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A scuola di cittadinanza- Cittadini attivi

CIVITANDO
Materia da sempre bistrattata è tornata inaspettatamente alla ribalta. E il 2005 sarà un banco di prova per lei, per quell’educazione civica che la Moratti ha ribattezzato educazione alla convivenza civile e che a livello europeo è conosciuta come education for democratic citizenship.

Comitati, associazioni civiche, gruppi più o meno strutturati: tutti reclamano un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle scelte che riguardano la comunità in cui vivono. Tormentone di questi ultimi mesi è l’agognata partecipazione, assunta come modello di una democrazia più “vera” basata su processi decisionali inclusivi. I cittadini sembrano insomma essersi risvegliati dal torpore della delega, consapevoli che è necessario partecipare in prima persona per il miglioramento della vita pubblica in città.
E la scuola come reagisce di fronte a questa presa di coscienza dell’importanza del ruolo del cittadino? Riesce a far sì che bambini e ragazzi percepiscano la necessità di darsi da fare, anche nel loro piccolo, perché la città sia migliore, partendo da semplici gesti quotidiani?
Nel tentativo di rispondere a questo interrogativo ci siamo imbattuti nel mare magum di quell’insegnamento che è l’educazione civica, scoprendo che in realtà nella scuola sia primaria che secondaria è sempre stata relegata in secondo piano come ci ha spiegato il dott. Luciano Lelli, Ispettore Ministeriale dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna. “L’educazione civica, chiamata dal 1985 educazione alla convivenza democratica – precisa – è sempre stata percepita come insegnamento secondario, cui dedicare spazio in maniera occasionale, sebbene ci fossero precisi programmi didattici stabiliti a livello ministeriale.”
Il 2005 si prospetta però un anno di cambiamenti nel settore dell’educazione civica: tutti positivi? Staremo a vedere. Per il momento limitiamoci a presentarli.
A livello internazionale il Consiglio d’Europa ha proclamato il 2005 anno europeo della cittadinanza attraverso l’educazione, per sottolineare quanto l'istruzione (sia formale che informale) sia fondamentale per lo sviluppo della cittadinanza attiva e per la promozione di una cultura democratica a livello europeo. E proprio per promuovere i valori della cittadinanza europea è stato promosso da parte dell’Agenzia Nazionale delle Onlus il progetto CEAS, che sta per Cittadinanza Europea Attiva e Solidale il cui fine è sollecitare la partecipazione solidale tra i giovani europei coinvolgendo scuole e associazioni di volontariato. E l’Italia sarà il banco di prova.
A livello nazionale grande interesse suscita invece l’introduzione, con la riforma Moratti, dell’insegnamento Educazione alla convivenza civile che da quest’anno scolastico sostituisce nelle scuole primarie e secondarie di I e II livello l’educazione alla convivenza democratica. Ci saranno in sostanza sei nuovi tipi di educazione: stradale, ambientale, alimentare, alla salute, all’affettività e alla cittadinanza. Quest’ultima è l’unica che ci sembra rifarsi più da vicino all’educazione civica come l’abbiamo sempre conosciuta. Ma per saperne di più l’abbiamo chiesto al prof. Guerra, docente di tecniche dell’istruzione e dell’apprendimento all’Università di Bologna.
E a livello locale? Al Salone della Comunicazione Pubblica (Compa), svoltosi a ottobre in città è per esempio intervenuto il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, che, incontrando i ragazzi dei licei cittadini li ha invitati a fare insieme, cittadini attivi e amministrazione, per sperimentare continuamente nuove forme di partecipazione.


Alessandra Mariotti