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Dimmi come sei e ti spiegherò chi sei: tipologie di comitati Che sia fermento rivitalizzante
o malattia fastidiosa, a seconda del punto di vista, un dato è
certo: il così detto comitatismo da alcuni anni a questa parte
è cresciuto vertiginosamente. E più lievita più si
fa fenomeno articolato e complesso, composto da realtà molto varie.
E' possibile fare ordine all'interno di questa galassia così eterogenea,
magari individuando le diverse tipologie di comitati che la compongono? La prof.ssa Chiara Sebastiani suggerisce che prima di tutto i comitati si possono classificare in base ai problemi affrontati: ambiente piuttosto che traffico, sicurezza o immigrazione. Ma attenzione: accade che più comitati trattino lo stesso problema. A variare allora non è il tema, ma il modo di inquadrarlo: “A proposito della riqualificazione di piazza Aldovrandi, c'era chi aveva in mente la creazione della piazza come spazio pubblico, chi articolava un discorso di salvaguardia in termini estetico-architettonici, chi parlava di pedonalizzazione”. Il prof. Rodolfo Lewanski individua il criterio della generalità del problema trattato: si va dal micro-particolarismo o logica “del condominio” propria di alcuni comitati, a obiettivi più generali relativi all'intero centro storico o all'intera area urbana (il riferimento è ai comitati antismog). Come nota la Sebastiani le sfumature sono molte: “All'interno degli stessi comitati antismog nonostante la base di partenza comune, c'è chi fa un discorso ambientalista globale legato a una città più vivibile e chi invece si concentra sul problema più specifico di una zona”. Sempre Lewanski collega alla generalità del problema trattato un ulteriore criterio, quello del grado di propositività del comitato. Afferma: “I Comitati micro-particolaristici hanno una tendenza più all'azione ‘contro’ che all'azione propositiva. L'obiettivo non è di affrontare un problema nel suo complesso, ma più banalmente di allontanarlo il più possibile dal proprio territorio secondo la così detta sindrome NIMBY (not in my back yard, da tradursi ‘non nel mio giardino’)”. Il confronto è fatto con i comitati antismog che invece perseguono un bene collettivo riferito all'intera città e si rivelano altamente propositivi. Tutti gli intervistati indicano infine come criterio di distinzione il grado di stabilità di queste forme aggregative. Alcuni comitati, e in genere quelli che affrontano problemi più generali e complessi, tendono a durare nel tempo. Magari non si fanno sentire per un periodo, si mantengono latenti pronti poi a mobilitarsi nuovamente. Sono i comitati che hanno anche una organizzazione migliore. Come fa notare la Sebastiani: “Alcuni comitati tendono a operare stabilmente sul territorio, trasformandosi a volte in associazioni o comunque entrando a far parte di un tessuto associativo con sinergie”. Accanto a questi vi sono però comitati di breve durata che fanno presto a nascere come a morire o perché hanno deciso di mollare la presa o perché hanno soddisfatto l'obiettivo minimo per cui erano nati. Giulia Poggiolini
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