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Nuovi Cittadini-Malgrado il degrado

SCHEDA CHOURMO-SPAZIO SOCIALE STUDENTESCO

Chourmo e Spazio Sociale Studentesco sono due realtà diverse ma connesse e “imparentate” nel multiforme mondo dei movimenti studenteschi. Prima di vederli singolarmente, quindi, urge qualche precisazione sulla loro origine e il loro intrecciarsi.


Chourmo: è un collettivo di studenti (e non solo) che fu protagonista di un’esperienza di occupazione di un centro sociale nel maggio 2003, durata soltanto quattro settimane ma significativa nella sua forma. Ecco il nesso: nel gruppo di Chourmo confluirono anche alcuni ragazzi dello Spazio Sociale Studentesco.

Spazio Sociale Studentesco: a sua volta,il gruppo di studenti universitari, medi e ricercatori di Via Belmeloro inizialmente si chiamava Udu, Unione degli Studenti, e con questa denominazione rimasero fino al 2000.

CHOURMO
Con questo strano nome, sono stati “battezzati” gli spazi di un capannone abbandonato, occupati da un gruppo variegato di studenti medi, universitari, ricercatori, lavoratori, disoccupati.
Siamo nel maggio 2003, un periodo di “turbolenza” sociale, che trova diversi motivi per i suoi “sfoghi”: l’amministrazione Guazzaloca con le sue controverse ordinanze “anti-bivacco”, la prospettiva delle elezioni comunali 2004 che vedranno sindaco Cofferati, l’imminenza del referendum sull’articolo 18, il dibattito nell’opinione pubblica sulle ipotesi di welfare municipale.
La mattina di giovedì 8 gli studenti all’uscita dal Liceo Fermi, la scuola più vicina, innescarono in modo spontaneo il concentramento, non controllato dalle forze dell’ordine, di una gran numero di ragazzi, che occuparono l’ex officina di Viale Mazzini. Sulla quale stava avanzando un'operazione di speculazione edilizia, passando di mano fra varie società in attesa del cambio di destinazione d'uso. La possibilità di un uso abitativo e commerciale era stato chiesta proprio dal proprietario dello stabile.
Nacque così un collettivo, un centro sociale che si è autodefinito “di seconda generazione” (perché la volontà era quella di non essere destinati alla marginalità, bensì di stare dentro la “pancia” della città) ma allo stesso tempo “di prima classe” (perché volevano avere un posto bello, non grigio).

Chourmo significa proprio uscire dalla marginalità. Farsi gli affari degli altri, come spiegò uno di loro. Questo era in sostanza il progetto attorno cui si formò il collettivo.

Il significato c’entra con il nome, ripreso dal titolo di un romanzo di Jean-Claude Izzo (perciò è pronunciato alla francese! In provenzale, infatti, vuol dire “ciurma”). E’ ambientato a Marsiglia, una città multicolore affacciata sul mare, incrocio di culture assortite, che hanno la necessità di parlarsi. Proprio come questa “ciurma” sentiva la necessità di un luogo diverso e migliore di quello che offriva Bologna. La vera scommessa però era quella di dare vita a una comunità che potesse prescindere da un luogo fisico specifico.
La loro composizione inedita, fatta di “trafficanti di sapere” (con un nucleo importante di studenti medi), atipica rispetto alla tradizione dei centri sociali bolognesi, andò anche a riflettersi sui temi delle loro “lotte”.

Iniziative e proposte:
- battaglie contro il copyright, per l'accesso ai prodotti del sapere collettivo e alle tecnologie (utilizzo di Linux, come sistema operativo aperto e non protetto da diritti d'autore, da parte della pubblica amministrazione)
- assemblea coi giuslavoristi Giorgio Ghezzi e Nanni Alleva
- "street parade", aperta dallo striscione "Spazio ai diritti"
- presentazione dei Wu Ming del loro libro “Giap!”
- collaborazione con “Frame”, rivista mensile che cerca di raccontare Bologna come "città sul Mediterraneo" (in quanto territorio ricco di intelligenza sociale, di miti collettivi e di storie che attendono solo d'essere narrate) e di costruire un’Europa affacciata su questo mare. E’ stata presentata da Franco “Bifo” Berardi, che ha definito l’ambizione della proposta politico-culturale della rivista un momento giusto per iniziare a “riempire gli interstizi della società”, rovesciando il senso comune.

Come finì l’esperienza dell’occupazione?
Lo sgombero degli spazi ci fu il 5 giugno 2003, quattro settimane dopo. Fu comunque positiva, perché molti colsero al balzo la loro sfida come l’apertura di un “polmone di socialità”. La “ciurma” dichiarò che non si trattava di uno sgombero, ma soltanto di un trasloco. Dove e come li vedremo “materializzarsi” di nuovo?


SPAZIO SOCIALE STUDENTESCO
Gruppo di studenti medi, universitari e ricercatori provenienti da Udu, Unione degli studenti, che nel 2000 cambia nome in Spazio Sociale Studentesco.
La presenza degli studenti delle scuole superiori è considerata “molto importante – come spiega Gianni Monte, un membro del gruppo che abbiamo intervistato- proprio perché saranno loro gli universitari del domani!” Aggiunge: “E se non c’è nessuno, come fino ad oggi è stato, che si interroga sul loro ruolo e prende seriamente in considerazione questa fascia di popolazione cittadina, anche dal punto di vista numerico, come si può pensare ad un governo intelligente degli spazi urbani?”

Obiettivi:

- diffusione della cultura dell’accesso agli spazi
- lotta per il diritto allo studio
- impegno a favore del diritto di vivere il territorio urbano in modo positivo
- sostegno alle politiche di riduzione del danno per quanto riguarda il fenomeno droga

Azioni:
- volantinaggio
- occupazione di spazi (l’Area Ex Seabo di viale Berti Pichat)
- organizzazione di eventi (“Bologna Aurora. Luci sulla città” nel febbraio 2004. Tavole rotonde, dibattiti, laboratori di idee su “sapere e comunicazione come beni pubblici”, le storie dei luoghi della città, la partecipazione nella progettazione della realtà urbana, diritto alla mobilità con òlo slogan “reclami the street contro le polveri fini”, il lavoro dei ricercatori universitari. In collaborazione con Chourmo, la redazione della rivista “Frame”, la Compagnia dei Celestini, Franco Berardi “Bifo”, Rete del Nuovo Municipio, Comitato di Strada Maggiore e San Vitale, dottorandi e ricercatori dell’Università di Bologna.)
Per informazioni e contatti potete recarvi alla “sede” (insomma, lo “spazio sociale” appunto, dove si riunisce il gruppo) di Via Belmeloro 1/e.

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Chiara Mistri partecipante al laboratorio formativo "Professione Cittadino" della laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica-anno accademico 2004-2005


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna