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A scuola di cittadinanza- Cittadini attivi
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RIFORMA
MORATI: CHE FINE FA L'EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA?
Ora nelle nostre scuole
si insegnerà l’educazione alla convivenza civile che, si
precisa nella riforma, è altro rispetto all’educazione civica
e all’educazione alla cittadinanza. In che senso?
Con la riforma Moratti è stata introdotta nella scuola
italiana l’educazione alla convivenza civile che si articola in
sei differenti tipi di educazione: educazione ambientale, alimentare,
stradale, alla salute, all’affettività e alla cittadinanza.
La legge 53 precisa che l’educazione alla convivenza civile non
è ‘un’altra disciplina’ che si aggiunge a quelle
tradizionali, né è previsto un docente che svolga tale insegnamento.
L’educazione alla convivenza civile viene infatti considerata
come un percorso formativo da svolgersi in modo inter e trans disciplinare
da ogni docente sul piano etico, tecnico, didattico e metodologico.
Gli obiettivi specifici delle diverse discipline e quelli di educazione
alla convivenza civile, secondo la riforma Moratti, si richiamerebbero
gli uni con gli altri escludendo di fatto ogni forma di separazione organizzativa
e didattica e di successione temporale tra le due componenti. Questa impostazione,
che già appare piuttosto fumosa e inevitabile fonte di incomprensione
tra i vari docenti (ciascuno dei quali può organizzarsi a suo modo),
rivela ulteriori limiti e lacune allorché ci si interroghi sugli
obiettivi che si vogliono raggiungere con tale educazione. La
riforma Moratti tiene bene a precisare che l’educazione alla convivenza
civile è altro rispetto all’educazione civica e all’educazione
alla cittadinanza. In che senso?
Innanzitutto
con l’educazione alla convivenza civile si vuole andare oltre il
"buon comportamento" da assumere nello spazio civile pubblico.
Bisogna educare, secondo la Moratti, non tanto al rispetto e alla tutela
del bene pubblico quanto al "buon comportamento privato" perché
non è possibile separare il bene individuale da quello pubblico,
la morale dall'etica, e viceversa. E l’esempio che ci fa è
ripreso dal codice della strada: il limite di velocità va rispettato
anche se nessuno mi vede… Chiaro il concetto, no? Ancor
più intrigante si fa poi la distinzione tra l’educazione
alla convivenza civile e quella alla cittadinanza. Posto che,
si sostiene, viviamo in una società multiculturale, i ragazzi devono
imparare a convivere civilmente anche con chi non gode il diritto di cittadinanza
formale o con chi addirittura non fruisce pianamente dei diritti civili
e politici. Anziché sollecitare l’allargamento e
la ri-definizione del concetto di cittadinanza, si pone invece l’accento
sulla differenza e sull’esclusione tra chi è italiano
(e quindi cittadino) e chi non lo è (non cittadino),
dimenticando che la cittadinanza, non è uno status ascritto e conferito
dallo Stato, ma ha a che fare con il senso di appartenenza alla comunità
in cui la persona vive. Quando si parla di cittadinanza sarebbe bene ricordare
che non ci si riferisce semplicemente ai diritti relativi all’esercizio
del potere politico (poter voto), ma anche a quelli legati alla libertà
individuale e, non ultimi, i diritti ad accedere a certi standard sociali
(salute, istruzione, lavoro…).
“Con la riforma Moratti si passa in sostanza”,
come sostiene la prof.ssa Milena Santerini dell’Università
Sacro Cuore di Milano, “da un’idea di educazione alla
cittadinanza intesa come formazione del cittadino individuo e soggetto
attivo nell’ambito della vita collettiva (politica, sociale,economica)
a un’idea di educazione alla convivenza civile in cui si dà
più importanza alla sfera individuale e alle relazioni interpersonale.”
E questo proprio mentre a livello europeo, invece, l’accento è
posto sul “learning and living democracy”. L’anno
europeo della cittadinanza attraverso l’educazione mira infatti
a promuovere la partecipazione dei giovani alla vita pubblica della propria
città, individuando quali valori e competenze occorrono per divenire
cittadini partecipi, come si possono acquisire queste competenze e come
possono essere insegnate ad altre persone.
Per comprendere pienamente la portata “rivoluzionaria” della
riforma Moratti utile un breve excursus
tra le leggi precedenti, quando si parlava di educazione civica e
di educazione alla convivenza democratica.
Alessandra Mariotti
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