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Nuovi Cittadini-Studenti senza polis

DIRITTO NON SOLO DI STUDIO
Incontriamo la dott.ssa De Toma responsabile del settore diritto allo studio dell’Alma Mater

Lo studente fuorisede non può votare, paga affitti molto cari, non può usufruire di molti servizi di cui godono i cittadini bolognesi: è solo una risorsa da sfruttare?
Il Comune è restio a capire che lo studente è una risorsa non solo economica. Ma l’Ateneo su questo ha una posizione molto chiara: considera il fuorisede come “cittadino dell’Università” di Bologna. In tal modo si può recuperare il gap di tutele esistenti per chi non è domiciliato in città. Faccio un esempio: l’Università finanzia le biblioteche comunali, ma queste devono accogliere i fuorisede. Stiamo inoltre pensando a progetti di cofinanziamento per l’affitto delle case.
Lo status di studente comporta anche qualche diritto?
No, non esiste alcuna normativa in merito. Esistono diritti legati allo studio: chi si trova in particolari situazioni economiche può accedere a benefici quali borse di studio e alloggi. Al di là di questi, la legge non prevede alcuna tutela: sono finora mancate iniziative specifiche sui diritti dello studente.
Si stanno però affermando sempre più nuovi diritti, ormai largamente accettati, come quello alla salute. Anche in questo lo studente non viene tutelato?
Il diritto alla salute ha una specificità: rinunciando al medico del comune di residenza, una normativa statale prevede che il fuorisede possa scegliersi un medico qui a Bologna.
Garantire il diritto all’informazione è il prerequisito per la tutela di ogni altro diritto. Se non si conosce l’esistenza di un servizio sanitario non se ne può far uso. In merito a ciò, l’Ateneo ha preso iniziative?
Il diritto d’informazione…è il problema di fondo: sicuramente l’Ateneo è “a debito” per quanto riguarda l’informazione. Sinora il fuorisede ha avuto difficoltà a reperire le informazioni che gli servono.
Infatti Professione Cittadino ha intervistato molti studenti e nessuno conosceva i servizi di assistenza medica. Come agirà in merito l’Università?
Io non sapevo di questo problema. C’è però in corso una trattativa, non ancora conclusa, tra Ateneo e AuSL: si potrebbe inserire un correttivo. La facoltà di medicina potrebbe sensibilizzare dei medici di base su questo problema dei fuorisede: inoltre le prestazioni mediche potrebbero dare informazioni sulle strutture e i servizi.
Qual è l’ostacolo che ha impedito finora di realizzare questi interventi a tutela del diritto alla salute?
Il problema sta a monte: chi deve dare l’informazione? Spesso manca una fonte certa e precisa. A volte manca una figura che si occupi di quel problema specifico, altre volte ci si deve riferire a un ente esterno come l’AuSL. È un problema di complessità.
…vale a dire?
La difficoltà maggiore stava nel “percepire” come questo dell’informazione fosse un problema concreto per una organizzazione così grande come l’Università.
Quindi il problema è stato individuato. E come si è pensato di risolverlo?
Ammetto che finora gli investimenti sono stati marginali. L’Università si è fin qui occupata soprattutto della riforma didattica: ciò ha richiesto uno sforzo di risorse notevole. Ci sono problemi di risorse, ma anche di obiettivi. Sì, ci sono stati degli investimenti molto forti, ma siamo partiti da zero: probabilmente non si è investito a sufficienza né si sono sviluppate delle strutture adeguate.
Cos’ha impedito gli investimenti?
C’è un problema culturale legato al servizio e all’accoglienza dello studente. La didattica, pur fondamentale, non può essere l’unico obiettivo: gli altri diritti, quelli non immediatamente legati allo studio, devono essere considerati importanti quanto la didattica.
È un’affermazione molto importante: l’Università allora sta cominciando ad occuparsi anche di questi “altri diritti”?
