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Alla ribalta: gruppo Alberi non Antenne
Come è nata l'idea di formare il gruppo Alberi non antenne? "Abbiamo cominciato a muoverci nel 2000, con
attività di volontariato come cittadini e comitati all'interno del CODACONS.
Utilizzando le strutture dell'associazione abbiamo promosso un incontro
pubblico sul tema "Inquinamento Elettromagnetico". L'azione è stata organizzata
completamente da noi cittadini e le associazioni come il Codacons e il
WWF, anche se hanno appoggiato le nostre iniziative prestandoci i loro
nomi, in realtà sono intervenute solo come invitate. Ci chiamavamo COORDINAMENTO
COMITATI, perché volevamo mettere insieme i comitati di tutta l' Emilia
Romagna. In realtà abbiamo mantenuto un contatto con i comitati di Modena,
di Reggio Emilia, di Parma, di altre zone, e anche se non siamo riusciti
a creare delle iniziative collegate, abbiamo realizzato una RETE INFORMATIVA." "Abbiamo preferito uscire dall'associazione
per diventare un gruppo autonomo di cittadini, che fosse veramente rappresentativo
anche di opinioni completamente diverse tra loro. Non ci siamo costituiti
burocraticamente come Comitato, perché il problema dell'inquinamento elettromagnetico
è diventato un fenomeno talmente allargato che va al di là del singolo
caso. Abbiamo superato anche qualunque forma e ruolo per sottolineare
la continuità e la democraticità delle iniziative. Ci siamo posti come
figura nuova, che ogni volta si organizza per le attività che nascono
singolarmente sul territorio, superando però i singoli casi per creare
una rete informativa unica. Per esempio, rispetto ai siti nuovi." Intende
i luoghi di collocazione delle antenne? ".sì
dove vengono collocate le nuove antenne si ricreano di volta in volta
dei movimenti con iniziative finalizzate. Così nel 2000 è stata promossa
l'iniziativa di via Barbieri, un mese di attività sul territorio e sulla
strada. Quando l'antenna è stata montata lo stesso e il padrone di mezza
strada ha avuto il permesso per altre due antenne, i movimenti di via
Barbieri hanno sospeso l'attività, in attesa che vengano collocate le
due antenne e decidere il da farsi. Successivamente è diventato attivo
il comitato in via Murri, che nella primavera del 2002 ha promosso una
grossa iniziativa, con quelli di via Lamponi e via Malvolta, che si è
conclusa con la risoluzione del problema e la cessazione delle attività.
In pratica noi facciamo da collegamento tra tutte queste
varie manifestazioni che nascono, si sospendono e muoiono di volta
in volta, superando i limiti delle singole iniziative e delle singole
antenne per mantenere vivo il problema a livello comunitario."
.Esattamente.
Ci preoccupiamo che l'antenna non venga rimossa dalla casa di alcuni per
essere collocata davanti la casa di altri, ma che vengano trovate alternative
eque al fine di evitare discriminazioni tra cittadini. Per esempio chiediamo
al Comune, cui spetta insieme ai gestori la scelta di individuare le zone,
di prevedere anche l'intervento dei cittadini, attraverso una partecipazione
più efficace. Ecco perché nasce la nostra proposta di delibera, quella
che io definisco la delibera del "buon senso". Si
riferisce alla proposta di: 'Delibera di iniziativa popolare di indirizzi
in materia di elettrosmog' cui state lavorando in questi giorni?
"Sì,
stiamo proponendo come comitati una raccolta firme per una delibera che impegni il Consiglio Comunale
e in cui chiediamo in sintesi l'ampliamento della fascia di rispetto per
i siti sensibili, la possibilità
da parte dei cittadini di indicare siti idonei che diano meno rischi sanitari,
un'equa distribuzione nella città dei nuovi impianti, e quindi evitare
per le nuove installazioni luoghi con alta concentrazione di altri impianti
e che presentano criticità dovute a forme concomitanti di inquinamento
(smog ecc.). Quali
sono i pericoli dell'inquinamento magnetico? "Innanzitutto
rispetto alla misurazioni dell'inquinamento la ricerca non è concorde
e le istituzioni negano 'il principio di precauzione'.
In merito alle antenne, il professor Fiorenzo Marinelli, biologo
ricercatore per il CNR di Bologna, invitato da noi
in una conferenza, indica il limite di compromissione per la salute,
tra lo 0,2 e lo 0,5 volt/metro (unità di misura per le antenne), mentre
la legge prevede 6 v/m solo nei luoghi di permanenza superiori a
più di 4 ore e 20 v/m per tutti gli altri. Due anni fa l'Arpa pubblicava
le attuali misurazioni sul "Resto del Carlino" presentandole come valori
normali. In
che modo proponete soluzioni?
"In
pratica teniamo conto di esperienze già vissute in altre realtà, tramite
i contatti con i vari comitati, per superare i limiti di delibere approvate
o bocciate riesaminandole nei punti più critici al fine di poter chiedere
provvedimenti che siano attuabili concretamente. Siamo passati, quindi,
da una richiesta troppo impegnativa da parte dei comitati, dei quartieri
o delle associazioni, quando nel 2001 ci siamo visti rifiutare un progetto
molto ambizioso in cui chiedevamo che venisse rispettata una distanza
di almeno 200-250 metri per la collocazione delle antenne anche dalle
case, a una richiesta, la "delibera del buon senso", fatta proprio dai
cittadini, ma attuabile e possibile da realizzare. Ora siamo effettivamente
più disponibili a una mediazione per cercare di trovare qualche soluzione
fattibile, ma concreta." Qual
è stato fino ad ora l'atteggiamento dell'amministrazione comunale alle
vostre richieste? "Non
essendoci regole, l'atteggiamento del Comune è
in apparenza disponibile a venirci incontro, ma di fatto, quando
si tratta di emanare disposizioni che tutelino veramente i cittadini dai
rischi dell'elettrosmog, allora diventa evasivo. Intende
dire che le riforme sul diritto di trasparenza amministrativa, accesso
agli atti e partecipazione popolare alle Pubbliche Amministrazioni sono
di fatto un fallimento? "Con
la 241, seguita dall'emendamento regionale che ha consentito la possibilità
di fare osservazioni da parte dei cittadini, abbiamo ottenuto nel 2000
le assemblee nei quartieri, come volevamo, ma di fatto è mancata sia l'informazione
- perché se non sei iscritto alla commissione come me non vieni informato
sulle proposte e le date degli incontri - sia la possibilità di intervenire
su decisioni già prese. Come per la pianificazione delle antenne: i cittadini
non potevano modificare con le loro osservazioni e proposte le scelte
dell'amministrazione. A questo punto ci chiediamo: a cosa servono le osservazioni
del cittadino? Quando riesce a presentarle, perché se per me è così difficile
reperire informazioni, come può
un cittadino sapere quello che sta succedendo nel proprio quartiere? Quest'anno
il Comune prevede la stesura del piano 2003, dopo due anni di silenzio,
per questo stiamo creando una rete informativa e proponendo la delibera
di cui parlavo prima, affinché sia più facile con delle nuove regole,
a monte pianificare." Quali
motivazioni la conducono a svolgere questa attività di volontariato? "In
primo luogo, quell'umanità speciale che si sente nell'aria specialmente
ad alcuni inconti, dove si respira una comunicativa più grande rispetto
al problema. Contrariamente
alle persone che hanno la necessità di realizzarsi aiutando altre persone,
io non ho elementi e risultati immediatamente visibili. Alcune volte sento
l'onere psicologico di influenzare comunque nel mio piccolo e anche senza
volerlo le decisioni di ciò che viene concretamente realizzato e che ricade
sull'intera comunità. Altre volte, mi viene voglia di mollare tutto, perché
mi rendo conto di non ottenere risultati immediati e concreti. I ringraziamenti
della gente sono, in tanti momenti, l'unico stimolo
per andare avanti, ma quello che mi arricchisce sono principalmente
i rapporti umani con le persone e lo scambio reciproco. Tante volte ho
pensato di rinunciare e pensare a qualcos'altro, ma è bastata una telefonata
o conferenze per ritrovarmi nel giro, perché comunque mi interessa capire
cosa succede intorno a me. Questi per me sono i valori più importanti,
come quello di credere fermamente che i cittadini insieme possono dire
qualche cosa che abbia delle qualità diverse rispetto a chi possa aver
degli interessi mirati." Nadia Bolognesi
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Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica
in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università
di Bologna
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