silenzio che circonda la faccenda, cercando una soluzione prima di tutto per gli studenti, ma che potrebbe essere estesa all’intera cittadinanza. Durante l’intervista ai capisquadra delle volanti del Sindacato Unico di Polizia, persone che conoscono molto bene il territorio ed i suoi problemi, abbiamo elaborato un’interessante proposta per ovviare ai continui furti di biciclette ed al conseguente mercato del rubato in via Zamboni.
Il punto di partenza per un progetto che fermi i furti è la riconoscibilità dei mezzi.
La Polizia ci ha spiegato che ritrovare le biciclette non è un problema, ma capita spesso che le bici ritrovate non vengano reclamate e giacciano nei depositi per degli anni, senza che si sappia di chi siano. Per rendere il sistema più efficace bisognerebbe dotare ogni bicicletta di una targhetta con una sigla, basterebbero anche tre numeri ed una lettera. Questa targhetta non è importante che sia a vista come quella dei motorini, serve più come identificazione del mezzo alla stregua del numero di telaio, che però non tutte le biciclette hanno. La targhetta non dovrebbe essere applicata ma bensì impressa sul telaio, in un punto fisso come il pignone, cosicché la sua rimozione diventerebbe impossibile. Il lavoro dell’applicazione potrebbe essere effettuato dai numerosi meccanici presenti a Bologna e non sarebbe comunque dispendiosa.
La distribuzione delle sigle delle targhette e la catalogazione dei proprietari sarebbe a cura dell’Università: potrebbe essere predisposto un servizio biciclette da parte di qualche ufficio che si occupi di diritto allo studio. Oppure potrebbe essere gestito dagli studenti in prima persona tramite i loro rappresentanti.
Fatto questo la Polizia si renderebbe disponibile a segnalare all’Università la sigla dell’eventuale bicicletta ritrovata e il deposito in cui è custodita, cosicché il legittimo proprietario possa passare a riprenderla. Addirittura i due capisquadra (Ispettore Di Girolamo e Agente Zurli) ci hanno consigliato di metterci d’accordo con un meccanico della zona universitaria per fare in modo che le bici sequestrate vengano lì depositate in modo che per gli studenti sia più facile reperirle. Con questo sistema avrebbe senso anche un incremento del numero delle denunce: specificando la sigla, infatti, si saprebbe finalmente cosa cercare. Inoltre, se si realizza una diminuzione dei furti, di conseguenza si pone fine al malcostume del mercato nero delle biciclette.
Il progetto della numerazione delle biciclette dovrebbe essere accompagnato da una campagna di comunicazione che si rivolga agli studenti per informarli della novità ed indirizzarli dai meccanici che possano marcare la loro bici.
Sarebbe inoltre opportuno pubblicizzare maggiormente con volantini e cartelloni le soluzioni alternative al mercato nero, ovvero le aste pubbliche comunali e ferroviarie, soprattutto nei luoghi dove il traffico di bici è concentrato. Di tale iniziativa si potrebbero far carico i soggetti promotori delle aste (Comune e ferrovie dello Stato) e l’Università.

A cura di Emilio Urbinati, partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica- anno accademico 2003-2004



 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna