|
Cittadini
Attivi
Comitato
è bello
Comitati
e giornalisti:
idillio
difficile
A scuola di
cittadinanza
Nuovi Cittadini
Apprendista Cittadino
Studenti senza polis
Malgrado il degrado
Click
Servizi
Blog
Le
nostre Iniziative
Archivio
Credits
|
Alla ribalta: Comitato Canossa
Intervistare
due tra i membri più
attivi del Comitato Canossa (zona Saragozza) ricrea l'atmosfera
che si respira nelle riunioni di tutti i comitati di quartiere, quelli
che funzionano, quelli che ci credono. Una sera di maggio, nell'accogliente
appartamento della signora Anne, vengo a sapere che anche a Bologna esiste
la burocrazia inaccessibile e anche a Bologna la gente si lamenta di non
essere ascoltata. In realtà molti si lamentano, ma solo alcuni si danno
da fare per cambiare le cose. Anne Drerup e Bruno Riti mi raccontano di
tutte le loro richieste, lotte, vittorie, sconfitte; non si tratta di
guerre epocali, ma di semplici segnali, richieste di ascolto. Dal colloquio
con Anne e Bruno viene fuori non solo il normale senso di rabbia per il
fatto di dover sprecare energie, tempo e denaro per difendere i propri
diritti; ma anche la stanchezza di combattere da anni contro i mulini
a vento, ottenendo poche e vaghe risposte (dopo lunghe attese).
Signora Anne, quando ha cominciato e cosa l'ha
spinta a far parte del comitato Canossa?
Vivo a Bologna da alcuni
anni e trovo splendida questa zona della città. Ma purtroppo anche queste
zona ha dei problemi. Per me tutto è cominciato quando un locale sotto
casa, che era prima un ristorante, senza alcuna ristrutturazione si è
trasformato in pub con musica per giovani. Io avevo le finestre aperte,
e dato che faceva sempre le feste per i giovani, sentivo il chiasso infernale
di ogni notte. E così ho pensato di cominciare con gli altri a lottare
insieme. Non avevo nessuna esperienza; poi soprattutto ero molto ingenua,
da tedesca pensavo: ne parliamo ai politici, ce la facciamo. Invece ho
visto che è un muro di gomma fare questi lavori: l'amministrazione non
ti risponde e quindi ti rivolgi al difensore civico e passano mesi, e
quando danno la risposta non è completa, quindi bisogna ricominciare.
Tempi lunghissimi prima di ottenere qualcosa, ma i nostri piccoli successi
li abbiamo avuti.
Può farci un esempio?
Uno di questi pub, quando
aveva tanta gente, utilizzava la cantina, la quale non era arieggiata,
non aveva porta di sicurezza, era inagibile. Per fortuna un nostro amico
avvocato si è messo a nostra disposizione e l'abbiamo denunciato. Perché
in genere qui a Bologna tu hai bisogno di un avvocato per qualsiasi cosa,
altrimenti non sai come muoverti, non sai che strumenti utilizzare, e
allora nessuno ti prende in considerazione.
Pensa che la situazione sia peggiorata da quando
c'è la nuova giunta?
Soprattutto da quando c'è
Guazzaloca, e Raisi, che è l'assessore alle attività produttive, la situazione
si è molto inasprita. Il loro interesse è più economico e va verso chi
consuma, chi va a spendere i soldi nei pub. A una nostra lettera Raisi
ha risposto che il suo interesse va ai commercianti. In un'altra afferma
che dobbiamo tener conto che a Bologna ci sono 100.000 studenti, ed è
loro diritto divertirsi... Questo vale anche per i posti auto. Ci sono
dei parcheggi riservati solo ai residenti, ma chi viene da fuori li occupa,
in modo che i residenti sono costretti ad affittarne altri.
Che differenza c'è tra l'essere cittadini in
Italia e l'esserlo in Germania, il suo Paese?
Noi come tedeschi non siamo
sudditi, siamo abituati a considerarci Mitburger, concittadini.
La pubblica amministrazione, i pubblici funzionari sono servi, stanno
al nostro servizio: è questa la mentalità. Quello che succede in Italia?
Qui siamo governati, ci vengono incontro solo se lo vogliono. In certi
ambienti vedo che i "funzionari"
non ti prendono molto sul serio e sono prepotenti nei confronti del cittadino.
Non c'è come da noi un ufficio che funziona a cui ti puoi rivolgere se
qualcuno ti tratta male, se non fa il suo lavoro. Anche per la polizia
è lo stesso: a Bologna di sera ci sono solo tre pattuglie. Quindi
se tu hai problemi, ad esempio di schiamazzi alle tre di mattina, loro
spesso non vengono, perché hanno troppo da fare, devono anche occuparsi
degli incidenti stradali.
Bruno, lei che è la "memoria storica" del comitato,
si sente ancora un cittadino attivo?
Quando ho cominciato a
muovermi in questo senso il quartiere era un borghetto, un paesone, abbiamo
cominciato a fare delle attività insieme con tanta buona volontà,
per risolvere i problemi che ognuno viveva. Ma con il pressappochismo
del cittadino che non conosce le norme, le leggi, si fa fatica a entrare
nel meccanismo. Ci siamo buttati in questa avventura: quella delle raccomandate
al prefetto, al sindaco, al questore, alla polizia. una volta ho litigato
con il nostro ex sindaco Vitali quando in una riunione disse:" i
comitati sono il sale della democrazia, perché rappresentano le istanze
dei cittadini". Io non la vedo così positivamente: i comitati sono
movimenti di protesta. Sono i cittadini che manifestano quello che le
istituzioni non riescono a gestire, a
capire. E dopo tante proteste, molti come me sono stanchi. Anne è tenace,
mi prende per i capelli e mi tira, io sono avvilito... l'ultima
volta all'amministrazione comunale, il nuovo gestore alla sicurezza diceva
"io non ne so niente". Ed era la centesima volta che gli parlavo della
stessa cosa. Altri fingono di essere estremamente interessati e volenterosi,
ma tutto ciò che fanno è venire a sverniciare le pareti per renderle più
decorose.
E' così anche per lei, Anne?
La logica dei comitati è assurda. Ormai funzionano
solo se hanno un avvocato. Ma perché bisogna sempre pagare per i diritti
più elementari, come dormire e vivere in un ambiente pulito?
Irene
Romano
partecipante al laboratorio formativo Professione Cittadino presso il
corso di laurea di Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
per saperne di più,
leggi la scheda del comitato
|