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UNITI CONTRO IL DEGRADO DEL CENTRO CITTADINO
.L’Associazione Scipio Slataper
dal 2001 si impegna per rendere Bologna più vivibile, battendosi
contro chi non rispetta le norme e contro l’incuria di amministratori
e Forze dell’ordine che hanno abbandonato la città a se stessa.
Ce ne parla il suo presidente Alberto Tassinari
A parlarci dell’Associazione per la
tutela del centro storico di Bologna e della sua immediata periferia “Scipio
Slataper” è il suo presidente Alberto Tassinari
che da anni combatte il degrado e l’illegalità per restituire
alla bellissima zona universitaria di Bologna vivibilità e decoro.
Come è nata l’associazione e perché?
E’ nata nel novembre del 2001, per iniziativa di alcuni residenti
della zona universitaria che si sono resi conto che era più utile
unire le proprie forze invece di protestare individualmente. Oggi siamo
circa 130. Ci siamo aggregati per combattere il degrado del centro storico
che aumenta tragicamente. La nostra prima azione fu denunciare la drammatica
situazione del portico della pinacoteca e della piazzetta antistante con
i punkabbestia, i cani sciolti, la sporcizia. L’intera zona universitaria
vive uno stato d’emergenza: devono essere messe in atto delle misure
adeguate.
Quali sono state le vostre richieste?
Abbiamo chiesto un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine
e la presenza 24 ore su 24 di agenti che facciano pattugliamento a piedi.
Ma le nostre richieste sono tuttora in gran parte insoddisfatte. Non vediamo
gli agenti di polizia municipale e quando li vediamo non fanno sempre
il loro dovere. Noi vorremmo che facessero multe a chi non pulisce le
strade degli escrementi del proprio cane, causando anche problemi di igiene
pubblica, o a chi va in bici sotto i portici o ancora a chi “passa
col rosso”. C’è anche un problema di scarsa sensibilità
e disponibilità: la Polizia Municipale spesso si rifiuta di ascoltare
il cittadino.
Pensate che incrementare la sorveglianza e il controllo sia l’unico
modo per far fronte alla situazione di degrado del centro storico? Iniziative
volte ad aumentare la sensibilità, a far crescere il senso civico
nelle persone, non potrebbero essere altrettanto utili?
Abbiamo avuto questa obiezione: “Voi auspicate uno Stato di polizia”.
Non è assolutamente così, ma vorrei che coloro che fanno
queste obiezioni mi suggerissero come risolvere il problema. Io sono d’accordo,
anche come insegnante, sull’opportunità di un’azione
educativa, visto che il senso civico sta calando, ma sappiamo benissimo
quali sono i tempi dei risultati di tale azione. E qualcosa si deve fare
nel breve termine, in una situazione d’emergenza bisogna sanzionare
le persone che trasgrediscono le norme.
Quali risultati avete ottenuto finora?
Siamo riusciti a liberare il Guasto dalla parte di Respighi, dove i “senza
dimora” bivaccavano e accendevano i fuochi. Un altro risultato conseguito
è il miglioramento della situazione davanti alla Pinacoteca. Poi
abbiamo chiesto un anno fa l’isola ecologica in Piazza Puntoni e
ora la stanno per costruire. Un altro punto a nostro favore è stata
la risposta positiva e immediata dell’Università, la sua
disponibilità a collaborare in occasione della proposta, nel giugno
2002, di un tavolo di confronto permanente tra amministratori, cittadini
e Università sul tema dello sviluppo e della riqualificazione della
zona universitaria. Quindi molto abbiamo ottenuto ma molto resta ancora
da fare.
E’ stato facile trovare cittadini che condividono il vostro
impegno?
Si fa molta fatica a convincere la gente ad avere fiducia nella tua azione.
E’ il comportamento stesso delle istituzioni a scoraggiare: le forze
dell’ordine sono poco solerti nell’intervenire, nel far rispettare
le norme. C’è difficoltà a far crescere l’associazione,
a trovare nuovi associati perché le istituzioni stesse hanno generato
un senso di sfiducia. Spesso ci si sente dire: “Tanto non serve
a niente”.E’ un vortice da cui è difficile uscire.
Che rapporti avete con le altre associazioni?
Pur nella sua autonomia, la nostra associazione lavora insieme ad altri
comitati e associazioni per la difesa dell’ambiente. Il coordinamento
comitati ha messo a punto un manifesto e una piattaforma in vista delle
elezioni per dichiarare quello che noi, come gruppi di pressione, vogliamo
porre all’attenzione degli amministratori e dei partiti politici.
Inoltre stiamo dando vita a un gruppo di lavoro trasversale ai comitati
e alle associazioni sull’inquinamento acustico.
Quali sono le ragioni, le motivazioni che l’hanno spinta
ad impegnarsi in prima persona?
E’il mio carattere: non sopporto le sopraffazioni, chi non rispetta
le norme e chi non assolve le proprie responsabilità istituzionali.
Ora sono in pensione, prima facevo il professore alle superiori e ho fatto
battaglie nella scuola. Non ci sono delle ragioni personali. Non ho tessere
di alcun partito o sindacato. Ho iniziato la mia battaglia civile nel
1991 quando c’era Vitali come sindaco. Allora lottavo per la difesa
dell’area pedonale di Via Zamboni. Sono molto tenace, dicono che
sia un “rompiballe”! Voglio sempre arrivare fino in fondo.
Come si vive da presidente di un’associazione, da“cittadino
professionista”? Che significato ha per lei questa esperienza?
Fare il cittadino “professionista” è una grande fatica
perché le istituzioni ti aiutano poco. E poi mi trovo quasi da
solo a lavorare: servirebbero più persone disposte a impegnarsi.
Inoltre, come responsabile dell’associazione, ho il dovere di infondere
coraggio, fiducia, di dire sempre: “Ce la faremo”, anche quando
sai che sarà dura, anche quando sei preso da momenti di scoramento.
Ma bisogna essere tenaci e costanti e alla fine si è premiati con
dei risultati, che spesso però si vedono solo dopo un certo tempo.
Facendo il “cittadino di professione” mi sono preso anche
delle soddisfazioni. Il problema è imparare a essere cittadino,
cioè acquisire la consapevolezza che abbiamo dei doveri, ma anche
dei diritti. Il dovere di pagare le tasse, di comportarsi in un certo
modo, ma anche il diritto di avere certi servizi e se questi non ci sono
bisogna chiedersi il perché. Far valere i propri diritti costa
impegno, fatica, tempo e anche seccature. E la cosa paradossale è
che si deve combattere per avere ciò che in realtà ti spetterebbe
di diritto.
Ricciotti Alessandro, partecipante
al laboratorio formativo Professione Cittadino presso il corso di laurea
in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
per saperne di più,
leggi la scheda dell'associazione
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