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MENS SANA IN CIVITAS SANA
Incontriamo la dott.ssa Fulvia Signani
della Rete Italiana Città Sana-OMS, l’associazione che promuove
la “governance della salute”.
La Rete Italiana Città Sane - OMS è un’associazione
senza scopo di lucro nata nel 2001 da un movimento che ha come capofila
Bologna, dove ha avuto origine nel 1991. Oggi sono 120 i comuni
italiani che ne fanno parte, in stretta e continua collaborazione coi
cittadini, con lo scopo di attuare forme di “governance della salute”.
L’associazione opera nell’ambito dei temi rilevanti per la
salute, nell’ottica di una sempre più efficace promozione
di stili di vita corretti e della creazione di politiche che tutelino
e garantiscano il benessere dei cittadini. 
“Città Sane” significa non solo lotta al fumo,
all’alcool, alla guida pericolosa, ma sempre più questa associazione
promuove la partecipazione dei cittadini alla salute pubblica, attraverso
la creazione di percorsi informati e condivisi di collaborazione tra cittadinanza
e istituzioni, tramite la partnership di associazioni di categoria e di
volontariato, ASL, università, scuole, realtà economiche
pubbliche e private.
Dal 2000 il comune di Bologna, in collaborazione con enti e istituzioni
del territorio, tra cui anche l’università, progetta la creazione
di un Piano per la Salute: si tratta di un vero e proprio processo di
coinvolgimento di istituzioni e cittadini per la programmazione di politiche
prioritarie a tutela della salute. Per fare questo la prima fase è
stata la raccolta delle opinioni dei cittadini divisi in focus groups:
tra questi il nostro interesse è rivolto alla categoria definita
degli users, coloro che non sono veri e propri cittadini di Bologna
perché non vi risiedono ma vi abitano temporaneamente, come gli
studenti fuori sede.
Professione Cittadino ha contattato la responsabile per Bologna,
nonché coordinatrice nazionale, del Progetto Città Sane,
la dottoressa Fulvia Signani: l’interesse per le problematiche della
salute per gli studenti fuori sede ci è stato descritto come prioritario.
“E’una realtà troppo importante per venire ignorata.
Si pensi ad esempio a uno dei problemi maggiori per Bologna, il traffico:
ebbene, il percorso degli autobus è stato pensato solo in funzione
dei residenti, ma ciò è assurdo, se si considera che ai
380.000 abitanti stanziali si aggiungono più di 100.000 studenti
universitari. Ciò dimostra come i mezzi pubblici non li considerino
affatto. Altro problema per gli studenti universitari sono le case: sono
troppo pochi gli alloggi destinati a loro. In una città universitaria
come Bologna è impensabile non prestare attenzione a questa realtà:
ma ancora oggi nessuno la considera, e tutti fanno finta che non esista.”
La dottoressa ci ha raccontato di come siano stati finora deludenti
i tentativi di collaborazione con gli universitari. Tante le
proposte fatte da “Città Sane” sul tema della salute
e non raccolte dall’università: “Agli studenti fuori
sede della facoltà di medicina si voleva proporre
di autocensirsi, per comprendere com’è la situazione degli
studenti fuori sede riguardo al problema della salute, ma il progetto
non è andato in porto. In accordo con la normativa vigente,
si pensava alla costituzione del cosiddetto domicilio di soccorso, una
sorta di punto di riferimento sui servizi sanitari a cui lo studente può
rivolgersi. La ASL ha in progetto di garantire allo studente
fuori sede la possibilità di contare su un proprio medico di base
a Bologna, mantenendo quello a casa, ma le difficoltà sono tante,
ci sono tanti studenti, occorrerebbero molti altri medici per coprire
l’intero fabbisogno.
Durante il 2° meeting nazionale dell’associazione, svoltosi
a Bologna nell’aprile 2003, era stato ideato un punto di
riferimento sulla salute, dove gli studenti potessero incontrarsi
tra loro per discutere e fare ricerche su queste tematiche: una stanza
a Palazzo Paleotti, nel cuore della cittadella universitaria, con strumenti
informatici (computer collegati alla rete e possibilità per gli
studenti di utilizzare i motori di ricerca), un telefono verde e un operatore/animatore
di gruppo, forniti dal Comune. Non sarebbe necessario l’impiego
di fondi ingenti, dato che si utilizzerebbero strutture, mezzi e risorse
umane già esistenti presso i due enti. E’ ora solo
un progetto, ma la volontà di non abbandonarlo è forte:
purtroppo i contatti tra noi e l’università passano attraverso
l’assessorato, l’iter è complesso. Bisognerebbe riuscire
ad avere un referente diretto all’università."
La dottoressa ci spiega inoltre che l'Associazione aveva proposto alla
facoltà di giurisprudenza di coinvolgere gli studenti
in attività di sensibilizzazione contro il fumo nelle scuole, "ma",
dichiara, "volevano essere pagati e non se n’è più
fatto niente. Si era chiesto alle facoltà di medicina e psicologia
che gli studenti andassero nei locali della città per sondare dove
è rispettata la legge anti-fumo, ma anche questa proposta non è
stata accolta."
"A breve", prosegue, "partirà la nostra campagna
antifumo Smetti e vinci rivolta ai giovani: la proposta era di
estendere la comunicazione anche all’università, ma senza
referenti è complicato. Il volantinaggio infatti è troppo
costoso; la collocazione di volantini e poster nei locali pubblici frequentati
dagli studenti universitari come i bar rappresenta a mio avviso una distonia
comunicativa che non mi sento di attuare. Servirebbero dei momenti di
animazione organizzata, ma senza collaboratori interni all’università
è impossibile. Forse bisogna cercare chi è interessato
a questo tipo di collaborazione, forse voi di Scienze della Comunicazione
rispondereste positivamente... Noi non aspettiamo altro.”
di Elena Stagni partecipante al laboratorio formativo permanente "Professione
Cittadino" per la laurea specialistica in Comunicazione pubblica,
sociale e politica per l'anno accademico 2003-2004
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