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A scuola di cittadinanza-Cittadini Attivi

E SE LE SCUOLE PUBBLICHE DIVENTASSERO I NUOVI CENTRI CIVICI DI QUARTIERE?
L' innovativa proposta di Carmela Riccardi per coinvolgere e rendere partecipi i cittadini a partire dalla scuola, che rappresenta il primo luogo di incontro di culture e di potenziale esercizio della cittadinanza per i bambini, ma anche per i genitori.

"Le scuole, a partire da quelle per l’infanzia, sono le prime Istituzioni Pubbliche in cui si incontrano il cittadino ed il migrante, dove si affrontano problemi di riconoscimento e integrazione di identità culturale e non solo. Perché dunque non trasferire presso le scuole pubbliche tutti i servizi territoriali di Quartiere, rendendoli i nuovi centri civici?”

A chiederselo è Carmela Riccardi, dell’associazione per il Parco della Montagnola che prosegue sostenendo che “chiunque abbia partecipato alle occasioni di vita pubblica nei Centri Civici di Quartiere, ha avuto modo di accorgersi della limitata partecipazione dei cittadini, limitata a poche persone molto motivate”. Da qui nasce la proposta di trasferimento dei centri civici di quartiere che la Riccardi ha esposto in un intervento durante l’incontro “La partecipazione fa bene alla scuola?” organizzato da genitori ed insegnanti della Scuola Pubblica Bolognese tenutosi lo scorso novembre presso la Biblioteca Ruffilli del Quartiere San Vitale.

È ormai tangibile che l’individualismo imperante nella società fa in modo che il cittadino tenda a ritirarsi dalla dimensione sociale e dall’impegno civile per rifugiarsi nel privato. “È quindi necessario rendere consapevoli i cittadini dell’importanza della capacità di giudizio e della necessità che essi siano messi in condizione di confrontare le loro vedute sulle questioni più rilevanti” afferma la Riccardi, la quale precisa che lo spazio d’intervento dei quartieri in questa situazione è legato alla possibilità di promuovere e motivare la partecipazione dei cittadini, a partire dai “gruppi appassionati” già esistenti sul territorio e dalle scuole.
“Inoltre”, prosegue, “la fiducia del cittadino nella possibilità di partecipare ad azioni comuni di emancipazione, e quindi di contribuire allo stato di salute della vita democratica nelle città, può avere una fondamentale definizione nel primo incontro con le Istituzioni Pubbliche, e sicuramente le Scuole dell’Infanzia offrono ai cittadini/migranti/genitori molte più motivazioni per partecipare alla vita pubblica di quante non ne offra il Quartiere”.

Carmela Riccardi sottolinea infine che le scuole pubbliche hanno già promosso e sperimentato interessanti forme di partecipazione: ne sono un esempio gli stessi progetti di partecipazione dei genitori alla vita della scuola, sperimentati nelle Scuole Comunali dell’Infanzia nella Regione Emilia Romagna, che costituiscono significative esperienze di partecipazione alla vita pubblica, conosciute e studiate in tutto il mondo.
L’apertura delle scuole pubbliche ai Cittadini, ai Comitati ed alle Associazioni permetterebbe di gestire così tutti gli “attori” coinvolti.
Il rispetto e la fiducia vanno ricostruiti: partecipare e rendere partecipi sono atti fondamentali nel processo di educazione alla cittadinanza.


Antonella Napolitano 12/01/2005