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FARE
SQUADRA COL CUSB
La vita universitaria
è spesso fonte di stress fisico e mentale: niente di meglio allora
che intraprendere un’attività sportiva, magari tramite il
CUSB, struttura ad hoc dell’università.
Marco ha trovato nel calcio un vero toccasana, perché
giocare fa bene anche allo studio. Per il corpo, per la mente, per lo
spirito.
Marco
è di Pesaro, ha 26 anni e sta per laurearsi in statistica presso
l’università di Bologna. E’uno dei tanti studenti fuori
sede iscritto al CUSB, il Centro Universitario Sportivo Bolognese.
Ci facciamo raccontare da lui la sua esperienza.
Come sei venuto a conoscenza di questa struttura dell’università?
Dopo qualche anno che ero qui a Bologna dovetti cambiare appartamento:
nel nuovo conobbi un ragazzo appena laureato che era iscritto al CUSB.
L’anno dopo mi iscrissi anch’io e da allora ogni anno rinnovo
la tessera, questo è il quinto anno che mi iscrivo.
Immagino ti sia trovato bene…
Sì, molto: hai sempre una palestra a tua disposizione, ma soprattutto
trovi sempre ragazzi con cui giocare. All’inizio non avevo stretto
legami d’amicizia che andassero oltre gli allenamenti e le partite,
non ci si incontrava se non per giocare insieme. Io facevo la settimana
corta perciò nei weekend non ero mai a Bologna. Nell’ultimo
periodo ho iniziato a restare a Bologna anche sabato e domenica e si è
creato un bel gruppo: si usciva nel weekend per una pizza o una birra,
ci si trovava anche al di fuori dell’ allenamento.
Quante persone hai conosciuto tramite questa esperienza?
Credo di aver conosciuto in cinque anni più di cento ragazzi, una
media di venti-trenta all’anno, perché pochi sono fissi,
c’è un forte turn-over. Molti vengono dal Sud, soprattutto
dalla Calabria, e molti da Cesena, Rimini, o dalle Marche come me. Di
bolognesi ce ne saranno stati 3 su 100!
Rifaresti
questa esperienza? La consiglieresti?
La rifarei e la consiglio a tutti: è un’ottima occasione
per socializzare, per chi non riesce per vari motivi a stringere legami
all’interno della propria facoltà è l’ideale.
Conosci ragazzi più o meno della tua età: è un modo
per trovarsi e giocare insieme.
Quanto credi sia importante questa realtà per uno studente
fuorisede?
Credo sia fondamentale per creare gruppo tra studenti di facoltà,
età e provenienza diverse: se sei inserito e ti trovi bene dal
punto di vista umano e relazionale studi più facilmente. Il mio
caso lo dimostra: i primi 2-3 anni che ero a Bologna non riuscivo a studiare
e a dare esami perché mi trovavo male, non ero per niente inserito,
mi annoiavo e non avevo amici. Da quando ho iniziato a giocare a calcetto
ho cominciato a conoscere gente, a inserirmi in un gruppo, a trovarmi
meglio in questa città e così mi sono anche messo sotto
con lo studio, riuscendo a dare gli esami senza problemi.
Ritieni che la spesa sia adeguata al servizio?
La tessera annuale costa 11 euro, il corso di calcetto 68 euro, ma dura
quattro mesi per tre allenamenti alla settimana, mi sembra un buon prezzo.
Secondo te, cosa andrebbe migliorato all’interno del servizio?
L’unica disorganizzazione riguarda il fatto che ci sono troppi iscritti
rispetto al numero di corsi attivati, almeno per quanto riguarda il calcetto:
il CUSB non fissa un limite massimo alle iscrizioni, sono sempre aperte.
Capisco che sia anche una questione di convenienza dal punto di vista
economico, ma in questo modo ciascuno finisce per giocare poco, se si
pensa che gli iscritti al corso spesso sono più di venti e a calcetto
si gioca in cinque contro cinque!
E poi ci sarebbe la questione degli allenatori: sono studenti universitari
che fanno un corso apposta e che vengono stipendiati dal CUSB, però
non sono sottoposti a nessuna forma di controllo, devono solo firmare
il registro del responsabile della palestra a ogni allenamento, ma molte
volte firmavamo noi per loro. Un anno avevamo un allenatore che non ci
seguiva per niente, ci lasciava liberi di fare quello che volevamo: l’anno
dopo venne un ragazzo che aveva quattro anni meno di me, non si presentava
quasi mai agli allenamenti così andammo a riferirlo alla sede del
CUSB. Quando lo venne a sapere subimmo una specie di ritorsione: ci fece
correre quasi tutto il tempo dell’allenamento dopo averci fatto
una sfuriata perché non avevamo rispettato la gerarchia e eravamo
stati scorretti. Ma non è andata sempre male: un anno ci allenò
un ragazzo davvero in gamba, pieno di voglia di fare, si vedeva che ci
teneva moltissimo. Ci ha insegnato davvero tanto.
Credi che l’Università dovrebbe proporre anche altre attività
che aiutino gli studenti a socializzare?
Sicuramente sì, anche di tipo culturale, e per fare volontariato:
credo che alcune già ci siano ma non sono pubblicizzate, sono troppo
poco visibili. Credo che molti ragazzi aderirebbero ad associazioni di
volontariato, è bello, fa stare bene e rende più facile
anche studiare.
Per informazioni sul Centro Universitario Sportivo Bolognese
www.cusb.unibo.it
di Elena Stagni, partecipante
al laboratorio formativo permanente "Professione Cittadino"
della laurea specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica,
anno accademico 2003-2004
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