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Cittadini attivi

Alla ribalta: Comitato Gli orti di Orfeo

Passeggiando per via Orfeo, prestate attenzione al numero 18: è l'ingresso di un vero gioiello mantenuto intatto nei secoli. Ora regno del fioraio-vivaista, l'orto-giardino ha alle spalle una storia plurisecolare. Entrando in questo giardino (accessibile nell'orario d'apertura del fioraio), tutto il traffico della città sembra scomparire, il rumore improvvisamente si placa e si entra in questo regno in cui si possono udire i canti degli uccellini, in cui si respira un po' di silenzio e di pace. Attorno a questi orti abitano persone che hanno la fortuna di godere di questo angolo di natura a due passi dal centro della città e che per nulla al mondo hanno intenzione di lasciarselo distruggere da un parcheggio. In fondo chi si lascerebbe rubare dalla mani un preziosissimo, direi ormai unico, esemplare di smeraldo che si riveste di nuovo al passare delle stagioni?

Nell'aprile 2003 il Comitato "Gli Orti di Via Orfeo" ha spento la sua prima candelina. Nato per opporsi al progetto di costruzione di un parcheggio sotterraneo proprio in corrispondenza degli orti, il Comitato ha dato vita a diverse iniziative. A spiegarci la sua nascita e i suoi interessanti e stimolanti sviluppi è la signora Isabella Fabbri, che oltre ad essere moglie, mamma e responsabile della comunicazione all'Istituto per i Beni Culturali dell'Emilia Romagna, in questo anno è stata sempre in prima fila nell'organizzazione del Comitato.

Com'è nato il Comitato?

Il Comitato è nato per un tam-tam tra le persone del quartiere. Appena saputo del progetto, ci siamo trovati per caso al bar Mike e Max all'angolo di via Orfeo e ne abbiamo parlato. Era un mercoledì. Ci siamo visti anche il mercoledì dopo e poi anche quello successivo. E' stato così che varie persone (all'inizio eravamo in una ventina) si sono unite per protestare contro la costruzione del parcheggio.

In che modo siete "usciti allo scoperto" per dimostrare il vostro dissenso?

Dopo la petizione, che è il primo passo obbligato per un Comitato, abbiamo dato spazio alla nostra fantasia e da qui sono nate diverse iniziative per attirare l'attenzione sulla questione degli Orti. Abbiamo innanzitutto stampato 4000 copie di una cartolina degli Orti indirizzata al sindaco. Volevamo sommergere la sua buca della posta e in effetti un po' ci siamo riusciti.Avevamo tutti la borsa piena di queste cartoline: le portavamo sempre con noi, al lavoro, in giro. Le abbiamo distribuite anche  in occasione delle manifestazioni del 25 aprile e del 1 maggio.
Nel giugno 2002 abbiamo poi organizzato una festa di strada in cui abbiamo venduto magliette realizzate sempre dal Comitato che sono decisamente andate a ruba. La festa ci ha aiutati molto a radicarci nel territorio. Nella stessa direzione è andato il pranzo di strada nel settembre del 2002. Con l'anno nuovo ci siamo sbizzarriti con la creazione di un calendario. Ce le siamo insomma inventate un po' tutte per ricordare, per tenere vivo e richiamare alla memoria il problema degli orti.

Avete trovato delle difficoltà nell'organizzare queste iniziative?

No. Il bar come punto di ritrovo è stato un ottimo aiuto perché è meno impegnativo ritrovarsi lì rispetto all'organizzare riunioni in un luogo privato, ad esempio in casa di amici, con tutti problemi del dopocena (io porto il vino e tu porti il gelato, e poi i figli in casa.). Al bar invece ci andiamo alle 18  senza nessun impegno. E ci siamo sempre.

Crede che il bar, così come la strada, in quanto luogo pubblico, abbia un ruolo importante per l'attività del vostro Comitato?

Sì, certamente. È essenziale tentare di stare sul posto, crea molta unità. E organizzare tutte queste iniziative in strada (il pranzo, la festa che faremo) ci aiuta molto a radicarci sempre di più nel quartiere. Così facendo, oltre che stimolare l'unione tra di noi, svolgiamo anche la funzione di presidio dell'isolato.

Presidio dell'isolato? Può spiegarci meglio cosa intende?

Certamente. Le faccio un esempio: la Conad aveva in progetto di costruire un supermercato nell'isolato. Sia i cittadini che erano contrari alla realizzazione del supermercato, sia la Conad che voleva costruirlo, si sono rivolti a noi proprio perché ci vedevano come il presidio di quell'area. Si sono messi d'accordo con noi. Abbiamo fatto da interpreti degli interessi dei cittadini di quell'area, di quell'isolato.


In generale mi sembra che il desiderio ora sia quello di andare oltre al rapporto con le istituzioni, di aprire soprattutto il dialogo con e tra i cittadini. In particolare quali sono i progetti e soprattutto i desideri per il futuro?

Vorremmo in realtà tenere i due fronti. Il rapporto con le istituzioni è il nostro primo obiettivo perché sono i pubblici poteri che ci devono dare ragione, la nostra battaglia è senza dubbio con loro. Poi ovviamente i cittadini devono essere d'accordo.
Al momento proseguiamo esercitando la nostra funzione di presidio, fino a quando la situazione non si sblocca definitivamente.

Cosa vi servirebbe per vincere la vostra battaglia?

Ci servirebbe qualcosa di scritto che sancisse il divieto di costruzione. È difficile ottenerlo e stiamo pensando come farlo. Nel frattempo è nata l'idea di costituire un'associazione culturale, perché tra feste e iniziative ci siamo resi conto della possibilità di progettare dei veri e propri eventi culturali atti a valorizzare il contesto urbano, le aree verdi, ma anche la città. Questi sono un po' i nostri progetti, il che non vuol dire che il Comitato si trasformi in un'associazione, ma che dalle persone che hanno costituito il Comitato nascerà anche un'associazione culturale.

È interessante che da un progetto di tutela di uno spazio nasca poi un progetto di apertura verso tutta la città, come può essere un'associazione culturale. Cosa vi ha fatto scattare questa scintilla?

Abbiamo scoperto che nel nostro quartiere abita una comunità di musicisti, artisti, grafici, poeti. Ci sono tutte le competenze e i saperi per poter portare avanti progetti culturali.

Per lei personalmente che cosa rappresenta il Comitato, che ruolo gioca nella sua vita?

Mi sono divertita moltissimo a progettare e realizzare le iniziative del comitato. Ho riscoperto la soddisfazione di uscire di casa e organizzare attività con persone sconosciute che abitano nel mio stesso quartiere. Questa esperienza mi ha aiutato molto anche a livello personale: ho sempre avuto difficoltà a parlare in pubblico e invece adesso, se mi chiedono di parlare col megafono davanti a trecento persone, non mi nascondo più.

In conclusione.

Direi che siamo stati fortunati perché il nostro quartiere è una zona vivace. Non si merita proprio un parcheggio!


per saperne di più, leggi la scheda del comitato

 

 


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna