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PER
UNA BOLOGNA A PORTATA DI PEDALE
DALLA DENUNCIA ALLE PROPOSTE
L’inchiesta ha evidenziato una situazione pessima per chi va in
bici. Tante le persone da noi interpellate che ci hanno confermato la
pericolosità e la precarietà delle piste ciclabili. Su questo
allora siamo tutti d’accordo. Ma su cosa puntare per ottenere dei
miglioramenti?
1. CONOSCENZA. Si deve informare
la cittadinanza dell’esistenza e della collocazione di 43 km di
piste, nonostante ci siano tutti i problemi che la nostra inchiesta ha
messo in evidenza.
Il Monte Sole Bike Group ha compilato un dettagliato opuscolo
(“Bologna voglia di bici”) nel 1997, aggiornato nel 2003/2004:
sono annotati i percorsi con tanto di informazioni storiche e paesaggistiche.
Sono state fatte molte copie ma molte sono rimaste negli scantinati del
Comune invece di essere distribuiti attraverso, per esempio, i quartieri.
Come canale distributivo si potrebbero sfruttare le edicole, ma non solo.
Se il volume fosse poi distribuito in stazione ai turisti appena scesi
dal treno si darebbe un’immagine fortemente positiva alla città.
Questo discorso è valido per il settore turistico, ma si applica
perfettamente anche agli studenti: appena arrivati si troverebbero per
le mani una piantina di Bologna e le indicazioni per girarla in comodità.
Perché allora l’Università non ha mai collaborato
alla sua distribuzione tra i suoi fuorisede?
2. PROMOZIONE DELLA SALUTE. Bologna ha una configurazione tale
che in pochi minuti si può arrivare dappertutto senza fare eccessive
fatiche. Non ci sono quindi controindicazioni all’uso della bici.
Sono invece notevoli i benefici in termini di salute: bicicletta significa
vita meno sedentaria, allenamento e benessere fisico. Si dovrebbe quindi
puntare maggiormente su questi aspetti, attraverso campagne informative
rivolte a tutti i cittadini.
3. COLLEGARE TRA LORO LE PISTE. A oggi, più che
di piste si può parlare solo di spezzoni. Ciò crea confusione
e pericolo.
4. PROMOZIONE DI NUOVE CICLABILI E ITINERARI A PREVALENTE CIRCOLAZIONE
CICLABILE: ciò significa non chiudere al traffico dei
residenti ma segnalare adeguatamente ogni strada a grande presenza di
ciclisti. Occorre essere realisti e accettare compromessi: non si può
trasformare l’intero centro in una pista ciclabile ma, sfruttando
l’urbanistica medievale di Bologna, si possono sfruttare le strette
stradine laterali, adatte alle bici ma non alle auto.
5. COLLEGAMENTI CON LA PERIFERIA E LA CINTURA. Ogni mattina arrivano
a Bologna 200000 macchine. Almeno 50000 potrebbero rimanere nei parcheggi
se i loro proprietari usassero la bici per andare in città. Ciò
favorirebbe anche tutti gli studenti che spesso abitano nelle zone periferiche
della città, dove gli affitti sono più bassi.
6. ZONA UNIVERSITARIA. Realizzare una pista ciclabile comoda
e sicura in queste zona non significa chiusura totale del traffico ai
residenti. La costruzione non vedrebbe le tipiche opposizioni dei commercianti
in quanto qui non ci sono negozi. Non richiederebbe interventi straordinari
all’assetto urbano, ma solo lo sfruttamento delle tante stradine
medievali tipiche di quest’area.
di Riccardo Pirazzoli, partecipante
al laboratorio formativo permanente "Professione Cittadino"
della laurea specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica,
anno accademico 2003-2004
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