Sì, si sta discutendo di vari progetti, ma le risorse sono pari a zero. Voglio però dire che questi non sono compiti che spettano solo all’Università ma anche alla Regione. Ciò significa che dobbiamo collaborare e negoziare con loro. A volte può essere difficile.
Al di là di questo, l’Università è sempre stata molto disponibile sui progetti legati ai diritti degli studenti: borse studio, sale gestite dagli studenti, rapporti con le associazioni. Ma, ripeto, le risorse sono uguali a zero.
Entriamo nello specifico: finora quali strumenti sono stati messi a disposizione per godere di una maggiore chiarezza informativa?
Sono stati realizzati il portale dell’Università col fine di mettere tutta l’informazione on line e l’URP, che vorremmo trasformare in sportello unico anche se le difficoltà sono enormi date le dimensioni dell’Ateneo.
Professione Cittadino ha indagato proprio su questi due strumenti. Cominciamo dall’URP: abbiamo verificato che dà informazioni diverse da quello dell’AuSL oppure ne dà di incomplete. Come è possibile?
Non lo sapevo davvero. Chi ci lavora dovrebbe essere un “tuttologo”: purtroppo, come le dicevo, c’è il problema della mancanza di una fonte precisa. Si è discusso di “sportello unico”, ma siamo consapevoli che gli elementi di complessità sono elevatissimi.
Non c’è proprio soluzione?
Da solo l’URP non basta. Si dovrebbero catalogare le richieste più frequenti degli studenti così da avere un punto di partenza. Sinceramente però penso che un servizio totalmente efficiente sia impossibile.
Passiamo ora al portale: abbiamo scoperto quanto sia difficile scovare informazioni sulla salute. Di nuovo ci chiediamo: come è possibile?
Qui sfonda una porta aperta: ne siamo consapevoli, le informazioni non sono facili da reperire. I servizi agli studenti non sono collocati in un percorso ragionato, tranne quelli per studenti stranieri.
Allora avrete individuato delle soluzioni?
È uno degli obiettivi, ma non quello primario. Purtroppo bisognerebbe prima di tutto essere tutti concordi su cosa intendiamo per “servizi agli studenti”: salute, casa, rimborsi…
Professione Cittadino ha notato quanto poco siano sfruttate le colonnine per il rilascio degli statini. State pensando a un uso diverso?
Sì, è vero, si possono utilizzare più ampiamente. Per esempio potranno rilasciare un certificato per la certificazione dello status di fuorisede. Grazie a questo certificato, tra breve, si potrà ottenere un medico curante bolognese senza rinunciare a quello del comune di residenza.
Altri possibili utilizzi?
C’è un obiettivo di lungo, lunghissimo termine, ancora non preciso: la carta dei servizi per gli studenti. Per ora però non possiamo realizzarla: mancano database capaci di comunicare tra loro e fornire tutte le informazioni necessarie.
Il diritto di cittadinanza per gli studenti fuorisede: più partecipazione, più strumenti per essere competenti, più semplificazione. Finora c’è stata qualche mancanza, non le sembra?
Sull’informazione sicuramente. Ma per quanto riguarda la previsione di nuovi servizi…penso che sia un “qualcosa in più” che travalichi i compiti dell’Ateneo. Anche se la disponibilità ad occuparsene c’è sempre stata.
Professione Cittadino ha fatto da tramite tra gli studenti e l’Università, evidenziando dei bisogni finora non esauditi. Quali sono i passi futuri da compiere?
Esiste già una collaborazione con le associazioni studentesche: per esempio una pagina del portale è a loro dedicata in modo che tutti abbiano gli strumenti per associarsi. Finora però, su attività complesse, non si sono dimostrati interessati o forse non sono in grado di intervenire. Sono loro che devono farci proposte che noi potremo così finanziare.

di Riccardo Pirazzoli partecipante al laboratorio formativo permanente "Professione Cittadino" per la laurea specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica per l'anno accademico 2003-2004

 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna