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DALLA
DENUNCIA ALLE PROPOSTE:
COMUNICARE LA SALUTE, ANDARE OLTRE IL SERVIZIO
Promuovere la salute non deve essere un semplice slogan. Deve diventare
un imperativo per rendere dei ragazzi spaesati e disorientati, più
consapevoli dei loro bisogni e delle loro scelte…o forse solo un
po’ più cittadini.
Nella nostra inchiesta parliamo agli studenti
e abbiamo raccontato storie di ragazzi-studenti.
Quegli studenti cosiddetti "fuorisede", che arrivano a Bologna all'età
di 18-19 anni, spesso da molto lontano e da realtà diverse, italiani o
extracomunitari, indipendenti o meno, i cui primi pensieri sono, lo sappiamo
bene, il divertimento, le nuove amicizie, una nuova vita.
Però, siccome parliamo sempre di studenti, e non di esseri invincibili,
ci siamo accorti che, un giorno, anche i più forti sentono il bisogno
di un "aiuto", la probabilità di prendersi un'influenza, un fastidioso
mal denti non è poi così remota.
Comunicare la salute e i bisogni a questa legati non è sicuramente
facile.
Per noi ha significato andare ben al di là della verifica dell'esistenza
o meno dei vari servizi sanitari: Professione Cittadino è convinto che
esista una grossa differenza tra il fornire un servizio e l'esistenza
di un semplice sportello informativo, perché informare non significa comunicare
e quindi non è per nulla scontato che l'esistenza di alcuni enti significhi
garantire dei servizi funzionanti e facilmente accessibili a tutti.
Se la salute è veramente un diritto, garantito e tutelato, dovrebbe
esistere una comunicazione pubblica efficiente che si impegna al massimo
per voler ridurre le disuguaglianze, soprattutto quelle informative, preoccupandosi
di migliorare i vari servizi e di ascoltare i suoi utenti.
A quali strutture posso far riferimento se un giorno sto male? C'è qualcuno
che dovrebbe o potrebbe tutelarmi? C'è qualcuno che dovrebbe garantirmi
queste informazioni?
Forse mai nessuno si è posto tale problema in questi termini: per questo
motivo ha deciso di farlo Professione Cittadino, come se un giorno si
fosse svegliato tanto ammalato e totalmente incapace di sapere dove andare.
Se a Bologna non siamo dei veri e propri cittadini, ma solo appunto degli
studenti, pensiamo che alla stessa Università dovrebbe competere la responsabilità
di rendere i suoi studenti partecipi e consapevoli delle problematiche
che potrebbero coinvolgerli e degli eventuali strumenti di tutela esistenti.
Se informare non basta, sarebbe auspicabile interagire con gli studenti,
comunicare in modo da infondere in loro quella fiducia negli enti preposti,
di cui oggi essi sentono maggiormente la mancanza.
Perché non chiedere direttamente ai ragazzi quello che non va,
che non funziona?
Perché nessuno sente il bisogno di scoprire le loro maggiori difficoltà?
Questo permetterebbe una verifica costante dei servizi offerti,
di eliminare quelli inutili e garantire ad altri maggiore qualità.
Lo studente si sentirebbe maggiormente sicuro e consapevole se, di fronte
ad ogni difficoltà, di fronte ad ogni mal di denti, sapesse esattamente
a chi far riferimento e quale fosse la scelta più giusta e conveniente.
Al contrario, Professione Cittadino ha incontrato studenti smarriti, disorientati
dai "Forse", i "Dovrebbe" e i "Chiami in un altro momento, Grazie.".
Se uno dei problemi principali che abbiamo riscontrato è la mancanza
di una pubblicizzazione dei servizi, perché non coinvolgere tutti
i luoghi che fanno parte della quotidianità dello studente, se parliamo
proprio a loro? Dalle biblioteche alle famose "colonnine blu" per gli
statini e i certificati, dalle associazioni studentesche al sito ufficiale
dell'Alma Mater.
In questo senso dovrebbero essere riviste le stesse pagine del sito unibo.it.
per fornire delle informazioni più puntuali: l'Università fornisce ad
esempio, un elenco di consultori che non esiste più nella realtà. Se veramente
vogliamo garantire un servizio è essenziale modificare immediatamente
tali informazioni.
Le stesse informazioni dovrebbero essere organizzate in modo da garantire
la massima accessibilità, magari anche attraverso dei links ipertestuali
con lo stesso sito dell'Ausl di Bologna.
Dal canto suo, l'Ausl stessa, che gestisce le effettive pratiche
di assistenza sanitaria agli studenti, dovrebbe elaborare informazioni
chiare e precise, condivise con l'Urp dell'Università e del Comune, creando
in questo modo una sinergia affidabile e certa, ed evitando varie disfunzioni
che abbiamo rilevato.
Una delle scelte più importanti, a nostro avviso, è proprio quella di
un nuovo medico. Per questo si potrebbe facilitare questo momento attraverso
dei volantini o depliant informativi, forniti magari al momento stesso
dell'iscrizione, considerando quindi sempre l'Università come punto di
contatto tra lo studente e il mondo della salute.
Maggiori informazioni garantiranno sicuramente scelte più consapevoli
e motivate.
Gli strumenti cartacei potrebbero essere concepiti come una sorta di guida,
semplice e sintetica, magari con le risposte alle problematiche più frequenti
e gli indirizzi più utili e aggiornati.
L'esistenza di servizi "delicati" e fondamentali quali quelli
legati al test dell'HIV e al sostegno psicologico potrebbero essere affrontati
e promossi all'interno delle stesse Università con programmi educativi
e comunicativi tesi a promuovere l'importanza della salute.
Bisogna considerare il fatto che il fornire informazioni non è mai fine
a se stesso, ma finalizzato ad influire sugli atteggiamenti e i comportamenti
di ragazzi spesso spaesati e disorientati da una nuova realtà.
La sensibilizzazione verso argomenti di questo genere dovrebbe nascere
proprio all'interno della stessa esperienza quotidiana dello studente;
per cui si potrebbe pensare a specifiche modalità di interazione con le
stesse associazioni studentesche che promuovono iniziative condivise da
molti studenti e sono spesso dei punti di ritrovo e di riferimento.
Infine, l'accessibilità e la comprensione delle informazioni è
ancora più importante nel caso degli studenti extracomunitari,
particolarmente svantaggiati anche per le difficoltà con la lingua italiana.
Sarebbe importante chiedersi quali sono gli strumenti che agevolino maggiormente
il livello di conoscenza e consapevolezza di queste persone. Per loro
le procedure di iscrizione al SSN sono diverse e spesso controverse; per
cui è fondamentale la diffusione di materiale informativo, magari al momento
stesso dell'iscrizione. Anche il personale dovrebbe essere preparato a
risolvere le problematiche più comuni riguardanti lo studente extracomunitario.
Alcune facoltà italiane ad esempio, hanno attuato un servizio di pagamento
diretto dell'assistenza sanitaria tramite uno sportello interno alla stessa
Università.
Viste le particolarità delle norme e le difficoltà incontrate
dai ragazzi, come abbiamo visto, forse è troppo semplicistico e riduttivo
parlare di un'assistenza "gratuita" e identica a quella degli studenti
italiani, come indicato dal sito dell'Università.
Se i "nuovi" diritti di cittadinanza sono veramente espressione di una
nuova consapevolezza e della voglia di una maggiore partecipazione civica,
forse ci si dovrebbe interrogare e mobilitare per far sentire, ogni giorno,
questi ragazzi, un po' meno studenti e un po' più cittadini di Bologna.
di Claudia Orecchioni partecipante
al laboratorio formativo permanente "Professione Cittadino"
della laurea specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica,
anno accademico 2003-2004
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