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Cittadini attivi

Alla ribalta: gruppo Alberi non Antenne

Angela Donati svolge attività per il gruppo di cittadini volontari "Alberi non antenne". Si interessa al problema dell'inquinamento elettromagnetico dal 1997. Curiosa di capire quali fossero le conseguenze per chi vive nei pressi di tralicci e antenne, la signora Angela ha iniziato a muoversi con altri cittadini per tutelare la comunità dai rischi dell'inquinamento elettromagnetico.

Come è nata l'idea di formare il gruppo Alberi non antenne?

 "Abbiamo cominciato a muoverci nel 2000, con attività di volontariato come cittadini e comitati all'interno del CODACONS. Utilizzando le strutture dell'associazione abbiamo promosso un incontro pubblico sul tema "Inquinamento Elettromagnetico". L'azione è stata organizzata completamente da noi cittadini e le associazioni come il Codacons e il WWF, anche se hanno appoggiato le nostre iniziative prestandoci i loro nomi, in realtà sono intervenute solo come invitate. Ci chiamavamo COORDINAMENTO COMITATI, perché volevamo mettere insieme i comitati di tutta l' Emilia Romagna. In realtà abbiamo mantenuto un contatto con i comitati di Modena, di Reggio Emilia, di Parma, di altre zone, e anche se non siamo riusciti a creare delle iniziative collegate, abbiamo realizzato una RETE INFORMATIVA."

 "Perché "Alberi non Antenne" non si è costituito come Comitato?

 "Abbiamo preferito uscire dall'associazione per diventare un gruppo autonomo di cittadini, che fosse veramente rappresentativo anche di opinioni completamente diverse tra loro. Non ci siamo costituiti burocraticamente come Comitato, perché il problema dell'inquinamento elettromagnetico è diventato un fenomeno talmente allargato che va al di là del singolo caso. Abbiamo superato anche qualunque forma e ruolo per sottolineare la continuità e la democraticità delle iniziative. Ci siamo posti come figura nuova, che ogni volta si organizza per le attività che nascono singolarmente sul territorio, superando però i singoli casi per creare una rete informativa unica. Per esempio, rispetto ai siti nuovi."

Intende i luoghi di collocazione delle antenne?

".sì dove vengono collocate le nuove antenne si ricreano di volta in volta dei movimenti con iniziative finalizzate. Così nel 2000 è stata promossa l'iniziativa di via Barbieri, un mese di attività sul territorio e sulla strada. Quando l'antenna è stata montata lo stesso e il padrone di mezza strada ha avuto il permesso per altre due antenne, i movimenti di via Barbieri hanno sospeso l'attività, in attesa che vengano collocate le due antenne e decidere il da farsi. Successivamente è diventato attivo il comitato in via Murri, che nella primavera del 2002 ha promosso una grossa iniziativa, con quelli di via Lamponi e via Malvolta, che si è conclusa con la risoluzione del problema e la cessazione delle attività. In pratica noi facciamo da collegamento tra tutte queste  varie manifestazioni che nascono, si sospendono e muoiono di volta in volta, superando i limiti delle singole iniziative e delle singole antenne per mantenere vivo il problema a livello comunitario."

Si potrebbe dire che voi tutelate l'interesse della comunità oltre che del singolo?

.Esattamente. Ci preoccupiamo che l'antenna non venga rimossa dalla casa di alcuni per essere collocata davanti la casa di altri, ma che vengano trovate alternative eque al fine di evitare discriminazioni tra cittadini. Per esempio chiediamo al Comune, cui spetta insieme ai gestori la scelta di individuare le zone, di prevedere anche l'intervento dei cittadini, attraverso una partecipazione più efficace. Ecco perché nasce la nostra proposta di delibera, quella che io definisco la delibera del "buon senso".

Si riferisce alla proposta di: 'Delibera di iniziativa popolare di indirizzi in materia di elettrosmog' cui state lavorando in questi giorni?

"Sì, stiamo proponendo come comitati una raccolta firme per una delibera che impegni il Consiglio Comunale e in cui chiediamo in sintesi l'ampliamento della fascia di rispetto per i siti sensibili,  la possibilità da parte dei cittadini di indicare siti idonei che diano meno rischi sanitari, un'equa distribuzione nella città dei nuovi impianti, e quindi evitare per le nuove installazioni luoghi con alta concentrazione di altri impianti e che presentano criticità dovute a forme concomitanti di inquinamento (smog ecc.).
Il buon senso consiste nell'individuare siti alternativi che risultino validi per il gestore, ma che tengano conto del rispetto per la salute dei cittadini. Il problema purtroppo è che  molte volte la razionalizzazione dei costi da parte del gestore di impianti, viene anteposta al rischio per la salute della comunità."

Quali sono i pericoli dell'inquinamento magnetico?

"Innanzitutto rispetto alla misurazioni dell'inquinamento la ricerca non è concorde e le istituzioni negano 'il principio di precauzione'.  In merito alle antenne, il professor Fiorenzo Marinelli, biologo ricercatore per il CNR di Bologna, invitato da noi  in una conferenza, indica il limite di compromissione per la salute, tra lo 0,2 e lo 0,5 volt/metro (unità di misura per le antenne), mentre la legge prevede 6 v/m solo nei luoghi di permanenza superiori a  più di 4 ore e 20 v/m per tutti gli altri. Due anni fa l'Arpa pubblicava le attuali misurazioni sul "Resto del Carlino" presentandole come valori normali.
Rispetto ai parametri per gli elettrodi dei tralicci elettrici, la vecchia normativa che prevedeva i 100 microtesla (unità di misura per gli elettrodi) è stata invece superata dalla nostra legge regionale che limita il valore a 0,2 microtesla."

In che modo proponete soluzioni?

"In pratica teniamo conto di esperienze già vissute in altre realtà, tramite i contatti con i vari comitati, per superare i limiti di delibere approvate o bocciate riesaminandole nei punti più critici al fine di poter chiedere provvedimenti che siano attuabili concretamente. Siamo passati, quindi, da una richiesta troppo impegnativa da parte dei comitati, dei quartieri o delle associazioni, quando nel 2001 ci siamo visti rifiutare un progetto molto ambizioso in cui chiedevamo che venisse rispettata una distanza di almeno 200-250 metri per la collocazione delle antenne anche dalle case, a una richiesta, la "delibera del buon senso", fatta proprio dai cittadini, ma attuabile e possibile da realizzare. Ora siamo effettivamente più disponibili a una mediazione per cercare di trovare qualche soluzione fattibile, ma concreta."

Qual è stato fino ad ora l'atteggiamento dell'amministrazione comunale alle vostre richieste?

"Non essendoci regole, l'atteggiamento del Comune è  in apparenza disponibile a venirci incontro, ma di fatto, quando si tratta di emanare disposizioni che tutelino veramente i cittadini dai rischi dell'elettrosmog, allora diventa evasivo.
La pericolosità dell'antenna è all'altezza dei lobi: quindi non basta che un proprietario decida se collocare o no nella sua proprietà antenne ad altezze che possono danneggiare chi vive in palazzi confinanti. Il Comune dovrebbe intervenire su queste scelte tutelando la comunità e non il diritto di proprietà.
A parole vengono rispettati i diritti dei cittadini, ma in pratica non vengono messi a loro disposizione mezzi semplici ed elementari per poter fare osservazioni. Il primo diritto è quello della trasparenza necessaria, in quanto le attività del Comune sono complicate di per sé e la complicazione è sempre sinonimo di poca chiarezza.

Intende dire che le riforme sul diritto di trasparenza amministrativa, accesso agli atti e partecipazione popolare alle Pubbliche Amministrazioni sono di fatto un fallimento?

"Con la 241, seguita dall'emendamento regionale che ha consentito la possibilità di fare osservazioni da parte dei cittadini, abbiamo ottenuto nel 2000 le assemblee nei quartieri, come volevamo, ma di fatto è mancata sia l'informazione - perché se non sei iscritto alla commissione come me non vieni informato sulle proposte e le date degli incontri - sia la possibilità di intervenire su decisioni già prese. Come per la pianificazione delle antenne: i cittadini non potevano modificare con le loro osservazioni e proposte le scelte dell'amministrazione. A questo punto ci chiediamo: a cosa servono le osservazioni del cittadino? Quando riesce a presentarle, perché se per me è così difficile reperire informazioni,  come può un cittadino sapere quello che sta succedendo nel proprio quartiere? Quest'anno il Comune prevede la stesura del piano 2003, dopo due anni di silenzio, per questo stiamo creando una rete informativa e proponendo la delibera di cui parlavo prima, affinché sia più facile con delle nuove regole, a monte pianificare."

Quali motivazioni la conducono a svolgere questa attività di volontariato?

"In primo luogo, quell'umanità speciale che si sente nell'aria specialmente ad alcuni inconti, dove si respira una comunicativa più grande rispetto al problema.

Contrariamente alle persone che hanno la necessità di realizzarsi aiutando altre persone, io non ho elementi e risultati immediatamente visibili. Alcune volte sento l'onere psicologico di influenzare comunque nel mio piccolo e anche senza volerlo le decisioni di ciò che viene concretamente realizzato e che ricade sull'intera comunità. Altre volte, mi viene voglia di mollare tutto, perché mi rendo conto di non ottenere risultati immediati e concreti. I ringraziamenti della gente sono, in tanti momenti, l'unico stimolo  per andare avanti, ma quello che mi arricchisce sono principalmente i rapporti umani con le persone e lo scambio reciproco. Tante volte ho pensato di rinunciare e pensare a qualcos'altro, ma è bastata una telefonata o conferenze per ritrovarmi nel giro, perché comunque mi interessa capire cosa succede intorno a me. Questi per me sono i valori più importanti, come quello di credere fermamente che i cittadini insieme possono dire qualche cosa che abbia delle qualità diverse rispetto a chi possa aver degli interessi mirati."

Nadia Bolognesi
partecipante al laboratorio formativo Professione Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003

per saperne di più, leggi la scheda del comitato

 

 


 

Laboratorio Formativo Permanente - Laurea Specialistica in Scienze della Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica - Università di Bologna