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Alla ribalta: Gruppo San Bernardo

Paolo Panzarini ci parla degli obiettivi e delle iniziative del Gruppo San Bernardo, volto ad offrire un appoggio psicologico, materiale ed economico alle vittime della microcriminalità bolognese.

Che cosa l'ha spinta a interessarsi e a impegnarsi nel sociale?
Ero un commerciante e quando sono andato in pensione volevo fare qualcosa per gli altri: sono una persona altruista e ho cominciato a darmi da fare. Sono andato anche all'Ospedale Maggiore, ma le attività che vi si svolgevano non mi soddisfacevano del tutto. In seguito venni al Quartiere Reno, il mio e mi fu proposto di entrare a far parte del Gruppo San Bernardo, che si stava costituendo proprio in quel periodo. Era il 1996, all'inizio non ero convintissimo della mia scelta ma volli provare.

Di cosa si occupa il Gruppo?
Inizialmente era nostra intenzione offrire un aiuto psicologico e materiale a chi rimaneva vittima di furti, scippi e borseggi. Le prime persone che si rivolgevano a noi erano sì depresse e un po' abbattute, ma tutte ci ponevano una domanda: "Voi che cosa potete darci?". Questo dare si riferiva a un risarcimento economico e la cosa mi ha fatto riflettere. Ci siamo dati da fare e abbiamo effettuato una ricerca su tutti gli istituti bancari e sui sindacati di Bologna. Ci siamo accorti che molte banche assicuravano ai loro correntisti una copertura contro i furti e la stessa cosa facevano alcuni sindacati per i loro associati. Molte persone, però, si dimenticavano o non sapevano di avere questa possibilità di risarcimento e non ne facevano uso.
Noi volevamo fare in modo che le persone cui spettava un rimborso potessero ottenerlo. Quando veniva da noi un cittadino e ci esponeva il suo problema,   anche se non era residente nel Quartiere Reno, noi consultavamo il nostro archivio e lo mettevamo al corrente della possibilità o meno di ottenere un rimborso.

Quali altre iniziative ha portato avanti il gruppo?
Quando ci siamo accorti delle coperture assicurative offerte da banche e sindacati ci siamo occupati di sollecitare le Poste ad attivare un servizio simile per quei pensionati che si recavano ai loro sportelli per il ritiro della pensione. Inoltre abbiamo partecipato ad alcuni corsi organizzati dal Quartiere, in collaborazione con il Commissariato Santa Viola, per insegnare ai cittadini come difendersi e come comportarsi contro ladri, rapinatori e furti in casa. Infine abbiamo speso molte delle nostre energie per sviluppare l'idea della catenella (un dispositivo piuttosto semplice che permette di limitare i problemi relativi al borseggio) e l'idea dell'assicurazione per gli ultrasessantenni.

In che cosa consiste l'assicurazione per gli ultrasessantenni? Quando è nata questa idea?
Quando abbiamo cominciato a pensare di fare qualcosa "di più". Originariamente io avevo in mente quella che era stata chiamata "Polizza Pensione Sicura" e che consisteva in questo: un rimborso che variava a seconda del giorno del mese in cui il cittadino veniva derubato, a scalare a partire dal giorno in cui la pensione era stata ritirata. Questa idea iniziale, che era favolosa e che, alla fine, sono convinto avrebbe anche avuto costi minori, è stata abbandonata.
Il 15 settembre 2000 è stata stipulata per la prima volta, gratuitamente, un altro tipo di assicurazione per tutti gli ultrasessantenni residenti nel Quartiere Reno: questa offre una copertura fino a 774 euro nel giorno del ritiro della pensione e fino a 514 euro se il furto avviene negli altri giorni del mese. Ormai siamo arrivati al terzo anno. Questo nostro aiuto di tipo economico riguarda solo i pensionati del Quartiere, ma se si tratta di aiuto psicologico o materiale non ci sono né restrizioni politiche, né limiti di età. E' capitato anche che a chiedere aiuto fossero cittadini di altri Quartieri e, all'interno delle nostre possibilità, noi cerchiamo di dare una mano a tutti coloro che si presentano.

Questo suo essere volontario ha cambiato il suo modo di essere cittadino?
Adesso ho un senso civico "esagerato", molto più di prima. Questo è dovuto anche alle molte soddisfazioni che si ottengono e che vengono dagli stessi cittadini: una lettera di ringraziamento, una telefonata o un sorriso ripagano dei sacrifici fatti. Per una persona sola anche il poter semplicemente parlare con qualcuno che non dica loro "non mi rompere, ho da fare" è molto importante. Non siamo i soli in Italia a fornire questo tipo di aiuto, ma siamo i soli che hanno creato un aiuto mirato attraverso l'assicurazione e la catenella. E se non è motivo di orgoglio questo.

Cristina Mannori
partecipante al laboratorio formativo Professione Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003

per saperne di più, leggi la scheda

 

 

 


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna