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La
voce dei 19 cittadini attivi
Qui raccolte troverete le interviste
ai 19 cittadini attivi oggetto della nostra indagine. Una precisazione è
d’obbligo: molti dei comitati e delle associazioni civiche che abbiamo
interpellato per la nostra inchiesta erano già stati oggetto di un
precedente lavoro giornalistico svolto nell’ambito del laboratorio
di giornalismo civico “Professione Cittadino” per l’anno
accademico 2002-2003. Gli articoli sono reperibili nella sezione COMITATO
E’ BELLO.
Associazione
Iperput
Associazione Impegno Civico
Associazione l'altra informazione
Associazione Noi Donne Insieme
Associazione per la difesa dei Giardini Margherita
Associazione per il Parco della Montagnola
Gruppo San Bernardo
Comitato Al Crùsel
Comitato Alberi e non Antenne
Comitato Ambiente San Lazzaro Sud
Comitato Canossa
Comitato dell'Osservanza
Comitato delle Torri e delle Acque
Comitato di Via Toscana e dintorni
Comitato Gli Orti di Orfeo
Comitato Lunetta Gamberini
Comitato Non sfrattate Pinocchio
Il materiale è stato raccolto grazie all'impegno dei volontari che hanno
collaborato alla realizzazione dell'inchiesta (Elena Bertocco, Sara Carboni,
Giulia Poggiolini, Irene Romano, Miriana Tizzani).
PIETRO TAGLIATI, ASSOCIAZIONE IPERPUT
“Dobbiamo cercare di sensibilizzare la politica su alcune problematiche
urgenti? Cominciamo dal sensibilizzare cittadini e giornalisti”.
Come contattate voi di Iperput i media locali?
Ho costituito con Elio Antonucci Infostampa, una mailing list volta a
diramare comunicati stampa di comitati e associazione bolognesi a cinquecento
iscritti, di cui buona parte giornalisti. Infostampa è uno strumento
che noi controlliamo affinché non passi informazione scorretta
e, data la serietà, è accreditato anche presso certe agenzie
come la Dire.
I media locali vi hanno dato e continuano a darvi
visibilità?
Prima c'era molta apertura da parte della stampa nei nostri confronti.
Adesso col fatto delle elezioni passiamo in secondo piano anche se su
alcuni temi continuiamo ad avere visibilità mediatica; mi riferisco
ad esempio alla questione delle scosse dovute ai mezzi di trasporto pesante
che passano sulle strade, provocando fastidio e rendendo necessarie ristrutturazioni
sempre più frequenti.
Nello specifico, a pubblicare di più sono il Domani e l'Unità.
La seconda pur avendo poche pagine, si dimostra molto aperta. Seguono
Repubblica e Carlino. Anche Rai3 ha fatto alcuni servizi su di noi.
Per quanto riguarda le radio?
Non la sento molto e non mi faccio avanti, anche se avrebbero più
spazio rispetto ai giornali.
Potete dirvi soddisfatti della copertura mediatica
che vi è stata data?
Nel dare un giudizio c'è da considerare che i giornali “scremano”
e presentano le notizie in base a certe esigenze della linea editoriale.
E' normale. Alle conferenze stampa vengono giovani giornalisti ma poi
è la direzione che, in base a una scelta editoriale, decide cosa
pubblicare. Da parte nostra tutto quel che viene è buono. A noi
serve che la stampa parli delle nostre iniziative, ma non necessariamente.
In che senso?
Il primo obiettivo è quello di tenere informati i cittadini. Lo
facciamo sfruttando molto le nuove tecnologie, capaci di aggregare e creare
comunità. Tre anni fa nacque il forum Iperput che attualmente conta
358 iscritti. Questo forum è un luogo virtuale di dibattito dove
ognuno può intervenire. E' lo strumento migliore per informare
e coinvolgere i cittadini, molto più efficace del semplice comunicato
stampa formale.
Cerchiamo poi di raggiungere anche chi non usa la posta elettronica, inviando
notizie a iscritti e simpatizzanti con lettere.
Lei, tramite Infostampa, monitora i comunicati
che i vari comitati inoltrano. Se ne deduce una buona capacità
comunicativa da parte dei comitati?
Per molti è così. Altri, nel redigere un comunicato, dimostrano
di non rispettare certe formalità, soprattutto una comunicazione
efficace e breve.
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GIANPIERO GAMBERINI, ASSOCIAZIONE “IMPEGNO
CIVICO”:
“organizziamo conferenze e convegni per ricreare un rapporto di
maggiore conoscenza e collaborazione fra i cittadini e le istituzioni
basato sul principio costituzionale della sussidiarietà per far
crescere il senso dello stato di diritto e la riscoperta della storia
nazionale”
Signor Gamberini, che tipo di rapporto ha la sua
associazione con la stampa?
I rapporti con la stampa sono abbastanza buoni. Di solito diamo le comunicazioni
ai giornali prima di una conferenza, organizzando degli incontri. Abbiamo
anche, una giornalista “free lance” che si occupa di mandare
i comunicati alle varie testate. In particolare preferiamo la collaborazione
del Resto del Carlino, di solito quando organizziamo delle conferenze,
loro pubblicano il nostro comunicato prima, e dopo la conferenza un articolo
di commento. Troviamo invece che il Domani sia fazioso.
Siete soddisfatti degli spazi che la stampa vi concede?
Da un lato siamo soddisfatti, perché la stampa sicuramente ci dà
molta notorietà. Essendo la nostra un’associazione, le quote
sociali non ci permetterebbero di fare così tanta pubblicità
ai nostri convegni. D’altro canto, però vorremmo un rapporto
più stretto con la stampa. A volte facciamo fatica a farci pubblicare.
Noi sappiamo come fare per chiedere spazio, ma siamo consapevoli che i
giornali sono subissati di richieste di pubblicazione e quindi devono
fare delle scelte. Inoltre credo che i giornali dovrebbero dare più
spazio alle iniziative dei circoli come il nostro.
Come sono i rapporti con gli altri mezzi di informazione?
Con le radio non abbiamo alcun rapporto, mentre con le televisioni e mi
riferisco in particolare a Rai tre ed e-Tv il rapporto c’è
ma è più discontinuo. Noi li invitiamo sempre ma raramente
poi, partecipano.
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DELISE MERLI, ALTRA INFORMAZIONE
“Abbiamo deciso di squarciare il velo di ipocrisia dell'attuale
Amministrazione comunale e di avviare un'opera di informazione e sensibilizzazione
dell'opinione pubblica bolognese a difesa della trasparenza informativa”.
Chi siete voi di “Altra informazione” e in cosa consiste il
vostro progetto?
Siamo un gruppo di cittadini auto-organizzati con l'obiettivo di fare
informazione su tutto ciò che l'attuale Amministrazione comunale
non rende noto ai cittadini sulle opere realizzate o in corso di realizzazione
a Bologna. La nostra strategia è una comunicazione diretta con
i cittadini.
Che strumenti usate per informare la cittadinanza
bolognese?
Abbiamo un sito internet e un giornale satirico on line, “Il Resto
del Giorgino”, consultabile all'indirizzo: http://digilander.libero.it/laltrainformazione/.
Il nostro è un sito “di strada” per un'informazione
dal basso che proponga in modo satirico temi seri che riguardano Bologna.
Siete attivi anche off line?
Sì. Utilizziamo il volantinaggio per strada come strumento comunicativo
e organizziamo eventi.
Di che tipo?
Siamo andati tutte le sere per un mese in Piazza Re Enzo a dare informazioni
alla gente sull'Infobox, una “bruttura architettonica”, che
peraltro presenta progetti che in realtà appartengono alla vecchia
giunta. Abbiamo promosso un sondaggio per sapere cosa ne pensava la gente
e un presidio “anti-gocce” con vignette satiriche che hanno
riscosso molto successo. Abbiamo persino contattato Sgarbi, che ha inserito
le “gocce” nel suo libro sulle “brutture architettoniche”
italiane con il nome di “barattoli”, espressione da noi coniata.
Quella di usare la satira per divulgare il proprio
messaggio è dunque una strategia che premia.
Sì. Il messaggio arriva a molta più gente e con più
efficacia.
Parliamo del rapporto che avete con i media locali.
Preciso che il nostro obiettivo è quello di comunicare direttamente
con i cittadini; a noi non serve necessariamente la ripresa da parte di
giornali. Detto questo, è ovvio che più attenzione ci è
data, meglio è. Per questo ogni volta che organizziamo un evento
mandiamo un comunicato stampa anche ai media locali.
Con che esito?
Molto vario. A volte danno visibilità altre no, a seconda delle
decisioni che le redazioni prendono di giorno in giorno. C'è da
considerare che i media sono attratti dalla novità, e, in più,
data la mole di informazioni che devono trattare ogni giorno, non possono
permettersi di stare su un tema a lungo. Cosa che facciamo invece noi,
con l'approfondimento. La nostra informazione finisce per essere complementare
a quella dei media locali.
Che cosa vi differenzia da un comitato?
Noi non ci chiamiamo comitato ma associazione principalmente perché
non siamo nati su un problema specifico. Noi trattiamo tutta una serie
di argomenti sui quali cerchiamo di fare informazione corretta coinvolgendo
la cittadinanza.
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ALBERTINA BARUFFALI, ASSOCIAZIONE “NOI
DONNE INSIEME”
Come vengono selezionati i fax che arrivano nelle redazioni? Perchè
i giornali non pubblicano le nostre iniziative? Perchè il tg regionale
fa un servizio sulla nostra associazione solo perchè è venuto
Cofferati in visita?
Signora Albertina, qual è il rapporto dell’associazione
con i media locali? Partiamo dai giornali.
Non abbiamo molti contatti coi giornali locali. Il Domani l’anno
scorso ci pubblicava, anche perchè abbiamo conosciuto il direttore
in occasione di una manifestazione, quest’anno un po’ meno.
Il Domani, nato come antagonista del Carlino, è diventato sterile:
per un anno l’ho comprato tutti i giorni, anche per sostenerlo,
ma ora non mi piace più.
A proposito del Carlino...
Il Resto del Carlino per me è illeggibile però qualche volta
ci pubblica
E le altre testate? Repubblica, l’Unità...
La cronaca cittadina de “La Repubblica” ha poco spazio e quel
poco che c’è è occupato quasi tutto dallo sport: su
calcio e motorshow c’è sempre spazio, per noi invece molto
meno. Anche l’Unità ci da pochissima attenzione.
Il problema comunque è di caratttere generale: si da poca importanza
alle iniziative delle associazioni che invece son molto richieste dalla
cittadinanza. Più di una volta c’è capitato di sentire
persone che erano ad una nostra iniziativa perchè l’avevano
letto sul giornale.
Come pensate di risolvere questa situazione?
A livello cittadino pubblicità e risonanza rimangono un problema.
A livello di quartiere invece va molto meglio: abbiamo più attenzione
perchè siamo mediati dall’istituzione territoriale in questo
caso il Quartiere Reno con la sua presidente, Silvia Zamboni.
Ogni 4 mesi viene spedito a tutti gli abitanti della nostra circoscrizione
il giornalino “InformaReno” curato dal quartiere stesso dove
viene sempre pubblicato tutto il materiale che mandiamo.
E’una bella iniziativa, ma per arrivare alle
testate locali non basta la mediazione del quartiere. Come le contattate?
Di solito contattiamo i giornali via fax: lo spediamo al mercoledì
perchè sia pubblicato il sabato.
All’inizio per Il Domani contattavamo Cristiano Zecchi ma lui non
pubblicava mai niente. Dopo aver conosciuto il direttore non mandiamo
più le cose a lui. Comunque, come ho già detto prima, ultimamente
neanche Il Domani ci da molto spazio, o perlomeno molto meno di prima:
alla festa dell’unità sono andata nel loro stand ed ho lasciato
un reclamo ad un ragazzo che era lì, ma penso che non sia mai arrivato
in redazione.
Sempre alla festa dell’unità mi è stato presentato
Chiarini di Repubblica.
Tutto molto casuale insomma...
Sì è così, i contatti se li abbiamo è perchè
c’è stato un incontro fortuito. Avviene tutto molto casualmente
e si va avanti a conoscenze: a noi piacerebbe sapere come si fa ad essere
selezionati dai quotidiani
Abbiamo fatto una giornata dimostrativa dell’associazione per l’apertura
dell’anno: son stati presentati gli insegnanti, i corsi, le iniziative
previste. Abbiamo contattato tutti i quotidiani ma nessuno ha pubblicato
la notizia.
Le nostre forse sono notizie minori, a cui viene riservata poca attenzione
da parte dei media locali, ma noi gradiremmo un’eco maggiore e non
solo per quanto riguarda il nostro quartiere.
Con la radio va un po’ meglio?
Direi di sì. Con radio San Luchino abbiamo un bellissimo rapporto
perchè è una radio che si rivolge soprattutto agli ultracinquantenni
ed più o meno la stessa età dei nostri iscritti. Spesso
mi chiamano a casa e mi fanno parlare in diretta, pubblicizzano l’associazione,
sono venuti qui in sede.
Radio Città del Capo l’abbiamo contattata ma volevano essere
pagati quindi abbiamo declinato anche perchè a Casalecchio non
si sente (e Casalecchio è più vicina a noi che il quartiere
Mazzini).
Radio Nettuno 4 anni fa fece una trasmissione sull’associazione,
mentre collaborai con Onda Radio dal ’96 al ’98 con una trasmissione
in diretta ogni venerdì mattina: io conducevo e assieme a me c’era
sempre un ospite, il più delle volte con competenze mediche, ad
esempio ginecologi, perchè era l’area di cui mi occupavo
con la mia professione.
Inoltre abbiamo fatto una pubblicità a pagamento per radio Latte
e Miele (6 spot giornalieri per 2 settimane): la radio copre tutta la
regione ed è abbastanza famosa.
Mancano all’appello Tv locali e Internet.
Il TG3 ha fatto dei servizi ma sempre perchè siamo stati mediati
dal quartiere: ad esempio quando è venuto Cofferati in visita al
quartiere è passato dalla nostra sede dove c’erano una settantina
di persone che per noi sono un evento straordinario. Oppure perchè
da 2 anni abbiamo uno stand come associazione alla festa dell’unità
dove organizziamo serate culturali, ludiche, balli di gruppo...
Con i computer invece non abbiamo un buon rapporto: abbiamo un pc solo
perchè ci è stato regalato ed una nostra socia s’è
gentilmente impegnata a fare un sito sull’associazione.
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RAFFELLA SANTI CASALI E SILVIA CUTTIN,
“COMITATO PER LA “DIFESA DEI GIARDINI MARGHERITA”
Credete che i giornali si occupino a sufficienza
di voi? Ne siete soddisfatti?
Raffaella Santi Casali:
I media non parlano male di noi, anche se lo spazio che otteniamo dipende
da molti fattori, tra i quali soprattutto il ritorno politico: se un giornale
ci pubblica dipende dall’impostazione politica della testata e dalla
rilevanza che i partiti hanno in quella vicenda. Sappiamo benissimo che
c’è uno stacco fra quello che succede e quello che viene
raccontato nei giornali, ma è così per tutti, non solo per
i comitati. Siamo anche consapevoli che se non ci concedono dello spazio
è anche per una questione mediatica: sappiamo che è necessario
fare scalpore per fare notizia.
Silvia Cuttin:
Come Comitato siamo ormai abbastanza conosciuti e riteniamo di essere
trattati abbastanza alla pari rispetto agli altri. A volte però
non si capisce perché non pubblichino e perché non ci citino.
I giornalisti a volte non capiscono, perché hanno anche loro dei
limiti e forse perché le cose non vengono presentate loro abbastanza
chiaramente. Per quanto riguarda la soddisfazione che abbiamo verso i
diversi giornali, in ordine di gradimento c’è Il Domani,
poi La Repubblica, L’Unità, di cui siamo poco soddisfatti,
e infine il Resto del Carlino che non ci pubblica affatto.
Ritenete importante l’organizzazione di eventi
per attirare la loro attenzione?
Raffaella Santi Casali:
Sarebbe facile essere pubblicati se facessimo cose clamorose, come fare
sfilare i nostri bambini vestiti da scheletri. Ma di queste cose non ne
facciamo perché non è nel nostro stile. Noi riteniamo di
essere seri, cioè scomodiamo i giornalisti solo quando ne valga
veramente la pena.
Com’è il vostro rapporto con i giornalisti?
Ci sono professionisti della comunicazione nel comitato?
Silvia Cuttin:
Tra di noi non c’è nessun giornalista, ma se qualcuno conosce
un giornalista in particolare, sarà lui a contattarlo direttamente.
Comunque sono principalmente io, in quanto coordinatrice, a seguire la
parte stampa. Non sentiamo il bisogno di avere un professionista della
comunicazione, perché essendo un comitato di portata limitata crediamo,
per quel poco che abbiamo bisogno, di sapere come fare. Infatti finora
abbiamo fatto una sola conferenza stampa e sei o sette comunicati stampa.
Come sono i rapporti con i media locali?
Silvia Cuttin:
Per quanto riguarda le agenzie di stampa, Infostampa è l’agenzia
del coordinamento dei comitati, quindi è una nostra emanazione.
Dire è invece un’agenzia locale, con cui abbiamo contatti
diretti, e della quale siamo abbastanza soddisfatti. Con le televisioni
non abbiamo nessun contatto. Le radio ci contattano quando trovano qualcosa
di interessante sulle agenzie, come Infostampa e Dire.
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DANIELA ALZANI, ASSOCIAZIONE PER IL PARCO
DELLA MONTAGNOLA
Delle “mamme della Montagnola” fa notizia la protesta e più
spettacolare è meglio è. “Eppure il nostro scopo è
sempre stato quello di essere propositive più che protestatarie”.
Come contattate i media locali?
Lo facciamo attraverso Infostampa, ma ci muoviamo anche autonomamente
tramite contatti personali con vari giornalisti (Filippi de Il Domani;
Varesi e Chiarini di Repubblica). Inviamo comunicati stampa. Abbiamo inoltrato
anche articoli sulle iniziative realizzate, eventi con lo scopo di proporre
assetti alternativi e riqualificare i parchi; questo perché a passare
non fosse solo la protesta ma anche la proposta.
I media si sono dimostrati e si dimostrano attenti
alle vostre iniziative e all'informazione che divulgate?
Inizialmente l'attenzione di Repubblica, Carlino e Domani era alta; ci
pubblicavano di frequente. Erano però proteste “grosse”,
come quella contro l’impossibilità di usare la rampa d’accesso
all’asilo, resa inagibile allo stesso camioncino della pappa dalle
bancarelle. Quando dalla semplice protesta siamo passati all'azione propositiva,
con varie iniziative di riqualificazione dei parchi, le cose sono cambiate:
l'attenzione è calata. Le iniziative hanno avuto eco su vari siti:
da quelli che si occupano di ambiente, alle scuole. Pochissimo invece
l'interesse dei media, se si esclude il Domani. Repubblica va molto a
fasi alterne: certe volte non si riesce proprio a farsi ascoltare; speravamo
che un giornale così importante ci appoggiasse di più.
Non siete solo protestatari ma anche propositivi.
Se questo secondo aspetto non passa sui media, è inevitabile che
al pubblico arrivi un'immagine travisata, quantomeno parziale di voi e
della vostra mobilitazione.
E' così. Ed è vero che tutti i giornali che si sono occupati
di noi, se ne sono occupati in maniera “folcloristica”: nonostante
avessimo un nome come comitato attivo, eravamo pur sempre “le mamme
della Montagnola”, senza alcun riconoscimento a un gruppo di persone
che si era unito, aveva studiato il problema seriamente, discuteva di
diritti violati. Le testate riportavano solo l’evento sensazionalistico
(“Bloccati i cancelli dalle mamme della Montagnola”), mentre
ribadisco che nei nostri intenti non c’era solo la protesta pura
e semplice ma la progettualità.
Sempre parlando di significati travisati dai media,
esiste secondo Lei una traduzione in termini politici del comitatismo,
un fenomeno che più volte si è proclamato a-partitico?
La traduzione politica delle iniziative dei comitati c’è.
Questo è normale per chi protesta: se c’è una giunta
di destra sei accusato di essere di sinistra e viceversa. Questo si riflette
sostanzialmente sulla decisione dei giornali di pubblicare o meno le notizie.
Noi dei comitati abbiamo cercato di mantenere il più possibile
un discorso a-partitico e non capisco perché, nel nostro caso,
un programma come quello di Parchi in rete non debba essere pubblicato
da tutti i giornali. Non ha niente a che fare con la politica. Mi sembrano
prese di posizione aprioristiche senza senso.
Molti comitati, fra cui anche la vostra associazione,
affrontano questioni di difficile soluzione e che si trascinano nel tempo.
Come adeguarsi ai media che chiedono continuamente l'originalità
e la novità?
Si tratta di lavorare sulle forme: anche se il problema che tratti è
sempre lo stesso, i modi di riproporlo possono essere sempre diversi.
Questa è la nostra strategia. In Montagnola cerchiamo di dimostrare
sempre la stessa cosa -che è possibile attrarre gente e riqualificare
il parco con eventi rispettosi dell'ambiente- ma con iniziative ogni volta
differenti.
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IL PRESIDENTE TAGLIAVINI, GRUPPO SAN
BERNARDO
Quale è il rapporto del gruppo San Bernardo
con i giornali locali? E’ soddisfatto della loro collaborazione?
Noi facciamo sempre dei comunicati stampa, quando organizziamo delle conferenze
stampa per esempio, ma non tutti i giornali ci danno ascolto e il Carlino
ci ignora. Probabilmente perché la nostra associazione è
nel quartiere Reno che è di sinistra, quindi alla base ci sono
ragioni politiche. In particolare in seguito all’inserimento da
parte della Bartolini (candidata contro Guazzaloca) di un nostro progetto,
quello della realizzazione dell’assicurazione per tutti i bolognesi,
nel suo programma, ha fatto si che il Resto del Carlino ci etichettasse
come un comitato di sinistra. Noi invece siamo assolutamente apartitici:
: se un signore viene da me a chiedere la catenella antiborseggio e un’assicurazione
io non gli chiedo certo la tessera del partito.
Ci spiace molto che il Carlino ci ignori perchè il giornale più
letto a Bologna soprattutto dagli anziani e noi ci rivolgiamo proprio
a loro.A noi interessa andare sul giornale perché così i
cittadini conoscono le nostre iniziative e possono contattarci. Talvolta
devo dire che il carlino ci fa qualche brevissimo trafiletto. Ciò
accade quando facciamo le riunioni sulla sicurezza e la sala civica è
stracolma di gente. In quel caso faticano a ignorarci. Oppure altre volte
parlano di noi perché dei cittadini spediscono delle lettere al
giornale ringraziandoci per essere riusciti a ottenere un risarcimento
per un furto grazie alla nostra assicurazione. Quello che ci dà
fastidio è che se un cittadino ottiene un risarcimento tramite
HERA gli dedicano un’intera pagina.: noi veniamo considerati solo
se un cittadino manda una lettera.
Diverso è il rapporto con la Repubblica, che , è stato il
primo giornale a occuparsi di noi quando l’ex questore di Bologna
(Bagnato) nominò la nostra associazione durante una conferenza
stampa, esaltando il nostro operato per la tutela degli anziani contro
la micro-criminalità Ne scrisse il giornalista Spezie e da quel
giorno è diventato lui il nostro referente. Cerco sempre lui a
Repubblica.
Come sono i rapporti con altri mezzi di comunicazione come la radio o
la televisione?
Per quanto riguarda la radio, siamo in contatto con Radio San Luchino
tale contatto ci è stato fornito dalla presidente del quartiere,
Silvia Zamboni che in più occasioni ci ha molto aiutato: per un
anno il quartiere ci ha finanziati per il nostro progetto sulla sicurezza
degli anziani. Recentemente abbiamo lanciato dalla radio un appello per
dire alle persone anziane di stare attenti ai ladri e ai borseggi. Lo
scorso anno inoltre nel Febbraio 2002, hanno parlato di noi in Rai. Tre
cittadini di Bologna che hanno ottenuto risarcimenti dopo furti grazie
alla nostra associazione, sono stati invitati da una trasmissione di Rai
Tre “Racconti di Vita”. La redattrice ha saputo di noi navigando
in Internet. Grande soddisfazione: hanno fatto vedere in tv la nostra
catenella antiborseggio.
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BARBARA RINALDI, COMITATO AL CRUSEL
L'inquinamento atmosferico: non fa più notizia ma intanto il problema
peggiora e il cittadino ha il diritto di sapere che aria tira a Bologna
Sin dalla nascita del comitato, avete ricercato
una visibilità mediatica. Perché?
Il contatto con i media per noi comitati antismog era ed è fondamentale
per raggiungere la cittadinanza e sensibilizzarla al tema dell'inquinamento
ambientale. E' inoltre importante per reclutare attivisti.
Come contattate i media locali voi del comitato Al Crusèl?
Siamo ben collegati con tutta la stampa cittadina, con le radio, le Tv
e i siti di notizie di Bologna. Noi dei comitati antismog siamo poi iscritti
a Infostampa, una sorta di agenzia di stampa che si occupa di diramare
i comunicati a circa 250 giornalisti e testate. Il punto però è
che questa lista è congestionata da miliardi di comunicati anche
legati a tematiche che esulano dal comitatismo, quindi ci affidiamo soprattutto
ai contatti personali con i giornalisti a cui “rompiamo la scatole”
inviando comunicati con un minimo di commento. Facciamo in particolare
riferimento a singoli giornalisti “simpatetici” come Varesi
di Repubblica.
I media locali vi hanno dato e continuano a darvi visibilità?
Quando il mio Comitato è nato a fine ’99 abbiamo fatto notizia.
Eravamo praticamente la prima forma di opposizione a questa Giunta. Repubblica
ci dava grande spazio; il Carlino, organo ufficiale del sindaco, deformava
completamente le notizie (li ho denunciati più volte all’Ordine
dei giornalisti ma credo che una volta sola abbiano pubblicato una rettifica).
Sin dall'inizio era evidente che i media cercavano di tradurre in senso
politico la nostra battaglia; d'altra parte ciò faceva comodo a
tutto lo scacchiere: alla destra per darci contro in quanto “spintanei”,
alla sinistra perché facevamo noi quell’opposizione che loro
non erano in grado di fare. Ancora oggi politici e media continuano a
tradurci politicamente: siamo i “polveroni rossi” o “lo
strumento dei DS”, etichette che ci portano ad essere messi da parte
dalle testate di altro orientamento.
Comunque, circa dalla fine del 2002, l'attenzione mediatica nei nostri
confronti è cominciata a calare. All'oggi i dati sull'inquinamento
che divulghiamo non vengono quasi più pubblicati dalle testate.
Perché?
L’inquinamento è ormai un dato acquisito da tutti e non fa
più notizia. Ora che si avvicina la campagna elettorale poi, dal
punto di vista politico, non facciamo più comodo a nessuno perché
“togliamo visibilità” ai partiti. Penso che molte notizie
non siano fatte passare dai direttori di alcune testate per non darci
troppa visibilità; ci temono come se fossimo una forza politica
capace di togliere spazio ai partiti a cui la testata è legata.
Ha accennato al fatto che l'inquinamento “non fa più notizia”.
Effettivamente per i media è ormai una notizia “vecchia”.
Non avete studiato “strategie” per riproporre la solita questione
in modo nuovo?
Cerchiamo di organizzare qualcosa di forte. Siamo costretti a inventarci
eventi per mantenere vivo un argomento che comunque è purtroppo
sempre attuale. E’ vero che il tema non è più nuovo
ma l’inquinamento continua ad esserci e la cittadinanza ha il diritto
di essere informata: i cittadini devono sapere che nel 2003 l’ozono
ha superato i livelli di allarme (oltre i quali si deve dire a bambini
e anziani di non uscire di casa nelle ore di sole) di ben 450 volte da
giugno a settembre. E’ un dato allucinante ma non è stato
pubblicato anche se sono stati pubblicati articoli sull’incremento
delle morti di anziani nel periodo estivo, incremento provocato da questi
livelli di ozono. Ne deduco che si fa informazione monca, parziale, senza
nessun tipo di approfondimento.
Avete qualche proposta da fare ai giornalisti per promuovere in modo nuovo
la notiziabilità di un tema come l'inquinamento ambientale?
Sull’inquinamento dovrebbe esserci un piccolo spazio stabile sul
giornale, magari anche solo mensile (la periodicità con la quale
noi dei comitati aggiorniamo i dati sulla qualità dell’aria).
Il Carlino periodicamente presenta riquadri di tal tipo ma con dati tanto
vecchi da non essere neppure più di legge!
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ANGELA DONATI,GRUPPO “ALBERI E NON
ANTENNE”
“Se il nostro lavoro continua da sei anni senza ottenere risultati
di rilievo vuol dire che c’è qualcosa che non va nel rapporto
con le istituzioni, ma anche con l’informazione”.
Qual è il rapporto tra il gruppo Alberi
e non Antenne e l’informazione?
L’informazione per un’attività come la nostra è
la cosa più importante, perché dà vita all’iniziativa,
ne dà il senso al di là del lavoro di organizzazione per
la sensibilizzazione. Senza l’informazione il nostro lavoro non
servirebbe molto. Però l’informazione di un certo tipo, su
temi così specifici, è per persone già sensibilizzate,
che ruotano intorno ad un certo mondo. Perché arrivi al grande
pubblico ci vuole più tempo.
Come cerca il vostro gruppo di farsi conoscere
al di là della cittadinanza attiva?
Siamo noi a proporre una certa “informazione alternativa”,
di tipo sociale, e la pratichiamo attivamente, insieme a tutte quelle
persone e quei gruppi che vogliono partecipare.
A questo proposito l’utilizzo di Internet ci ha favorito tantissimo:
è il mezzo di maggior successo che ci permette di coinvolgere sempre
più persone, diversissime fra loro, anche a livello giovanile.
Le mailing list, i forum di discussione sono un ottimo strumento per l’informazione
alternativa. Inoltre in moltissimi siti vengono inseriti messaggi che
comunicano iniziative ed eventi. Sicuramente è necessario selezionare
bene le informazioni che vengono pubblicate, altrimenti si perde in ricettività.
Siete soddisfatti dello spazio dato dalle radio?
Le radio sono sempre disponibilissime. Ci hanno intervistato in diretta
in diverse occasioni. Purtroppo non possiamo tenere troppi contatti per
questioni organizzative e di tempi tecnici. Con Radio 103 c’è
un rapporto più diretto, ma le cose vanno bene anche con Radio
Città del Capo ad esempio. Addirittura siamo in contatto con una
radio romana, Radio Città Aperta, che ha spazi specifici per tematiche
relative all’ambiente.
E con la stampa che rapporti avete?
Con i giornali va decisamente peggio. C’è grande difficoltà
a fare pubblicare le notizie che ci riguardano o che parlano del problema
dell’elettrosmog o comunque di temi ambientali. Fino all’anno
scorso c’era grande ricettività verso questo problema, ma
ora c’è un sensibile calo di attenzione.
Secondo lei perché?
Forse perché non ci piace fare l’opposizione “o bianchi
o neri”. Siccome la battaglia che noi portiamo avanti ha valenza
trasversale, tutte le testate, prima o poi, a seconda delle circostanze,
vi ci si possono ritrovare e identificare: se gli fa comodo per quel particolare
momento e per quell’evento, allora parleranno di noi, altrimenti
no.
Andando nello specifico quali sono i giornali più
attenti alla realtà dei comitati ed in particolare a quella del
vostro?
Il Resto del Carlino ha parlato qualche volta di noi, non ci ha esclusi
a priori. Ad esempio dopo la nostra prima conferenza stampa ha fatto un
articolo molto lungo. E hanno parlato ancora di noi quando nella primavera
del 2003 abbiamo fatto ricorso al Tar. Ma anche per il Carlino vale il
discorso di convenienza a seconda della situazione e della contestualizzazione
della notizia. La Repubblica invece per Bologna non esiste. Né
i comitati né i cittadini si ritrovano nella descrizione della
città: è avulsa dal mondo bolognese.
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ARNALDO VANNELLI,”COMITATO AMBIENTE
SAN LAZZARO SUD”
“La nostra società “brucia tutto”. E’ molto
difficile mantenere alta l’attenzione della popolazione e della
stampa su un tema di protesta se questo dura mesi o anni”.
Siete soddisfatti dell’attenzione mediatica data al “Comitato
Ambiente San Lazzaro Sud”?
Siamo abbastanza soddisfatti. Parlano di noi tutti i giornali, tranne
Repubblica. A Repubblica interessa solo ciò che succede a Bologna,
dell’hinterland non si occupa affatto quindi molto difficilmente
ci pubblicano. Veniamo pubblicati più facilmente sul Resto del
Carlino che ha una pagina della provincia o su Il Domani. Qualche pezzo
l’ha scritto anche l’Unità, indipendentemente dalla
posizione politica.
Quando abbiamo fatto banchetti per raccogliere le firme per il pronto
soccorso Bellaria ci hanno seguito quelli del Carlino che hanno fatto
foto e interviste e anche quelli de Il Domani.
Inoltre abbiamo un buon rapporto con Radio Bruno, Radio Città del
Capo, e anche Radio Nettuno.
Come avviene il contatto con i giornali?
Siamo noi a contattare i giornalisti: mandiamo lettere alle redazioni
(al cronista di San Lazzaro del Carlino, alla redazione di Bologna di
Repubblica e dell’Unità) e facciamo comunicati via fax.
Spesso passano solo le informazioni che il caporedattore vuole. Non sempre
si riesce a venire pubblicati mandando solo dei comunicati stampa, spesso
ci vuole qualcosa di eclatante.
Da chi viene dettata secondo lei questa logica
dell’evento sempre e comunque?
La colpa non è del mondo del giornalismo in sé, ma del nostro
mondo consumista. All’inizio un fatto è interessante per
i giornali, poi a poco a poco la sua importanza scema. Serve fantasia
per inventarsi iniziative. Poi il comitato deve essere non solo di protesta,
ma anche propositivo.
E voi pensate di essere un comitato propositivo?
Noi per tenere alta l’attenzione abbiamo fatto una raccolta di firme
che si è rivelata un vero successo con più di 23.000 sottoscrizioni
banchetti a San Lazzaro e anche a Bologna. Ci siamo messi in piazza Maggiore
quando c’era la festa in maschera di Bologna-Felsinea. Organizziamo
delle serate durante le quali invitiamo dei relatori a parlare. E siamo
addirittura stati intervistati da “Report”.
Come si è sviluppato il rapporto con una
trasmissione a diffusione nazionale? Avete riscontrato le stesse difficoltà
che incontrate con i media locali?
All’inizio eravamo soddisfatti che la nostra mobilitazione avesse
avuto un’eco nazionale. Però mentre l’intervista è
durata un’ora, nel servizio (che è andato in onda il 14 ottobre
2003) hanno mandato in onda solo 30-35 secondi. Ci sono rimasto male e
l’ho detto alla Galbanelli. Hanno raccolto tanto materiale e poi
hanno ripreso due battute neanche troppo pertinenti con la questione del
pronto soccorso. Io capisco (e anche la Galbanelli me l’ha confermato)
che a livello nazionale poteva non interessare una mobilitazione per la
creazione di un ospedale, soprattutto se il tema della serata era la sanità
pubblica. Sarebbe stato meglio, e gliel’ho proprio detto, che avessero
utilizzato il caso del Bellaria all’interno di una puntata sulla
partecipazione dei cittadini alla res pubblica. Per la nostra petizione
abbiamo raccolto 23.000 firme, sono molte. Noi pensavamo di raccoglierne
4-5 mila e invece c’è stata un’inaspettata partecipazione
volontaria da parte della popolazione.
Avete progetti per il futuro?
Abbiamo costituito una lista civica .
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ANNE DRERUP, COMITATO “CANOSSA”
Il vostro comitato combatte il degrado nel quartiere
Saragozza, stampa e media locali si occupano di voi?
I giornali che parlano di più delle attività dei comitati
come il nostro sono senz’altro Il Domani e poi Repubblica. L’Unità
non ha molto spazio e non può occuparsi molto di questi problemi,
mentre con il Resto del Carlino abbiamo avuto sempre problemi: ignorano
i nostri comunicati stampa. Io stessa, sicuramente sbagliando, mi rifiuto
di leggerlo. A dire il vero delle radio non ci siamo interessati, ma senz’altro
si sono dimostrate disponibili a darci spazio, in particolare Radio Città
del Capo.
Ricorrete ad azioni clamorose o strategie mediatiche per avere più
visibilità?
La nostra zona non ha niente di particolare e c’è poco da
dire a proposito: certo sappiamo quando una notizia può fare scalpore
o meno, e quindi che genere di notizie vogliono i giornali.
Le azioni clamorose di solito si organizzano quando non c’è
più nient’altro da fare, ma non è ciò che intendiamo
fare noi
Quindi ritiene che la stampa possa dare un contributo
importante al vostro lavoro?
La stampa può aiutare, ma poi non fa nulla senza avere in cambio
qualcosa. Ormai conosciamo i giornalisti che si occupano di noi, non sono
molti, e contattiamo direttamente loro. Inoltre le interviste sono molto
rischiose e lo sappiamo: bisogna essere molto precisi e puntuali per non
venire fraintesi o deformati. È sempre più sicuro consegnare
degli articoli. Io ad esempio non ho mai fatto interviste, ho scritto
invece delle lettere.
Nel vostro comitato sono presenti esperti della comunicazione?
Tra di noi non c’è nessun professionista ma molti di noi
hanno precedenti esperienze di molti anni, e sanno cosa dare alla stampa.
Io stessa sono attiva da venticinque anni. Apparteniamo anche al “Coordinamento
dei comitati”, che si occupa della questione dello smog. Siamo in
tutto 22-23 comitati attivi ma i giornali non ne parlano molto.
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SILVIA FERRARO, COMITATO CONTRADA DELLE TORRI
E DELLE ACQUE
Il comitato di piccoli commercianti: “Siamo complessivamente soddisfatti
dell'attenzione che i media ci riservano”
Come contattate i media locali voi del Comitato
Contrada delle torri e delle acque?
Abbiamo rapporti personali con giornalisti. Conosco bene Varesi di Repubblica,
Zecchi del Domani. Inviamo comunicati stampa e pezzi che vengono quasi
sempre pubblicati.
I media locali quindi hanno dato al vostro comitato
buona visibilità.
I giornali ci hanno dato molta attenzione, Repubblica, L’Unità
e Il Domani in particolare. Il Carlino ci ha dato spazio per le prime
due volte poi non ci ha più pubblicato. Per quanto riguarda le
radio ho avuto buoni rapporti con Radio Città del Capo, Radio Bruno,
Tele Santerno, Rete Sette ha fatto due o tre passaggi sulle nostre iniziative.
Rai Tre non ci considera affatto, si vede che è una sua scelta
quella di non affrontare i comitati.
Potete dirvi, quindi, complessivamente soddisfatti
del rapporto che avete con i media locali?
Sì, non abbiamo particolari problemi con i media. Sono soddisfatta
dell’attenzione che ci riservano. Bologna è una città
dal fermento eccezionale, proliferano i comitati sulle questioni più
varie e penso che anche per i giornalisti sia problematico prestare attenzione
a tutti. L’attenzione mediatica è poi altalenante ma questo
è inevitabile. Sta a noi provocare l'attenzione e cogliere il momento
migliore per farsi sentire: ad esempio, per noi che trattiamo di sicurezza
uno dei momenti più propizi fu la campagna elettorale di Guazzaloca,
in gran parte centrata su questo tema.
Come siete riusciti ad attrarre l'attenzione mediatica?
Il nostro comitato si diversifica da molti altri in quanto comitato di
commercianti, e il piccolo commercio a Bologna è una realtà
fondamentale, storica. Abbiamo cercato di non fermarci alla protesta sul
tema del degrado, ma di proporre un assetto alternativo, presentando ad
esempio in Comune un progetto di riqualificazione delle strade, di riattivazione
creativa. Inoltre abbiamo diversificato le conferenze stampa nelle singole
botteghe (Orsa, Cantina Bentivoglio ecc.); abbiamo presentato a San Giovanni
in Monte il libro di Scannavini; abbiamo fatto un’indagine finanziata
dalla Camera di Commercio sulle richieste degli acquirenti di questa zona,
anche in merito a sicurezza e qualità urbana. Tutto è stato
riportato dai giornali.
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LORIANO GENOVESI, COMITATO DI VIA TOSCANA
E DINTORNI
“ la nostra battaglia la facciamo sui giornali, il vero problema
è che i giornali non vengono letti”.
Con quali quotidiani locali ha più rapporti
il comitato di via Toscana e dintorni?
Quasi tutti i quotidiani bolognesi hanno pubblicato articoli che riguardano
il nostro comitato e le iniziative che portiamo avanti. I quotidiani più
sensibili sono comunque Repubblica (spesso Varesi si è interessato
a noi), l’Unità e il Domani che secondo me è il giornale
più attento alla realtà dei comitati. Anche Il Resto del
Carlino ha pubblicato articoli che ci riguardano ma è troppo di
parte, ed anche se siamo un comitato politicamente trasversale, fa più
fatica.
Per quanto riguarda radio e tv?
Abbiamo contatti con Radio Bruno e Radio Città del Capo. E siamo
intervenuti sul programma di Oliviero Beha Radioacolori, in onda su RadioUno
della Rai.
Con la tv invece il rapporto è pressoché inesistente: per
comparire in tv bisogna fare cose eclatanti
Come avviene il contatto con questi mezzi d’informazione?
Soprattutto attraverso Infostampa.
Infostampa esiste grazie alla tecnologia di Internet.
Come si pone il suo comitato di fronte a questo nuovo mezzo di comunicazione?
Direi bene visto che Internet è un mezzo di comunicazione su cui
il comitato punta molto. Usiamo e-mail e mailing list per comunicare con
la stampa ma soprattutto per comunicare fra gli iscritti.
Ultimamente abbiamo allestito anche una pagina web (http.digilander.mulinoparisio.libero.it)
Inoltre sono il moderatore di un forum che si chiama Aria Incondizionata:
258 persone a Bologna ricevono la nostra posta
Usate quindi Internet più per aggiornarvi
tra di voi che non per contattare i media locali.
Purtroppo i giornali in Italia non vengono molto letti, o per lo meno
non come negli altri paesi europei, lo dicono le vendite e i dati statistici.
Per me comunque la cosa più importante è saper comunicare
con le istituzioni e la cittadinanza. Devo dire che con i consiglieri
comunali abbiamo un rapporto abbastanza schietto.
E con la cittadinanza? Se i giornali sono poco
letti e Internet per alcuni è ancora un mezzo di comunicazione
sconosciuto come fate a raggiungerla?
Periodicamente vengono appesi in piccole bacheche nei punti nevralgici
della città gli articoli pubblicati sui giornali: così le
notizie circolano molto più efficacemente. Il problema di alcuni
comitati è che sono gestiti da una sola persona che si occupa di
tutto: il Comitato di via toscana invece è organizzato, ha un programma
ben preciso, ha raccolto molte firme e per questo ha sempre avuto molta
visibilità con la cittadinanza. La nascita del comitato è
avvenuta dentro un bar 3 anni fa, la sua sede è un negozio in via
Toscana, abbiamo raccolto 1300 firme di adesione al nostro programma:
la gente ci conosce perché facciamo un periodico giro dei quartieri:
son piccole cose che però ci fanno sentire vicini ai cittadini.
Pensa che la cittadinanza la senta questa vicinanza?
Basta questo per farsi “sentire”, per farsi conoscere?
Noi abbiamo un problema che però è anche la nostra maggior
forza: siamo tutti volontari e quindi i soldi scarseggiano. Tutto questo
ricade sull’impossibilità di pubblicizzarsi come ad esempio
fanno i partiti. Ma forse proprio perché siamo senza soldi la gente
ci apprezza di più.
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ISABELLA FERRARI, COMITATO “GLI ORTI DI VIA
ORFEO”
Parliamo dei vostri rapporti con i media. Cominciamo
dai giornali.
Il Resto del Carlino è stato il primo, due anni fa, a parlare della
questione del parcheggio, perché il fatto in sé faceva notizia.
Sono stati anche gli unici ad intervistare la controparte, cioè
il proprietario dell’area da adibire a parcheggio. Poi però
hanno smesso di parlare di noi, appena si sono accorti che stavano smuovendo
qualcosa di troppo grosso e che stavano andando contro qualcuno. Noi per
correttezza abbiamo continuato a inviare loro comunicati stampa, ma siccome
non ci davano più retta abbiamo smesso. Per loro a Bologna va tutto
bene, e non hanno nessuna intenzione di dare voce ai comitati. Con L’Unità
e con Il Domani i rapporti invece sono buoni. In particolare Il Domani
dà sempre spazio e foto alle nostre iniziative di sensibilizzazione.
La Repubblica invece dà poco spazio, non solo perché di
spazio non ne ha, ma per il pregiudizio di fondo che ha il suo caporedattore
verso i comitati.
E per quanto riguarda le radio?
Tra le radio locali, tra Radio Città del Capo e il nostro comitato
c’è un ottimo rapporto: continuo, periodico e vicendevole.
Quando c’è qualche novità, li chiamiamo e loro sono
sempre disponibili a darci spazio. Oppure sono loro stessi a chiamarci
per conoscere lo sviluppo degli eventi. Le altre radio locali, d’altro
canto, non le abbiamo neanche cercate, né loro hanno cercato noi.
Tra le radio nazionali, Radio Uno è stato uno dei contatti migliori,
per non dire il migliore. In particolare la trasmissione di Oliviero Beha
“Radioacolori” ci ha dedicato due sue trasmissioni, nel 2002
e nel 2003. La prima volta siamo stati noi a inviare materiale al regista,
in un lavoro a ritmo serrato che è durato una settimana, in cui
io ero la principale fonte di materiale; alla fine il regista ne sapeva
più di noi. La trasmissione, della durata di venti minuti, ha esordito
con l’”Inno degli orti”, da noi composto e inciso, che
avevamo mandato alla sede Rai di Roma. Durante la diretta io facevo la
corrispondente da Bologna al cellulare, mentre loro chiamavano i vari
interlocutori che avevo precedentemente segnalato. Siamo stati molto soddisfatti
sia di questa collaborazione sia del risultato finale della trasmissione.
Nel 2003 sono stati loro a chiamarci per chiederci se c’erano novità
e questo ci ha fatto molto piacere.
Quindi alla fine i media se ne occupavano di più
a Roma che qui a Bologna?
Esattamente. Nessun giornalista a livello locale si è mai degnato
di fare un’inchiesta, siamo sempre stati noi a dover fornire le
informazioni e a creare la notizia. L’eccezione è stato appunto
il caso di “Radioacolori”.
Avete avuto contatti con la televisione?
Raitre ha fatto forse due riprese in occasione di due feste, ma la qualità
dei servizi era davvero scadente. Erano totalmente insapori, non attiravano
affatto l’attenzione, e sarebbe stato quasi meglio che quei servizi
non li avessero mandati nemmeno in onda. Non conosciamo e non utilizziamo,
invece, le altre reti locali.
Vi avvalete di professionisti della comunicazione
per trattare con il media?
Io sono una giornalista e questo fatto credo che ci abbia favorito molto
senz’altro, perché sapevo come redigere un comunicato stampa,
e comunque utilizzare le leve del mestiere per attirare l’attenzione
su di noi.
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RODOLFO LEWANSKI, COMITATO
LUNETTA GAMBERINI
Nel mondo dei media, dove vige la regola aurea della novità e dell'
evento ben confezionato, che spazio espressivo rimane al comune cittadino?
Non c'è alternativa al di fuori del gesto estremo? Dobbiamo darci
allo sciopero della fame? O forse neppure questo va più di moda?
Come contattate i media locali?
Noi dei comitati antismog divulghiamo periodicamente comunicati stampa
a giornalisti e testate tramite posta elettronica. Facciamo conferenze
stampa e contiamo su giornalisti “simpatetici” alla causa
come Varesi.
I media si dimostrano attenti alle vostre iniziative
e all'informazione che divulgate?
Alcuni media dimostrano un reale interesse ai nostri temi: l’Unità
ad esempio, che al mio comitato dà sempre abbastanza spazio, o
Il Domani. Il Domani ha preso contatto con i comitati cercando di promuovere
servizi periodici e ne sono usciti diversi. Sembra un interesse genuino
alle nostre iniziative, più che un interesse politico. Non è
così per Repubblica.
In che senso?
Quando gli fa comodo ci usa come forza di opposizione alla Giunta. E'
probabile che se un domani ci fosse un sindaco della Margherita e noi
lo contestassimo, scompariremmo. La percezione è che Repubblica
sia più distante rispetto alle altre testate, meno comprensibile
come logiche; non si capisce perché certe volte pubblica, altre
misteriosamente no.
Cosa offrite alle testate per attrarre la loro
attenzione?
Noi dei comitati antismog valutiamo cosa può piacere ai media.
Non manca un atteggiamento “strategico”. Sappiamo bene che
i media vogliono l’evento. Ti danno attenzione quando fai sfilare
252 bare in centro. I media vogliono l’evento e vogliono la novità.
Difficile essere sempre “originali”
per voi che trattate questioni che si trascinano nel tempo.
Ovvio. La questione della Lunetta va avanti da una vita. E’ un anno
che l’Amministrazione promette e rimanda. E’ una questione
che sembra non trovare mai soluzione. E proprio in quanto vecchio, il
tema non è più sexy per i media. E io, come cittadino, cosa
dovrei fare adesso, lo sciopero della fame? Ci vorrebbe una petroliera
che affondasse in Via Dagnini per risollevare l’attenzione mediatica.
Ci vorrebbe il disastro.
E' un problema generale del giornalismo.
Le logiche mediatiche oggi vanno nella direzione opposta rispetto alla
discussione, all’approfondimento, allo stare sui problemi; sui media
a trionfare è “il sangue e l’arena”. Suggerisco
a tutti una lettura: Irving, “La quarta mano” .
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MARIO ALVISI, COMITATO “NON SFRATTATE
PINOCCHIO”
Un'altra informazione è possibile? Dovrebbe avere un carattere
di responsabilità civica e sociale
Come contattate i media locali voi del comitato
“Non sfrattate Pinocchio”?
Abbiamo contatti personali con i vari giornalisti. Il mio comitato, come
altri, non fa parte di una struttura coordinata più ampia con specifici
compiti informativi, né c’è qualcuno che si occupa
in particolare di “pubbliche relazioni”. Si decide di fare
una conferenza stampa e lo si decide così, fra amici: ci si telefona,
ci si incontra e la si prepara.
I media locali vi hanno dato visibilità?
Finché facevamo comodo come forza di opposizione ci è stato
dato il massimo della visibilità; abbiamo anche ricevuto aiuto
da chi ancora adesso è all’opposizione. Ancora oggi l’attenzione
ai comitati è subordinata al calcolo politico. Se un’iniziativa
fa comodo a qualche forza politica, sia essa di sinistra, destra o centro,
riesce a passare: se parliamo di metrò è sicuro che il Carlino
non pubblica nulla e cerca di cassare la notizia mentre la sinistra e
le testate connesse appoggiano; viceversa se contestiamo la Provincia,
il Carlino lo mette in prima pagina mentre gli altri fanno il gioco opposto.
Noi dei comitati siamo usati politicamente.
Eppure il comitatismo si proclama fenomeno a-partitico.
I comitati sono trasversali: ne fanno parte persone che appartengono alle
più disparate ideologie politiche. Questa trasversalità
fa capire che dal basso nasce la necessità di difendere diritti
- come la salute, la vivibilità del territorio, la cultura - che
sono a-politici. Le nostre rivendicazioni non hanno un colore politico.
Ho fatto parte del Comitato San Lazzaro che ha raccolto 27000 firme per
il pronto soccorso. Lo abbiamo fatto non per fare campagna pro o contro
qualcuno, ma perché siamo convinti che un pronto soccorso al Bellaria
sia una necessità, così come l’accessibilità
dei servizi bibliotecari di quartiere o la decementificazione del territorio.
Sono diritti del cittadino, così come il cittadino ha il diritto
di essere informato su queste iniziative.
C'è da dire però che per un giornale
è normale un inquadramento politico delle notizie, visto che le
testate, così come il target a cui si rivolgono, sono definiti
anche da una precisa appartenenza politica.
Va bene, ma questo non giustifica che un certo tipo di informazione “neutra”
venga distorta o persino “cassata” in quanto bollata come
di sinistra o di destra. Quello che voglio dire è che fare informazione
dovrebbe avere un carattere di responsabilità sociale e civica.
E questo implicherebbe, da parte dei media, anche
un maggiore ascolto delle voci “dal basso”, dei cittadini
e non solo delle fonti istituzionali?
Certo. Prendiamo la campagna elettorale. E’ il momento in cui l’attenzione
ricade sul Palazzo e i cittadini vengono zittiti. Si tenta di sopire l’intervento
cittadino specialmente su temi come salute, traffico, inquinamento: problematiche
spinose di cui la destra, così come un eventuale governo di centro-sinistra,
hanno “terrore”. Manca così quella che potrebbe essere
un'occasione importante di ascolto della cittadinanza.
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