Home Page | L'idea | il Progetto | la Redazione | Scrivici | Rassegna Stampa | Newsletter




Cittadini Attivi
Comitato è bello
Comitato press
Nuovi Cittadini
Apprendista Cittadino
Click Servizi
Blog
Le nostre Iniziative
Archivio
Credits




la REPUBBLICA 05/03/2002

Parla Furio Camillo, il professore di Statistica che ha coordinato la ricerca
"Viene vissuto come casa propria e manifesta la voglia di provincia"
"Dalle risposte emerge proprio il grande bisogno di una struttura metropolitana con molto decentramento" "I dati dimostrano che la città nel suo complesso non si è evoluta strutturando una raggiera di servizi anche in periferia"

Perché una ricerca sui quartieri?
"L' esperienza di un anno e mezzo di 'Professione cittadino' - spiega Paola Parenti, anima, assieme a Furio Camillo e Chiara Berti del progetto mosso con solo volontariato - ci aveva suggerito di indagare questa realtà. I bolognesi, attraverso lettere spediteci o loro contributi, hanno più volte toccato il tema lasciando intravedere un rapporto sentimentale e affettivo col quartiere più profondo rispetto a quello con la città". Camillo, perché c'è più attaccamento per il quartiere rispetto alla città?
"Il quartiere è vissuto come una sorta di casa propria. È il luogo dove si intessono e si sono intessute le relazioni. È percepito come il luogo degli affetti. Non è la propria identità, ma è sentito come qualcosa di proprio anche se, poi, il quartiere come istituzione non è chiaro e non si sa bene cosa faccia. Non se ne conoscono precisamente nemmeno i confini. Anche la fruizione di servizi e divertimenti non avviene in un quartiere, ma altrove. Soprattutto in una città come Bologna dove il centro storico è ancora una forte calamita".

Per certi versi, quindi, l'attaccamento al quartiere ha qualcosa di poco spiegabile se non tirando in ballo categorie un poco ambigue come il legame affettivo o il luogo delle relazioni…
"Devo dire che, per certi versi, mi passi l'espressione, in questo legame si manifesta un po' la voglia di provincia che c'è nei bolognesi contrapposta alla voglia di metropoli. Come dicevo, nel quartiere non si svolge la vita vera perché non ci si lavora, non sono lì i luoghi del divertimento e dello svago e non si hanno nemmeno gli amici cari. Questo dimostra che la città nel suo complesso non si è evoluta strutturando una raggiera di servizi anche i n periferia. L' attaccamento al quartiere sopravvive come quello verso un paesello natio dove si ritorna spesso".

Si potrebbe dire che i quartieri avrebbero una grande opportunità se sapessero dare tutte le risposte che i cittadini richiedono.
"Certo. Il quartiere potrebbe diventare un punto di riferimento fisso per i cittadini se vi fosse un reale decentramento. Emerge proprio il grande bisogno di una struttura metropolitana con molto decentramento".
La città, invece, non è vista altrettanto positivamente dai bolognesi. Come mai assomiglia a una matrigna?
"Non è nemmeno vista troppo male. C'è una metafora che mi sembra molto calzante parlando del rapporto che i bolognesi hanno con la città: la vedono come vedono la moglie. Vale a dire: l' hanno scelta ma la subiscono anche molto e alla fine se la tengono un po' mugugnando. In definit iva, tuttavia, stanno bene assieme, non ne farebbero mai a meno e quando ne sono lontani percepiscono anche un po' di nostalgia".

È anche meno sicura…

"Essendo una realtà più complessa del quartiere è anche meno conosciuta e quindi più temuta".
(v.v.)