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Alla ribalta: Associazione Noi donne insieme
La
signora Albertina con i suoi occhietti allegri e un caldo sorriso accogliente
è proprio la persona ideale per dirigere "Noi donne insieme": indaffaratissima,
sempre disponibile e aperta ai mille problemi dei suoi iscritti, dedica
a tutti un sorriso, una parola affettuosa. La prima regola della sua associazione
è: niente facce tristi e ombrose!
Perché avete istituito
"Noi donne insieme"?
L'associazione "Noi donne insieme" è stata
istituita nell'Aprile del '94 anche se un gruppo di volontari erano già
attivi dal '92, anno in cui avvenne nel quartiere un evento delittuoso
che portò gruppi femminili e femministi di Bologna a insorgere contro
le violenze sulle donne. Protagonisti di tale evento furono un uomo e
una donna entrambi utenti del servizio di igiene mentale e entrambi, nel
momento del fatto, ubriachi. L'uomo strinse troppo il collo della donna
senza nemmeno accorgersene: se ne tornò tranquillamente a casa con la
sicurezza che la stava lasciando addormentata sull'erba. Due individui
disturbati, soli, abbandonati dalle persone vicine che non avevano interesse
alcuno ad accorgersi del loro grosso bisogno di amore. L'associazione
si creò proprio per aiutare a esternare questa grande necessità, agli
inizi rivolgendosi solo alle donne, ma oggi aperta anche agli uomini.
Quali
sono stati i primi passi dell'associazione?
Fu istituito prima di tutto una linea telefonica
per rispondere ai problemi delle donne con il supporto di una psicologa
che veniva, però, a costare troppo. Facemmo allora dei corsi di formazione
per le volontarie che autonomamente rispondevano ai bisogni delle donne.
Poi finalmente ci concessero uno spazio in via del Giglio. Tale spazio
era un ambiente molto piccolo simile a un sottoscala, ma non ci impedì
di attivare i primi corsi come yoga, flamenco, reki, e anche autodifesa.
Siamo stati i primi a Bologna a istituire i corsi di autodifesa per le
donne.
Quali
sono i vostri obiettivi?
Gli obiettivi principali di questa associazione sono lavorare
sulla prevenzione, evitando che le persone arrivino ai grandi disagi.
Non vogliamo certo curare, a quello ci pensa il servizio di igiene mentale.
Noi, con la nostra attività, cerchiamo di colmare quella solitudine che
è mancanza di amore, l'amore per se stessi e per gli altri, l'amore inteso
come dare e ricevere. Anche il nostro ritrovarsi il martedì è un modo
per superare la solitudine: basta una sigaretta fumata insieme agli altri,
un sorriso, un gioco a briscola, un tè bevuto in gruppo per ritornare
a casa con una carica vitale più forte.
Cosa
l'ha portata a prendere parte a questo progetto?
Ero già legata alle attività sociali del quartiere prima della
costituzione dell'associazione. Essendo consigliere di quartiere, e occupandomi
principalmente della commissione sanità e servizi sociali, ero già entrata
in contatto in numerosi occasioni coi tanti problemi delle donne, ma come
dipendente del servizio Usl non riuscivo a fare tanto. Per questo proposi
un progetto sulla solitudine delle donne, anche in relazione ai dati preoccupanti
che provenivano dal servizio di igiene mentale dove il numero delle donne,
soprattutto alcoliste, aumentava a vista d'occhio, giorno per giorno.
Questo doveva farci capire che il disagio tra le donne cresceva perché
quando una persona vive in solitudine l'alcool è un'arma vicina, a portata
di mano per riempire apparentemente i vuoti interiori.
Quando
e perché ne è diventata presidente?
Sono diventata da poco presidente di "Noi donne
insieme". Agli inizi non avrei potuto anche perché avevo già una carica
politica. C'era Maria Grazia Pastieri che purtroppo è mancata due anni
fa. Al momento della malattia di Maria Grazia io ero disponibile, avendo
finito il mio mandato di cinque anni, fui proposta e accettai senza sapere
che mole di lavoro avrei dovuto sopportare: oggi non ho più un attimo
per me, l'unica risorsa che ho è staccare tutto e andare ogni tanto in
vacanza. Lascio qua i vari responsabili dei corsi perché da un anno a
questa parte abbiamo creato dei referenti per ciascuna area di intervento.
Prima invece faceva capo tutto a me però non riuscivo a tenere in piedi
tutta la situazione.
Come
avete scelto le attività da proporre agli iscritti?
All'indomani della nascita dell'associazione
facemmo una ricerca nel quartiere: spedimmo seimila lettere a spese del
comune di Bologna e chiedemmo con dei questionari rivolti alle donne dai
quaranta ai sessanta anni cosa avrebbero voluto che si facesse nel quartiere
per farle uscire dalla loro solitudine e dal loro isolamento. Le risposte
furono le più disparate: dal corso di ballo all'uncinetto, da yoga al
corso di pittura, al corso di scrittura creativa. Noi ci adeguammo, e
lo facciamo ancora, alle loro richieste.
Da
chi è composta l'associazione?
L'associazione, oggi, non è costituita solo
da donne poiché da tre anni, da quando siamo in via Decumana, abbiamo
aperto le porte anche agli uomini, considerando che i disagi psichici
non sono certo prerogativa delle donne. Molti uomini hanno contattato
la nostra linea telefonica, facendoci capire che anche loro avevano un
grande bisogno d'aiuto nascosto.
Qual
è l'età dei vostri iscritti?
I nostri utenti sono principalmente persone che appartengono alla
fascia di età che va dai quaranta ai sessanta anni. E' una fascia di età
in cui le donne si trovano, da un mese all'altro, a dover affrontare un
vero e proprio cambiamento di vita: c'è un cambiamento fisico (la menopausa)
che porta malessere, disagio, insonnia, agitazione. In concomitanza c'è
spesso la cessata attività lavorativa che porta un senso di vuoto e di
inutilità. Oppure si verifica la così detta sindrome del nido vuoto dato
che a quell'età i figli di solito se ne vanno. Non è detto però che essere
senza famiglia voglia dire essere soli: si può essere molto più soli vivendo
in un contesto familiare se esso ti isola dall'amore e dall'affetto.
Viviana Mancini
partecipante al laboratorio formativo Professione Cittadino presso il
corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
per saperne di più,
leggi la scheda del comitato
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