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Nuovi Cittadini-Malgrado il degrado
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LA
PAROLA A CHOURMO – SPAZIO SOCIALE STUDENTESCO
Giovanni Monte ci spiega come per Chourmo sia assurdo
mettere delle barriere “per zona” alla città tra consumatori
più o meno meritevoli. Tutti devono essere posti nella condizione
di poter vivere da cittadini a pari livello in un territorio urbano che
è comune.
Ci stiamo domandando quale sia l’impegno delle associazioni
studentesche nell’affrontare la critica questione del degrado in
via Zamboni. Quale la posizione di Chourmo?
Secondo noi il problema del degrado va inquadrato in una più ampia
cornice, quella della trasformazione degli spazi urbani e della loro gestione
democratica. E’ un discorso di democrazia, di spazi ridotti. Quindi
anche di diritti: primo di tutti quello di accesso a questi spazi. Tutti
devono essere posti nella condizione di poter vivere da cittadini a pari
livello in un territorio urbano che è comune.
Più che condivisibile. Ma qual è secondo te la strada
da percorrere concretamente?
E’ necessario diffondere le conoscenze. Bologna è una città
che può offrire cultura a 360 gradi e lo deve fare. Pensate che
è stata definita la città italiana con più scrittori
noir. Non ci piove che sia un “cantiere” continuamente attivo
di idee e nuove esperienze. Tuttavia la cultura è vista come elemento
produttivo, anziché come risorsa del contesto urbano. Per vedere
il problema interamente, però, bisogna entrare in una logica diversa,
in un’ottica di visione globale.
Quale logica?
Quella di porsi una serie di domande fondamentali: quale produzione esprime
la città? Come è sostenibile? E in quest’ottica che
va oltre le singole questioni capisci anche come il problema della zona
universitaria non possa riguardare solo il quartiere San Vitale. Chiediamoci:
la zona universitaria produce necessariamente degrado? E soprattutto:
qual è il giusto punto di partenza? Affermare che spacciatori e
ubriachi “degradano” l’ambiente oppure la droga viene
richiamata solo come palliativo per non affrontare seriamente il problema?
Parlavi
di cultura come risorsa. Gli studenti quale ruolo possono e devono avere
allora?
Penso appunto all’Università, che potrebbe fare molto di
più. Innanzitutto non forma la città, non considera in modo
reale le potenzialità al suo interno e sul territorio, che vanno
invece riconosciute e valorizzate. E poi mi accorgo che l’istituzione
universitaria e i rappresentanti degli studenti non discutono delle stesse
cose. L’Università è troppo impegnata a diventare
“volano” della produttività, anziché fare qualcosa
per le richieste degli studenti. Perché non offre spazi per gli
alloggi? Perché non si aprono sale prova o luoghi dove fare concerti?
Il discorso dei prezzi folli non è un fatto da poco! Però,
se vogliamo parlare chiaro, c’è una questione più
radicale…
A cosa ti riferisci?
Al diritto di accesso, come dicevo prima. Noi ci battiamo anche per questo.
E’ assurdo, ad esempio, che nel piano antidegrado presentato da
Pavarini, il consulente del Sindaco sulla sicurezza, si parli di consumatori
“meritevoli” e “non meritevoli”. Intendono forse
mettere barriere “per zona” all’opportunità di
vivere, lavorare e studiare? Si deve allora stare attenti a questi meccanismi,
perché chi determina l’accesso seleziona poi la “clientela”.
Bisogna domandarsi: chi produce cultura per chi? Questa cultura deve poter
essere usufruita da tutti. Quindi deve essere innanzitutto diffusa a tutti.
Il suo concentramento non funziona.
Oltre a sostenere il diritto di accesso, quali azioni concrete
mettete in atto per coinvolgere gli studenti sui temi che interessano
la zona universitaria?
Abbiamo occupato tempo fa l’area ex Seabo e organizzato l’evento
“Luci sulla città” per manifestare in sostanza la nostra
opposizione ad una concezione privatistica degli spazi. Poi facciamo volantinaggio,
sosteniamo le politiche di riduzione del danno per quanto riguarda il
fenomeno droga. Soprattutto cerchiamo di tener conto di tutto e di tutti
nel modo di vedere la realtà. Per questo siamo per una città
“transculturale”, piuttosto che multiculturale. L’idea
di mescolanza, di ciò che nasce dall’incontro di varie culture,
questa città ce l’ha. E va portata a conoscenza di tutti.
Io la chiamo “città sensuale”. Una città aperta
ad assorbire coi suoi sensi tutte le espressioni culturali che manifesta
sul suo territorio. E non invece dicotomica come lo è ora, interpretandola
secondo due utenze distinte: quelli che rispettano le regole e quelli
che vengono visti in una indefinita “zona grigia”. La zona
di chi non avrebbe gli stessi diritti di vivere gli spazi urbani da cittadino
alla pari degli altri. Non è così che va posta la questione!
LA SCHEDA DI PROFESSIONE CITTADINO
.Chi
è Chourmo-Spazio sociale studentesco?
Chiara Mistri
partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino"
della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale
e politica-anno accademico
2004-2005
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