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A scuola di cittadinanza- Cittadini attivi
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MARIA:
VOLONTARIA PER LA CITTADINANZA SOLIDALE
La parola a Giovanna Bertuetti
del Centro per la Mondialità del Poggeschi : associazioni e scuola
per educare a una cittadinanza solidale
Giovanna ha promosso degli incontri
per far conoscere il Servizio Civile e il mondo del volontariato nelle
scuole superiori bolognesi.
Come hai reperito i contatti con le scuole?
I contatti nelle varie scuole sono stati presi tramite la Caritas e per
conoscenza personale di alcuni professori di religione.
In quali scuole bolognesi hai trovato pìù disponibilità
rispetto alla tua proposta?
Alla scuola Rosa Luxembourg era già in atto un progetto sul volontariato.
Ho contattato la scuola presentando il progetto, che è stato accettato
dai professori. Dopo alcun incontri in cui si svolgevano attività
per stimolare riflessioni e porre interrogativi, alcuni alunni della scuola
hanno svolto un breve servizio in una mensa della Caritas e al gruppo
di corrispondenza con i carcerati del “Gruppo Carcere” del
Poggeschi.
In un liceo artistico statale invece è stato contattato il professore
di religione. Si sarebbe dovuto svolgere un progetto “pilota”
di ricerca, ma poi non è andato a buon fine.
Di cosa si trattava e per quale motivo non si è potuto
realizzare?
Gli incontri erano mirati alla realizzazione di una mostra “creativa”
sul volontariato.
Erano state coinvolte 5 classi: erano interessati alcuni ragazzi, ma troppo
pochi per la buona riuscita della mostra. C’è inoltre da
dire che al liceo quest’attività non sarebbe stata riconosciuta
sotto forma di crediti.
I crediti formativi. Ha riscontrato lo stesso problema al Rosa
Luxembourg?
No, al contrario gli incontri si svolgevano nelle ore extra-scolastiche,
quelle per ottenere i crediti formativi. Tuttavia hanno comunque partecipato
solo i ragazzi già interessati all’argomento.
Il servizio in mensa è invece stato di breve durata perché
strutturato in modo un po’ improvvisato. Forse occorreva organizzare
degli incontri al di fuori della scuola anche per riuscire a spronarli
di più.
Com’è stato il rapporto con i professori?
In generale i rapporti con i professori sono stati buoni. Però…
Però?
Sarebbe stato meglio progettare insieme quelle giornate, invece che compiere
degli “interventi di emergenza”. I professori proprio perché
non avevano una conoscenza approfondita del progetto non sono stati particolarmente
in grado di coinvolgere gli studenti. Ma a parte questa problematica ho
trovato i ragazzi molto stimolati da questa nuova attività soprattutto
quelli più grandi: sono stati partecipativi, forse perché
non si sentivano giudicati.
Cosa si potrebbe fare per migliorare questo progetto?
Secondo me sarebbe necessario che queste attività venissero fatte
da persone “formate”, che abbiano uno sfondo comune perché,
come ho potuto notare in prima persona, è determinante il lavoro
di squadra. All’interno della scuola esisterebbe già questo
tipo di figura ovvero l’“operatore interculturale” ma
secondo me sarebbe meglio formare gli insegnati stessi, attraverso corsi
di aggiornamento. L’operatore non ha continuità all’interno
del mondo della scuola, e per questo è visto ancora come una figura
troppo esterna.
Quale relazione può avere quest’attività con
l’educazione civica?
Se si intende l’educazione civica come dare informazioni o regole,
non vi è alcuna relazione.
Ci sono relazioni se la si pensa come “stimolare delle persone su
determinate tematiche”: il progetto mira alla promozione del pensiero
civico, ad un modo di pensare nuovo.
Sara Carboni
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