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Nuovi Cittadini-Malgrado il degrado
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LA
PAROLA AL COMITATO "CONTRADA DELLE TORRI E DELLE ACQUE"
Silvia Ferraro ipotizza una risoluzione al problema degrado
attraverso la trasformazione della zona universitaria in uno spazio culturale
d’incontro per l’intera città. A patto che si superi
l’idea di uno scontro generazionale inevitabile tra studenti e residenti
e che si impari a dialogare e a comprendersi a vicenda.
Qual è dal suo punto di vista la situazione della zona universitaria
rispetto al cosiddetto degrado?
E’ una situazione che è giunta al limite, ormai dal ’95.
L’approccio “muscolare” del passato non ha funzionato.
E’ stata fatta una scelta che ha portato a “settorializzare”
lo spazio cittadino. Non voglio parlare di “ghetti”. Si sono
create però delle aree monotematiche. Zona universitaria e Via
del Pratello sono quasi esclusivamente per coloro che di notte vivono
quella Bologna, diciamo, “godereccia”. E la concentrazione
di giovani che frequenta questi luoghi crea una concentrazione di fenomeni
di spaccio. Certamente una situazione di disagio per i residenti, perché
non si tratta solo di schiamazzi, ma anche di microcriminalità.
Dunque gli studenti vengono percepiti come i “responsabili”
del problema o sono anche loro soggetti che ne subiscono gli effetti?
Certamente non ne sono la causa in modo diretto, ma si è creato
una sorta di circolo vizioso…
In che senso?
Noi siamo un comitato di commercianti e parlo ovviamente come tale. Il
punto è questo: c’è l’esigenza di aprire altre
attività, altri esercizi. A parte pub, locali notturni, copisterie
e bar, tutti al servizio della clientela studentesca, manca per i residenti
tutto il cosiddetto artigianato di servizi, calzolerie, salumerie, mercerie.
Ad esempio, se ti si rompe la lampadina, dove vai? Devi spostarti verso
la periferia. Sono invece spuntati come funghi i negozi di alimentari
gestiti dagli extracomunitari, per lo più pakistani. I giovani
si servono volentieri da loro perché anche nella tarda serata possono
entrare a comprarsi birre ad un prezzo inferiore a quello dei pub. E i
pakistani fanno ottimi affari in questo modo. Ma la vera questione è
più profonda…
Intende dire che la questione tocca il rapporto tra studenti e
residenti?
Proprio così. Il problema è che c’è una logica
di sfruttamento degli studenti. Ed è la logica del mercato. E’
questa che ormai si insegue. I giovani universitari sono il business.
Non si è mai voluto capire che invece rappresentano una risorsa
e perciò non si è mai agito di conseguenza. Così
facendo si è perso nel tempo un rapporto sinergico tra la città
e gli studenti.
Come ovviare a questa situazione?
Innanzitutto la questione degrado non va inquadrata come uno scontro generazionale
tra residenti e studenti altrimenti si rischia di creare blocchi contrapposti
che si rapportano soltanto in un clima di scontro. Bisogna per lo meno
fare un tentativo e uno sforzo di capirsi ed aiutarsi. Si tratta certamente
di un problema di convivenza, ma va ricercato un equilibrio tra le due
anime della città, tra la Bologna “grassa” e la Bologna
“dotta”, per intenderci. E in questo l’Università
può avere un ruolo centrale, utilizzando gli studenti per costruire
una sinergia culturale che manca.
Attraverso quali modalità concrete si potrebbe realizzare
tale sinergia?
L’Università sembra essere un corpo separato dalla città,
anziché dimostrare un interesse a coinvolgere in modo concreto
proprio quelle intelligenze che sviluppa al suo interno. Perché
ad esempio non creare cooperative di studenti che gestiscano direttamente
quegli spazi alternativi che mancano, come biblioteche, aule studio, centri
sociali, magari organizzando occasioni di incontro e dibattito? Penso
poi alle diverse istituzioni culturali presenti in questa zona, come il
Teatro Comunale e il Conservatorio. Hanno sì organizzato diversi
eventi musicali e concerti anche all’aperto, ma resta una programmazione
che non incontra la cultura dei giovani.
Avvicinare quindi sempre di più cultura e mondo studentesco?
Credo si debba andare in questa direzione. A proposito, ricordo che in
passato abbiamo voluto sondare con un questionario cosa ne pensavano della
zona universitaria le persone che la vivono quotidianamente. E il dato
emerso più interessante è che solo il 3% percepisce questa
come una zona di cultura! E’ se non altro un aspetto su cui riflettere.
22-01-2005
Chiara Mistri
partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino"
della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale
e politica-anno accademico
2004-2005
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