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REPUBBLICA 14/12/2000
Vip, personalità e la città
che ha perso la bonomìa
Scorbutici, ma ancora vivi Ora il bolognese
è diviso tra sapere e consumismo
Tramontato il mito del "bel carattere"
dei bolognesi, resiste il primato della città universitaria, della
città del sapere, bella, colta e godereccia. Forse è un
po' poco per chi, al sondaggio promosso da Professione Cittadino e la
Repubblica, due anni fa aveva risposto che una buona ragione per vivere
a Bologna era, semplicemente, il fatto che a Bologna fosse facile vivere.
Nel 2000, è una risposta che pochi condividono. E ancor meno sono
coloro che credono al "bel carattere" bolognese. Il rettore
dell'Alma Mater, Pier Ugo Calzolari, non può che compiacersi che
"venga co sì manifestamente riconosciuto il peso determinante
dell'università nella vita culturale cittadina. Anche a Bologna,
come diceva un sindaco francese, "gli studenti arredano la città..".
E l'attrazione e il valore della città è evidentemente sempre
più legato alla presenza dell'ateneo". Monsignor Ernesto Vecchi,
vescovo ausiliare, ritiene al contrario che "Bologna attira tante
realtà che la appesantiscono. E se c'è una Bologna in cui
vale la pena vivere, è la Bologna popolare, la Bologna della periferia
e dei nostri paesi, semplice e autentica, accogliente e sensibile, spaventata
dei problemi che investono la società, dalla difficile convivenza
con la realtà esterna. È la Bologna sopraffatta da una virtualità
di immagine, di apparenza: è vero che qui ci si diverte, ma al
Motorshow si divertono soprattutto gli altri. Il consumismo appanna la
realtà profonda, i valori profondi della persona e della famiglia.
Le ragioni per vivere bene a Bologna ci sono, ma non vengono coltivate
molto"
L'analisi di un imprenditore come Francesco Amante, presidente di Billennium
Holding, è più amara: "La verità è che
lavoriamo di più, guadagniamo di più, ma siamo sempre meno
disponibili verso gli altri, e verso quello che una volta si chiamava
il sociale. E poi, una parte di Bologna guadagna molto di più,
un'altra parte guadagna, ma meno, e intanto la città è diventata
comunque sempre più cara. Non ho mai creduto al mito del buon carattere,
ho sempre pensato che in questi ultimi anni siamo diventati più
chiusi, e sempre meno pazienti, mentre intorno a noi la vita si fa più
caotica. C'è una soluzione per tutto questo? Secondo me sì,
una soluzione sarebbe rendere disponibile a tutti l'enorme serbatoio di
cultura di Bologna, in larga parte oggi inespresso, e aumentare la coesione
tra amministrazione e cittadini". Sentiamo dunque un amministratore,
Enzo Raisi, assessore alle attività produttive: "Siamo tutti
più scorbutici, più maleducati, con minor senso civico,
non è un problema solo dei bolognesi. Bologna subisce quella che
è una malattia del nostro tempo, la tensione a correre dappertutto,
ad arrivare prima degli altri, ad essere meno solidali che si traduce
nel non lasciar passare l'anziano o nel non fermarsi alle strisce pedonali.
ma il senso civico qui rimane molto alto rispetto alla media". "Bologna
ha perso la bonomia naturale? Ha già la caratteristica di essere
la città più vivibile d'Italia, che si accontenti commenta
Alessandro Bergonzoni. Se vogliamo entrare nelle patologie, trovo il bolognese
più razzistello, più prevenuto verso il non bolognese, il
non italiano. Se perdere la bonomia è questo non è un buon
segno, se significa non voler più essere simpaticoni o bonaccioni,
allora va bene ". E poi, "a questa balla della bonomia, io non
ho mai credutosbotta l'avvocato Francesco Berti Arnoaldi il bolognese
non è affatto bonaccione, è una persona evoluta, tutto qui,
che dall'Ottocento in poi ha messo a frutto talenti di solidarietà
e partecipazione. Ed è vero che questo valore è messo in
pericolo, globalmente, dalla civiltà del nulla e del rumore, ma
questo non riguarda solo Bologna". "In una città dall'aria
irrespirabile, tutto diventa irrespirabile commenta Maurizia Giusti, autrice
e conduttrice con Patrizio Roversi di "Turisti per caso": l'incattivimento
dei bolognesi è il risultato di un'intossicazione mentale e fisica.
È difficile aver voglia di uscire, se sotto i portici non si respira,
se sulle strisce pedonali ti investono, se non sai dove portare i bambini.
Allora tutto perde di valore e di importanza, ad iniziare dalle relazioni
con gli altri. E il movimento disordinato, illogico e prepotente diventa
paralisi. Anche il primato culturale, non mi sembra così autentico:
potrebbe offrire molto di più, Bologna, e non mi pare che nell'Anno
europeo della cultura abbia brillato tanto". La conclusione a Gianni
De Plato, psichiatra: "Il benessere è il prodotto di rapporti
armoniosi. Quel che i bolognesi esprimono è l'esigenza di relazioni
gioiose, armoniche, ma è un'esigenza che in questa città
non fa tendenza e non riceve risposte di governo. È un aspetto
totalmente assente nell'organizzazione della città, che privilegia
invece l'amministrazione dei beni fisici".
BRUNELLA TORRESIN
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