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A
VETERINARIA VITA DA CAMPUS
Bologna la dotta vive
in simbiosi con il suo antico ateneo, condividendo palazzi, strade, persone.
Ma anche l’Alma Mater ha il suo campus: quello di veterinaria, l’unica
facoltà che sperimenta il modello americano. E’ questo l’ideale
per gli studenti? La parola ad Antonio, studente fuorisede e futuro veterinario.
La nostra Alma Mater, l’università più antica del
mondo, da 900 anni è parte integrante della città di Bologna:
le sue aule sono per la maggior parte situate in palazzi signorili che
costellano le vie strette e
anguste tipiche del centro medievale, in un rapporto simbiotico che vede
la realtà universitaria intrecciata a quella cittadina in modo
inscindibile, tanto che la prima caratterizza ormai la seconda e ne segna
il volto.
Ma nonostante questa specificità, anche a Bologna è
presente un caso di università-campus: si tratta della facoltà
di veterinaria, la cui sede è a Ozzano Emilia, a 12 km dal capoluogo.
Inaugurata nel 1994 e costruita appositamente sul terreno di un’azienda
agraria di 300 ettari di proprietà dell’università,
la sede della facoltà di veterinaria accoglie ogni giorno circa
duecentoventi tra docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo,
oltre a quasi mille studenti.
Per capire che cosa vuol dire per uno studente fuori sede studiare
in un campus, abbiamo intervistato Antonio, un ragazzo di 21 anni originario
di Belluno, a Bologna da due anni.
“Ho deciso di studiare qui perché volevo cambiare completamente
ambiente e perché della qualità della vita di Bologna tutti
parlano bene! Inoltre dicono che la facoltà di veterinaria sia
la migliore d'Italia, così sono venuto qui con un mio amico.”
Grandi aspettative dunque per Antonio che per il momento si dice decisamente
soddisfatto della sua scelta. E sulla modalità universitaria
del campus qual è la sua opinione? “Secondo me ci sono molti
vantaggi: innanzitutto la possibilità di avere aule, biblioteca
e sale studio a portata di mano in un unico luogo. Si crea inoltre una
maggiore coesione tra noi studenti e tra studenti e professori, che sono
sempre lì, sempre disponibili. Da non sottovalutare poi che gli
affitti sono decisamente più bassi che a Bologna.”
Spiccano però alcune note dolenti, che per il
nostro fuorisede sono rappresentate dai collegamenti
( “Mi devo sorbire - afferma Antonio - un'ora di autobus tra andata
e ritorno e non mi resta che schiacciare un pisolino!”), dal fatto
di essere isolati dagli studenti delle altre facoltà,
da un servizio mensa un po' anomalo (“il bar della
facoltà fornisce solo panini e insalate, la mensa più frequentata
ha dei prezzi un po' più elevati di una mensa universitaria, anche
se si mangia molto meglio e abbiamo uno sconto del 20%”).
Quello di veterinaria non si può certo definire un vero e proprio
campus all’americana, perché manca la possibilità
di vivere al suo interno, anche se nelle immediate vicinanze ci sono numerosi
studentati; la modalità del campus però secondo Antonio
non è l’ideale dal punto di vista dello studio: “personalmente
rendo molto meno se mi sento in un certo senso costretto o comunque limitato
in un ambiente sempre uguale”.
Come si possono migliorare le cose? Antonio non ha dubbi: “se potessi
istituirei una mensa e qualche area di relax dove sia possibile ‘staccare’
per un momento: con il bel tempo si sfrutta il parco della facoltà,
ma nei mesi freddi o con il brutto diventa veramente difficile finire
lezione-mangiare-tornare a studiare.”
Dal punto di vista relazionale, il nostro fuorisede sostiene che i
legami tra gli studenti di veterinaria siano sicuramente molto agevolati
dal fatto di essere tutti insieme in uno stesso luogo. Ma resta di contro
il fatto di essere del tutto isolati dalla vita studentesca bolognese,
soprattutto per chi abita a Ozzano e dintorni e chi non ha mezzi di trasporto
propri.
di Elena Stagni, partecipante
al laboratorio formativo permanente "Professione Cittadino"
della laurea specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica,
anno accademico 2003-2004
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