Home Page | L'idea | il Progetto | la Redazione | Scrivici | Rassegna Stampa | Newsletter




Cittadini Attivi
Comitato è bello
Comitati e giornalisti:
idillio difficile

A scuola di
cittadinanza

Nuovi Cittadini
Apprendista Cittadino
Studenti senza polis
Malgrado il degrado
Click Servizi
Blog
Le nostre Iniziative
Archivio
Credits


STUDENTI SENZA POLIS

Alma gincana

Mens sana in corpore sano

Studiare e dintorni
La giungla degli affitti

Biciclette ad alto rischio


Nuovi Cittadini-Studenti senza polis

INTERVISTA A ANGELO MICHELUCCI, MEMBRO DEL WWF

Le piste ciclabili: una necessità anche dal punto di vista ambientale. Ma soprattutto sono indispensabili per la salute dei cittadini.

Qual è la condizione dell’aria a Bologna?
Tragica. L’aria di Bologna è invivibile: come mai se in campagna passa un motorino si sente l’odore anche da lontano e in centro invece non si nota nessuna differenza?

Quali sono le conseguenze?
Asma e allergie: sono malanni ormai molto diffusi. Quando ero ragazzino io invece non se ne sentiva mai parlare. Servirebbero delle statistiche ma sono dati che fatichi ad avere.

E quindi su cosa si basa la sua affermazione?
All’ospedale Bellaria c’è uno dei più importanti centri asmatici d’Italia: guarda un po’, sarà un caso. Se poi si vanno a guardare i dati di incidenza tumorale a Bologna si scopre che i picchi sono proprio nella via più inquinata: via San Vitale. Ma occorrerebbero dati veri e significativi che invece non ci sono.

Qual è allora il ruolo della bici in questo quadro così drammatico?
Bicicletta significa allenamento, beneficio fisico e quindi salute. Inquinando meno si rende la città più vivibile. Tra l’altro a Bologna ci sono molti studenti e anziani: i primi non hanno molto da spendere, gli altri devono campare con la pensione… la bici significa anche risparmio.

Non mi sembra però che le scelte urbanistiche fatte finora dalle precedenti giunte siano andate in questa direzione. È corretto dire che l’assetto urbano di Bologna sia carente di ciclabili?
È eclatante: Bologna non ha piste. A volte ci sono tratti di poche centinaia di metri, nelle vicinanze di supermercati come l’Esselunga o la Coop. Se da San Lazzaro voglio andare a Casalecchio ho solo degli spezzoni, spesso non collegati tra loro. E nessuno sa dove sono.

Sta dicendo che mancano segnali che indicano i percorsi?
Sto dicendo che ci sono indicazione per tutto tranne per chi va in bici. L’altro giorno ho chiesto a 6 vigili dov’è la ciclabile di via Zanardi: in 6 non me lo ha saputo dire nessuno. Ed erano vigili urbani.

Ma ci sono 43 km di piste…
Sono nel mondo dei sogni. Sono solo degli spezzoni, non dei percorsi rapidi, brevi, lineari. In centro non ci sono piste nonostante una città medievale, con le sue strade strette offra delle possibilità. Altro esempio è via Irnerio è molto larga: è mai possibile che non si riesca a ricavarci due metri di ciclabile? E poi non è proprio possibile realizzare un guard-rail che protegga il ciclista dalle auto che in questa strada vanno molto veloci?

Mi pare che lei richieda degli interventi che rendano la città ottimamente ciclabile: non si accontenta di soluzioni più modeste, come lo sfruttamento dei marciapiedi. Crede davvero che, vista la critica situazione attuale, siano realizzabili?
Certo che è possibile. La pista del ponte di via San Donato è da criminali: l’hanno ricavata sul marciapiede ma in mezzo ci sono i piloni della luce. Se cadi è molto pericoloso. Le giunte (noi come WWF ci siamo scontrati con tutte: da Vitali a Guazzaloca) si devono chiedere: chi dobbiamo agevolare? Chi fatica come i ciclisti o gli automobilisti? I percorsi a zigzag penalizzano il ciclista.

Strade bucate, curve cieche, passi carrai direttamente sulle piste, i piloni e la mancanza di protezione di cui ha accennato. Visti questi pericoli, cosa deve fare chi gira in bici a Bologna?
Bisogna mettere il casco. Ci sono moltissimi incidenti in bicicletta, più di quanto si pensa: sarebbe interessante avere delle statistiche, che però non ci sono. La settimana scorsa una signora è caduta in uno scontro con un pedone: adesso è in coma.

Lei sta denunciando una situazione critica. La sicurezza del ciclista però non sembra essere una priorità: oggi vanno tanto di moda le rotatorie che favoriscono la sicurezza dell’automobilista ma sono un pericolo per chi pedala. Cosa ne pensa?
Che sono necessari dei sottopassi perché le rotatorie sono micidiali. Ma si devono investire delle risorse per farli.

Quindi quali provvedimenti prenderebbe?
Penso sia necessario chiudere le strade, rendendole praticabili solo per le bici. Inoltre lungo i percorsi si devono creare dei posteggi custoditi.

Ha introdotto un altro grosso problema: i furti. Come si limitano?
Abbiamo proposto un pubblico registro per le bici. Funziona come le targhe dei motorini: ogni bici avrebbe una targhetta che la renderebbe riconoscibile e così, essendo identificabile, la si potrebbe assicurare. Ma accanto a questo occorrono dei posteggi custoditi.

Nonostante la pericolosità, i furti, lo smog… si incontrano molte persone in bicicletta. Perché allora non si favoriscono questi cittadini?
I commercianti hanno sempre spinto per un centro aperto ai mezzi privati.
Poi a Bologna c’è un problema di mentalità: la bici non è “in”, ci si sente sminuiti. A Ferrara in bici ci va anche l’industriale, Bologna è troppo borghese: bisogna ostentare la moto grossa appena comprata.

Ma i tanti studenti che vivono a Bologna la usano.
Ci va solo chi ne ha la necessità o quelli a cui piace andarci.

Cerchiamo di convincere gli altri: perché la bici?
La bici è “riflessiva”, ti consente di pensare mentre la guidi, l’auto no, non hai tempo per farlo. E poi in bici vedi le cose che ti circondano.


A cura di Riccardo Pirazzoli, partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica- anno accademico 2003-2004



 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna