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REPUBBLICA 05/03/2002
I SONDAGGI DI REPUBBLICA
Ecco i risultati di un' indagine sul rapporto
dei bolognesi con la zona in cui abitano, vivono, lavorano
Il quartiere piace più della
città
Tra i difetti al primo posto traffico
e inquinamento La maggioranza è soddisfatta della scelta dei negozi
in zona e in molti vi svolgono soprattutto attività sportiva Non
ne conoscono con esattezza i confini, ma più della metà
dice che "ci si vive bene" e che rappresenta "un posto
familiare"
Non saprebbero indicarne i confini ma quella
del quartiere è una geografia amata dai bolognesi. Un attaccame
nto che fa dire a più della metà di chi ci vive, che "ci
si vive bene". Un giudizio assai più positivo di quello che
viene riservato alla città nel suo complesso, entità più
articolata e per questo più temibile. A mostrare un attaccamento
fatto di primi baci ai giardinetti, banchi di scuola e partite a calcio
in parrocchia, è un' indagine promossa in seno al progetto "Professione
cittadino" (www.professionecittadino.it) e realizzata da Furio Camillo,
docente di statistica all' università di Bologna, Chiara Berti,
professoressa di psicologia all' ateneo di Urbino e Paola Parenti, professionista
della comunicazione. Tre ricercatori già artefici di sondaggi su
"La Bologna del cuore" e sulla felicità. La maggioranza
dei bolognesi (56,29%) ritiene che il proprio quartiere sia "un posto
familiare". Definizione un po' ambigua che potrebbe indicare o solo
una migliore conoscenza del posto, o un giudizio di positività
(mi è familiare e mi ci sento bene). C' è addirittura un
6,29% che ritiene la propria zona "un nido o un rifugio". Per
contro, il 32,57% definisce il proprio quartiere "il luogo dove c'
è la mia casa". Per costoro la vita si svolge preferibilmente
lontano senza particolari legami con la zona. Un 4,57% ritiene il rione
in cui abita solo una specie di dormitorio e se ne andrebbe volentieri.
Tutto sommato, però, l' 88% dei bolognesi ritiene il proprio quartiere
"accogliente", il 70% lo considera "sicuro", mentre
il 60% lo definirebbe "grande", "moderno" e "ordinato".
Percentuali sopra il 50% anche di coloro che lo pensano "aperto",
"allegro" e "ricco". Si scende sotto il 50%, invece,
alle voci "innovativo" e "elegante". Nel primo caso,
i cittadini considerano il quartiere "tradizionale", nel secondo
lo declassano in un pur ac comodante "alla mano". Malgrado tutte
queste qualità, le attività svolte avvengono prevalentemente
fuori dal luogo di residenza. Così è per scuola e lavoro,
divertimenti e tempo libero, grandi acquisti e sport. Solo la spesa quotidiana
avviene sotto casa. Il 67% si dichiara soddisfatto dell' assortimento
e delle possibilità di scelta dei negozi di zona (63%), ma il giudizio
sui prezzi è molto variegato. Il 45% pensa che i prodotti costino
come altrove, mentre il 19% li ritiene più elevati contro un 23%
che li giudica più a buon mercato. Ma a conferma del baricentro
della vita all' esterno del quartiere, il 56% ha gli amici in altre zone
della città e il 7% addirittura fuori Bologna. Ciò che si
fa più di frequente in rione è l' attività sportiva
(11%). Il sindacato va appena oltre il 7%, la parrocchia sta sotto questa
pe rcentuale, mentre le associazioni culturali assorbono poco più
del 5%. Del resto, solo il 21% conosce precisamente i confini del proprio
quartiere. Andando a cercare i difetti, al primo posto i bolognesi mettono
il traffico e l' inquinamento. Al di sotto della sufficienza anche le
possibilità di divertimento, le iniziative culturali, quelle sportive
e i servizi per gli adolescenti. Buoni, invece, quelli per bimbi e anziani,
la qualità della vita, la simpatia delle persone e il verde. Se
il quartiere è promosso, la città, invece, è vista
in modo più critico. Il 39% risponde ambiguamente che Bologna "è
la mia città", definizione che può voler significare
senso di appartenenza in positivo o una scelta per molti versi subita.
Per contro, il 22% dice che Bologna "è un posto di cui vado
orgoglioso" e il 14% d ice che "è una città bellissima".
Una percentuale analoga afferma senza particolare affetto "è
il posto in cui vivo". Tra '99 e 2001, invece, cala la percentuale
di chi si sente sicuro. Nel '99 era il 12,25%, mentre nel 2001 la quota
si era abbassata al 4,86%.
VALERIO VARESI
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