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Alla ribalta: il comitato Al Crusèl
Barbara
Rinaldi è ormai un punto di riferimento per chi sta lottando a
Bologna per ottenere il riconoscimento, anche istituzionale, del diritto
dei cittadini a respirare un'aria meno inquinata e a vivere in una città
libera dal traffico e dai fumi dello smog. Come lei, centinai di cittadini
si sono organizzati in comitati di quartiere e di zona per dare vita a
un vero e proprio movimento civico per la tutela del diritto alla salute.
Quali risulatati si ottengono facendo rete? La storia di Barbara Rinaldi
e del suo comitato "Al Crusèl" mostra che goccia dopo
goccia si consuma la roccia dell'indifferenza.
Come è nato il comitato Al Crusèl?
Il comitato antismog è nato ne dicembre del 1999. E' stato formato da
un gruppo di residenti di via del Pratello e via Petralata, una ventina
di residenti vicini di casa. Ci trovavamo dal giornalaio a comprare il
giornale e puntualmente da settembre dal rientro dalle ferie abbiamo cominciato
a lamentarci del degrado della zona, del traffico. Sul giornale si cominciava
a parlare dell'inquinamento da benzene e da polveri. A Bologna si erano
cominciati a rilevare tali inquinanti dal 1998 e ci si era resi conto
che erano un grosso problema. Da ottobre del 1999 la giunta fece sapere
che voleva riaprire al traffico via del Pratello. Questa è l'unica area
relativamente con poco traffico tra due strade inquinatissime, via s.Felice
e via s.Isaia. La minaccia ci ha spaventato e abbiamo deciso di fare un
comitato per coinvolgere altri cittadini e per contrastare questa apertura
che nessuno voleva. Avevamo cominciato singolarmente a scrivere delle
lettere all'amministrazione comunale per chiedere cosa si stesse facendo
per il problema dell'inquinamento e del traffico. Non ci rispose nessuno.
A gennaio 2000 cominciammo ad avere contatti coi mezzi d'informazione.
A quel punto ricevemmo una risposta firmata dall'assessore Pellizzer che
ci tranquillizzava.
A quel punto l'Amministrazione è intervenuta?
Nel 1999 era stata pubblicata la Relazione sulla Qualità dell'Aria di
Bologna del 1998 prodotta dai tecnici comunali, che raccoglieva i dati
sull'ambiente e i consigli che i tecnici davano all'amministrazione per
far rientrare l'inquinamento. Tra i vari consigli: l'aumento delle aree
pedonali, aumentare le piste ciclabili, accendere Sirio - il "vigile elettronico"
con telecamere nei punti d'accesso al centro storico. È da dieci anni
che esiste ma non è mai entrato in funzione e ogni anno si spendono miliardi
per la sua manutenzione -. Invece l'Amministrazione comunale non prese
in considerazione i consigli e fece l'opposto: fu riaperta via Zamboni,
molte ciclabili sono state soppresse.
Come si è creata la rete dei comitati
antismog?
Noi abbiamo cominciato con proteste e mobilitazioni in via del Pratello:
Intanto il comitato aumentava di numero. Adesso siamo in 800. A gennaio
2000 poi abbiamo cominciato a metterci in contatto con altri comitati
cittadini. A febbraio l'amministrazione comunale decise di varare dei
provvedimenti contro il traffico. Noi sapemmo dai tecnici comunali che
era stato presentato un documento alla giunta in cui essi dichiaravano
di non lanciare i provvedimenti come risolutivi, perché non lo erano.
Erano semmai un inizio per fare capire alla cittadinanza che era il momento
di fare qualcosa contro il traffico. Non qualcosa di risolutivo. Ma la
giunta non seguì il consiglio, anzi disse che con quei provvedimenti si
sarebbe risolto il problema inquinamento a Bologna. Io andai alla conferenza
stampa dell'assessore alla sanità che lanciava questo provvedimento come
risolutivo. Dissi che i tecnici comunali avevano fatto avere un verbale
in cui non si diceva che così non era. L'assessore disse che non esisteva
quel documento e che erano chiacchiere. Feci la registrazione di quanto
detto e andai dall'avvocato: partì il ricorso perché capimmo che non c'era
dialogo con la giunta. I tecnici comunali li paghiamo noi cittadini, costano
fior di miliardi, fanno studi e documenti. Questi tecnici devono essere
ascoltati. Non c'era nulla di male in dire alla cittadinanza qual era
la realtà dei fatti: l'unico modo per lottare contro l'inquinamento è
dire la verità alla popolazione sulla qualità dell'aria che ogni giorno
ci tocca respirare. Solo in questo modo chi non ha bisogno di usare la
macchina comincerà a pensare di prendere la bici o di andare a piedi.
Ma non c'è stata collaborazione da parte dell'amministrazione. ci nascondevano
i dati che invece sono pubblici e per legge dovrebbero essere comunicati
ai cittadini in tempo reale. Così abbiamo fatto ricorso e l'abbiamo vinto.
E' stata emessa un'ordinanza che imponeva l'apertura di Sirio e altri
provvedimenti. Ma il sindaco ci ha risposto: " piuttosto di fare ciò che
dice il giudice vado in galera". Ora la corte costituzionale si deve pronunciare
sulla vicenda. All'inizio eravamo tre comitati che hanno fatto ricorso
con 400 cittadini in tutto; adesso siamo venti comitati, una rete di ventimila
persone, non solo del centro storico. Non vogliamo tutelare solo l'aria,
ma la vivibilità della città: noi cittadini non viviamo più bene.
Quali sono i vostri progetti per i prossimi
mesi?
Da questa amministrazione non ci aspettiamo più nulla. Ci dicono che siamo
tutti di sinistra, ma non è vero, del mio comitato adesso siamo in 800
e circa la metà hanno votato questa amministrazione.La gente che vuole
vivere meglio e respirare meglio non è solo di sinistra. Con il coordinamento
del comitato abbiamo definito una piattaforma, abbiamo segnato obiettivi
e richieste per rendere questa città migliore. Manderemo a tutti i partiti,
dalla destra alla sinistra, la richiesta di un incontro. Noi rappresentiamo
voti per le prossime elezioni. Per un certo periodo le giunte bolognesi
hanno ascoltato solo una parte della città, quella economicamente forte.
Adesso noi vogliamo diventare una lobby potente, non tanto finanziariamente
-siamo cittadini normali- , ma pensiamo di avere il diritto ad essere
ascoltati perché rappresentiamo voti e ne rappresentiamo tanti. Pensiamo
che con questo coordinamento potremmo ottenere dei successi, perché come
comitati abbiamo già ottenuto tanto.
Quali cambiamenti ha prodotto il coordinamento
dei comitati?
Quattro anni fa, quando siamo nati, venivamo trattati come ambientalisti
esaltati. Dell'inquinamento si sapeva poco. Oggi l'80% della popolazione
ritiene l'inquinamento uno dei problemi più gravi di Bologna. Questo è
merito dei comitati, siamo stati noi a diramare dati e informazione. L'inquinamento
non è cambiato rispetto al 2001. Ma almeno gli amministrazioni non dicono
più che va tutto bene: ammettono che si tratta di un problema.
Come è cambiata la base dei sostenitori
del comitato?
I cittadini che si sono avvicinati a noi non ci chiedevano: "siete di
destra o di sinistra", ma volevano protestare per l'aria inquinata. Perciò
si avvicinavano a noi. Noi abbiamo dichiarato che non ci schiereremo,
e i cittadini ci vedono come strumento di pressione indipendentemente
dallo schieramento politico
Cosa ha spinto Barbara Rinaldi a mobilitarsi
per la salute dell'intera città di Bologna?
Ho una bambina di 7 anni. Nel 1999 ne aveva 2. Da quando aveva 6 mesi
aveva problemi respiratori e quando sono ritornata dalle ferie nel settembre
1999 la bimba si è ammalata. La portai da uno specialista che mi disse
di andare a vivere in campagna, fuori dalla città, perché la bambina aveva
problemi a causa dell'inquinamento. Poi mio padre è morto per un enfisema
polmonare, forse favorito dallo stesso stato dell'aria. Hanno trovato
anche a me la stessa malattia e non voglio che venga a mia figlia. Nell'impossibilità
di andare a vivere in campagna, perché io e mio marito non possiamo per
lavoro, non ho voluto mollare tutto ed essere obbligata ad andare via.
Ho provato a fare qualcosa per vedere se si può rendere la vita migliore
qua. Ed è un ragionamento che hanno fatto anche altri comitati. Ecco,
tentare di fare qualcosa per mia figlia per lasciarle una città più vivibile.
Certo sarà un'impresa titanica, perdo del tempo, ma almeno ci provo: è
inutile lamentarsi col vicino o con gli amici se non si prova a fare qualcosa.
Insomma Barbara Rinaldi ha
scelto di essere cittadina attiva: cosa è cambiato nell'essere cittadina
bolognese prima e dopo la nascita del comitato?
Prima non ero contenta e mi lamentavo pensando di non poter far nulla
per cambiare le cose. Adesso mi sento di aver tentato di fare qualcosa.
Ho fatto del volontariato, e credo di aver fatto qualcosa di utile per
la città. Mi sento appagata, perché non mi ero mai occupata di questioni
sociali, di politica. Ma è bello fare qualcosa pensando di farlo anche
per i propri figli.
Andrea Parato
partecipante al laboratorio
formativo Professione Cittadino presso il corso di laurea di Scienze della
Comunicazione, a.a.2002-2003
se
vuoi saperne di più, leggi la scheda del comitato
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