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IINTERVISTA A TILDE PEZZI, ADDETTO STAMPA ATC

Tilde Pezzi e la comunicazione di ATC: con lei abbiamo discusso dei difetti riscontrati durante la nostra inchiesta. E le abbiamo inoltre proposto servizi alternativi: si può fare!

TARIFFE
Chi dice Bologna dice Università. Perché ATC non ha finora pensato a delle agevolazione per i tanti studenti che abitano in città?
Abbiamo realizzato delle agevolazioni per quanto riguarda l’abbonamento annuale: costa 192 € contro gli ordinari 270 €, è valido anche il sabato e la domenica e, visto l’età alta a cui ci si laurea, possono usufruirne persone fino ai 30 anni.
Non si può fare di più?
Se parliamo di fornire agli studenti delle fasce orarie in cui possono viaggiare gratuitamente… beh, gratis non si può proprio.
Però esistono abbonamenti speciali per categorie come i pensionati. Perché non pensare a qualcosa di simile anche per gli studenti?
Ci sono questi abbonamenti speciali a prezzi molto bassi, ma qualcuno paga per loro: il Comune partecipa al pagamento di questi abbonamenti. Ci sono stati degli incontri con l’Università a tal proposito. C’era anche una disponibilità da parte loro a intervenire ma finora non si è concluso nulla.

INFORMAZIONI SBAGLIATE

L’inchiesta di Professione Cittadino ha evidenziato che i pannelli informativi elettronici danno aggiornamenti sbagliati sull’arrivo del bus.
Da un punto di vista comunicativo questo problema è tremendo. Per un servizio pubblico, la percezione positiva o negativa passa inevitabilmente attraverso la comunicazione: un bus nuovo ci dà credibilità, uno vecchio è percepito negativamente.
Abbiamo infatti raccolto interviste di persone molto irritate…
Ogni informazione è una promessa: se sbagli, anche se di poco, diventa una promessa non mantenuta. E questo genera mancanza di credibilità, fa dire alla gente: “questi se ne fregano”.
Apprezziamo l’onestà. Possiamo allora dire che c’è un problema di comunicazione?
Il problema certamente esiste. Ma in un servizio di trasporto pubblico esso è molto più accentuato che in altri servizi: dello sciopero degli spazzini te ne accorgi quando, ormai a fine giornata, la spazzatura è ancora nei cassonetti. Nel trasporto c’è una intermediazione umana immediata: se c’è sciopero te ne accorgi subito. Ecco allora che la comunicazione diventa importante.
Perché allora quegli spot muti nei monitor sui bus?
È una situazione in fieri, per ora è sperimentale. Abbiamo ricevuto delle lamentele per l’audio.
Ma allora non sono uno spreco, tra l’altro inutile dl punto di vista comunicativo?
Sì, l’immagine senza suono non attira. Ci sarebbe un discorso di vendita degli spazi pubblicitari ma anche un servizio per i non-vedenti: viene dato via audio il nome della fermata. Ripeto, è in via sperimentale.

AUTOBUS DOPPI
Perché circolano autobus doppi in orari in cui ci sono pochissimi passeggeri?
Fare delle fasce orarie differenziate sarebbe costoso in termini di risorse umane.
Ma così facendo non c’è uno spreco di risorse economiche?
No, costa l’uomo non il mezzo. L’autista ha un costo alto perché ci sono esigenze di sicurezza da rispettare assolutamente, tutti i nostri contratti ne tengono conto seriamente.
Perché non utilizzare bus singoli?
Il mezzo “snodato” costa all’azienda quanto uno singolo. Sarebbe uno spreco maggiore portare dentro il mezzo doppio e far uscire quello singolo: ciò terrebbe occupato inutilmente un autista.
Tra l’altro, questa soluzione non crea particolari problemi per la viabilità urbana: in questi orari il traffico è piuttosto scorrevole.

FERMATE
State abbellendo le fermate. Per un servizio di trasporti è proprio questa la priorità?
Dobbiamo intenderci sul concetto di “servizio di trasporti”: diventa davvero un servizio solo quando è consumato… il consumatore partecipa alla produzione.
…può spiegare meglio?
Certo: un bus diventa un servizio solo quando carica delle persone. Finché gira vuoto è uno spreco.
E come si colloca la fermata in questa accezione di servizio?
L’attesa ne fa parte: tu esci e ti rechi alla fermata. In questo luogo hai bisogno di protezione e di sicurezza: abbiamo allargato i marciapiedi e dotato di illuminazione la fermata. Poi c’è necessità di ripararsi da pioggia, neve o caldo: ecco allora le pensiline. Il cliente vuole informazione: abbiamo allestito i pannelli elettronici. Ci sono persone anziane che hanno la necessità di salire col minor numero possibile di movimenti: ciò è ora possibile grazie ai marciapiedi allargati e alle vetture senza gradini.
Ma comunque ATC resta un’azienda di trasporti: la gente si aspetterebbe investimenti per avere più bus, più puntuali e più comodi. Cosa si è fatto in tal senso?
Investimenti ce ne sono stati. In 4 anni abbiamo acquistato 231 mezzi nuovi, tutti col pianale ribassato, molti a metano o ibridi. Sono stati comprati inoltre 119 mezzi per le linee suburbane e extraurbane. Molti di questi mezzi sono di produzione straniera (Mercedes e Van Hool): all’estero c’è maggiore sensibilità nel valorizzare il trasporto pubblico.

CAR SHARING E AUTOBUS SU PRENOTAZIONE
ATC fornisce un servizio di car sharing. Gli studenti possono accedervi con qualche agevolazione?
È possibile attivare delle convenzioni con associazioni rappresentative o enti, non con dei singoli. Per esempio ne è stata attivata una con la Provincia.
Quindi è attivabile anche dall’Università?
È attivabile da enti come ARSTUD, ma anche da associazioni di studenti. È necessario che però l’associazioni rappresenti un gruppo di persone, non certo un singolo. In questo modo potrà siglare con ATC una convenzione che consente di ottenere degli sconti in fattura.
Esiste anche un servizio di bus su prenotazione attivo in provincia. Non si potrebbe pensare a qualcosa di simile anche in città, soprattutto nelle ore notturne?
Il “Pronto Bus” è dedicato a zone della pianura a bassa densità di popolazione. In città invece è attivo, di giorno, a Borgo Panigale e al Villaggio Speranza: lì ci sono case di cura, anziani… insomma, è una situazione particolare.
Un servizio del genere rimane al contrario problematico per zone urbane poco abitate e in orari con scarsa utenza. Il motivo principale è che non si possono fare programmazioni: ci sono differenza poco prevedibili legate agli orari o ai giorni.
È stato fatto qualche anno fa un esperimento di “notturno metropolitano”. Fu un’esperienza fallimentare: non lo prendeva nessuno.
Ma non converrebbe in termini economici un servizio di bus su chiamata piuttosto che una linea fissa dove c’è poca utenza?
Faccio un esempio. Nella zona collinare di Paderno e Sabbiuno c’è bassa densità di popolazione ma abbiamo verificato che conviene ugualmente una linea fissa perché c’è comunque affluenza.



A cura di Riccardo Pirazzoli, partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2003-2004



 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna