Home Page | L'idea | il Progetto | la Redazione | Scrivici | Rassegna Stampa | Newsletter




Cittadini Attivi
Comitato è bello
Comitati e giornalisti:
idillio difficile

A scuola di
cittadinanza

Nuovi Cittadini
Apprendista Cittadino
Studenti senza polis
Malgrado il degrado
Click Servizi
Blog
Le nostre Iniziative
Archivio
Credits


STUDENTI SENZA POLIS

Alma gincana

Mens sana in corpore sano

Studiare e dintorni
La giungla degli affitti

Biciclette ad alto rischio


Nuovi Cittadini-Studenti senza polis

INTERVISTA A ENRICO BEGHELLI DI SINISTRA UNIVERSITARIA

La strada da seguire per realizzare le ciclabili in zona universitaria è la collaborazione con i comitati cittadini. Le opportunità ci sarebbero: la volontà di realizzarle?

A Bologna ci sono tantissimi studenti. Gli studenti vanno in bici. A Bologna non ci sono ciclabili.
Perché gli studenti non contano nulla nelle scelte delle giunte?

Perché non votano. Consumano e portano ricchezza ma solo limitatamente all’indotto dei cosiddetti “birrifici”. Nell’economia incidono grazie agli affitti e poco altro. Hanno scarsa influenza così non gli si danno servizi.

Stai dicendo che sono un po’ staccati dai giochi cittadini?
Sto dicendo che hanno un rapporto diverso col territorio rispetto ai cittadini bolognesi che qua ci vivono.

Come si risolve questo problema?
Costruendo reti di comitati, associazioni, cittadini, studenti… mettendo assieme realtà diverse della società civile. Per la chiusura di via Zamboni e la costruzione di una ciclabile abbiamo contattato comitati antismog, quello di piazza Verdi, di via del Guasto, di Strada Maggiore oltre alle associazioni universitarie.

Perché questo è un fenomeno positivo?
Permette di andare oltre i particolarismi di ogni comitato e di allargare i contatti, di entrare più capillarmente nel territorio. Essere in tanti fa stimolare la discussione, aggiungendo punti di vista magari diversi ma che sono tra loro compatibili. Solo così si può realizzare qualcosa.

A proposito di realizzazioni, parliamo di ciclabili partendo da via Zamboni…
…sai che in teoria è ciclabile? Se fai un incidente con un’auto mentre tu sei lì in bicicletta l’assicurazione dovrebbe darti ragione. Il primo tratto è stato chiuso in modo “part-time”: solo certe ore. Ma già così si nota che ci sono dei vantaggi: il traffico è calato.

Non ci sono negozi (tabù storico delle giunte). Perché non chiuderla al traffico?
Quello che passa per via Zamboni è un traffico di transito: gli studenti la macchina non ce l’hanno, i professori vanno a parcheggiare nei loro posti riservati (ma si tratta di poche decine di auto), tutti gli altri passano e basta. Ma è una strada inadatta a questo scopo: c’è gente a piedi, il traffico è un pericolo. E il rumore disturba le lezioni.
enrico beghelli
Ci sono altre strade adatte a diventare ciclabili in zona universitaria?
Noi come Sinistra Universitaria tra il 2002 e il 2003 abbiamo raccolto firme per far realizzare una pista che toccasse: porta San Vitale, via Belmeloro, via Trombetti e infine via Zamboni. Sono tutte stradine strette, adatte alle bici, non alle auto.

E che fine ha fatto questo progetto?
La commissione comunale della Giunta Guazzaloca ci ha detto che è irrealizzabile perché ci sono le macchine posteggiate che restringono già la carreggiata: una ciclabile farebbe diventare troppo stretta la strada.

Dal punto di vista di chi punta tutto sull’auto non fa una grinza…
Ma noi abbiamo proposto un’idea nuova: sacrifichiamo un parcheggio e chiudiamo (tranne che ai residenti, ma si tratta di pochissime famiglie) il traffico in queste strade. Che influenza potranno mai avere sul traffico urbano delle strade così piccole e già poco trafficate?

Cosa bisogna fare allora per cambiare la situazione?
Cambiare politica: valorizzare i trasporti pubblici, la bicicletta, accendere Sirio [è un sistema di telecamere poste nelle entrate del centro storico attraverso il quale multare chi non ha il permesso di transitare. Non è mai stato attivato n.d.r.]. Naturalmente le strade di Bologna sono quel che sono: identiche a quelle degli anni 70 col triplo delle auto però.

E i cittadini cosa devono fare?
Qui c’è un problema di mentalità. Se piove usiamo lo stesso lo scooter, non l’autobus perché abbiamo paura di bagnarci nel fare quei tre passi per andare alla fermata. Se dobbiamo andare in centro diciamo “vabbè, faccio il furbo, per una volta” e entriamo in macchina dove non si potrebbe. Solo che a forza di “tanto, per stavolta…” il centro è intasato.



A cura di Riccardo Pirazzoli, partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica- anno accademico 2003-2004



 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna