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CACCIA
AL CICLISTA
Attenti al cane. E alle
buche, alle auto, agli scooter…
Le difficoltà di che sceglie la bici per girare in città
Carlotta, 24 anni: “Io mi muovo sempre in bici.
Ho deciso di fare un’assicurazione: mamma mia, è proprio
pericoloso. Soprattutto via Irnerio”.
Enrico, 24 anni: “È comodo girare in bici.
Peccato che non ci siano piste ciclabili”
Roberto, 26 anni: “Quando ci sono dei pedoni sulla
pista io suono il campanello, ma mi hanno mandato a quel paese parecchie
volte. Mi dicono: vai piano”
DAL
NOSTRO INVIATO FLOW
C’è troppo traffico. Gli autobus sono in ritardo. Andiamo
in centro in bici. Pronti, via: Flow va a pedalare lungo una delle ciclabili
bolognesi, partendo dai bei parchi della periferia est, vicino a San Lazzaro.
C’è tanta gente che ha pensato la stessa cosa. Forse troppa:
c’è traffico pure qui. Si arriva presto a un punto claustrofobico,
chiuso tra un muretto e una siepe. E adesso che sta passando una tipica
‘sgnaora bolognese con quattro sporte della spesa appese al manubrio
si fatica proprio a passare in due.
Questa pista sembra improvvisata e precaria: è ricavata sopra il
marciapiedi sottraendo spazio ai pedoni che ignorando la riga di divisione
passeggiano tranquillamente dove dovrebbero passare solo le bici. Ciò
dimostra che manca una cultura collettiva della bicicletta: la ciclabile
è un alieno atterrato sull’urbanistica bolognese. Si avverte
fastidio sia tra i ciclisti che devono slalomeggiare tra cani, passeggini
e scooter sia presso i pedoni che devono spostarsi per far passare le
bici.
Fastidio ma anche pericolo. Ci sono curve cieche che
speri non nascondano un bambino che sta giocando sulla pista: è
una zona piena di asili e scuole elementari che sfornano orde di bambini
urlanti che giustamente corrono ovunque. Forse un tragitto diverso sarebbe
stato preferibile.
Il fondo stradale è tipicamente bolognese: buche, sconnessioni,
rialzi di asfalto. Coppi e Bartali 50 anni fa correvano su strade peggiori
di questa ma solo perché mezzo secolo fa le strade non erano asfaltate.
Anche una ciclabile ha bisogno di manutenzione.
Il rapporto con gli altri mezzi di trasporto è conflittuale. I
passi carrai, a conferma del carattere improvvisato di
questa pista, danno direttamente sulla ciclabile senza che ci sia una
visuale per gli autisti. O si sporge il muso dell’auto alla cieca
o non si esce (ma nessuno di noi pretende gli arresti domiciliari in garage
per gli abitanti di via Pizzardi). E a loro volta i ciclisti vedono le
auto solo quando sono già ampiamente uscite.
Gli
scooter sfruttano la pista invece per aggirare il traffico bloccato.
E i vigili? Ne passano due in auto proprio mentre uno scooter supera Flow.
Probabilmente non hanno notato: magari gli alberi di via Pizzardi sono
talmente grossi (si stringono tra le mani) da impedire la vista a chi
è distante ben cinquemetricinque.
La ciclabile si biforca: o vai dentro il Sant’Orsola oppure la pista
termina subito, in via Massarenti. Proprio nel momento di maggior bisogno
siamo abbandonati su una delle arterie maggiormente trafficate di Bologna.
Siamo in un incrocio molto grosso dove nel giro di 100 metri ci sono la
maternità e il pronto soccorso dell’ospedale Sant’Orsola,
un passaggio a livello e a un paio di chilometri lo svincolo della tangenziale.
Tutta Bologna passa di qua e qua la ciclabile finisce.
In un orario abbastanza tranquillo come le 13:45 Flow ha incrociato 40
ciclisti scaricati come lui in mezzo al traffico. Ma naturalmente nessuno
voleva arrivare solo a questo punto: tutti vogliono andare in centro città,
non certo a visitare le amenità di un incrocio che ti soffoca di
smog. Allora, gambe in spalle e si prosegue verso il centro.
Via
Massarenti e via Irnerio sono l’inferno del ciclista. Buche,
macchine in doppia/tripla fila (e i vigili?), smog. Poi per uno strano
processo chimico da ciclista si diventa uomo invisibile: la precedenza
a chi pedala non si concede (e i vigili?).
In questo tratto Flow conta altri 30 kamikaze del pedale. Per un totale,
in 20 minuti di tragitto (ci si mette pochissimo ad arrivare), di 70 ciclisti.
Sono pochi? Alle fermate dell’autobus più affollate (quelle
del Sant’Orsola e di porta S. Donato) aspettavano rispettivamente
10 e 15 persone. Gli autobus che circolavano erano vuoti.
Non sono allora così pochi i ciclisti urbani, razza non protetta
a cui anzi si sta dando una caccia spietata. Le oasi protette (le ciclabili)
sono a Bologna una rarità e anche al loro interno non si può
star tranquilli: la caccia di frodo è tollerata. E i vigili? Stanno
facendo multe per divieto di sosta. Ben gli sta a questi automobilisti:
la prossima volta prendano la bici.
LA
SCHEDA DI PROFESSIONE CITTADINO
Attualmente in città esistono 5 percorsi ciclabili, per un totale
di 43 km:
1. Centro- quartiere Reno- Casalecchio
2. Centro- Scandellara- San Lazzaro
3. Università- Fiera- Stalingrado
4. Centro- Corticella- Navile
5. Lungoreno- Barca- Borgo Panigale
Un’utile fonte per conoscere in dettaglio i percorsi è l’opuscolo
“Bologna Voglia di Bici” redatto per il Comune dal Monte Sole
Bike Group, associazione apartitica e senza scopo di lucro, di appassionati
di Mountain Bike che si occupa di mobilità ciclabile da più
di 15 anni. Il volume, ricco di informazioni per chi voglia muoversi in
bici, è purtroppo stato distribuito poco e male. Ne trovate però
la versione digitale sul sito
del Montesolebikegroup con tanto di dettagliate mappe degli itinerari.
A cura di Riccardo Pirazzoli, partecipante al laboratorio formativo
permanente "Professione Cittadino" della laurea specialistica
in Comunicazione pubblica, sociale e politica- anno accademico 2003-2004
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