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ASSOCIAZIONE
GIARDINI DEL GUASTO
Graziella Giovannini dell’associazione
dei Giardini del Guasto ci mostra come essere cittadini attivi contro
il degrado delle aree urbane: costruire legami per lanciare un messaggio
positivo dal Guasto.
Cosa significa essere cittadini attivi nella vostra associazione?Qual
è l’idea che vi anima?
La linea di lavoro dell’associazione è stata chiara sin dall’inizio
dell’attività: presa di coscienza della situazione di degrado
dei giardini e denuncia ad enti competenti per l’attivazione di
interventi. Essere cittadini attivi significa essere concreti e operativi,
e collaborare assieme con le istituzioni per agire. Per questo ci impegnamo
sul confronto con la società civile (assemblee, incontri…)
e con le istituzioni pubbliche, sull’informazione, sulla promozione
di reti, sull’attivazione di interventi e di azioni con programmazione
annuale, sulla ricerca di risorse finanziarie.
L’idea è quella di lanciare un segnale di positività
da questo territorio, il nostro messaggio è “Se questo accade
al Guasto…speriamo possa accadere da altre parti”, non vogliamo
chiuderci ma migliorare la qualità della vita tutt’attorno.
È importante che un intervento preciso sul territorio riguardi
tutta la città e la società, cerchiamo di riprendere l’idea
“Agire locale, pensare globale”, cambiare lì per cambiare
attorno.
In questi sette anni di attività come si sono trasformati
i giardini?
Fin dal ’98 abbiamo lavorato per creare un primo legame tra persone
e gruppi che si erano mosse in altre piazze emblematiche della città
e con le istituzioni, i giardini erano conosciuti per essere frequentati
dal mondo della droga e per i frequenti interventi della polizia e delle
ambulanze. I primi due anni si è lavorato per la ripulitura e la
manutenzione fisica dei giardini, poi per farlo diventare uno spazio aperto
a tutti e in particolare ai bambini, che possono trovare uno spazio verde
in città di gioco libero e spontaneo. Nel 1972 l’architetto
Filippini aveva pensato ai giardini proprio per le esigenze di gioco dei
bambini, la forma del serpente e il corso d’acqua richiamano l’idea
di movimento. Il gioco libero, i laboratori e le feste sono grandi occasioni
di creazione di legami: nuove famiglie che arrivano, che si conoscono,
partecipano e collaborano alla realizzazione delle attività (preparano
torte…).
Oggi i giardini sono uno spazio intergenerazionale e multi-culturale in
cui si creano naturalmente dei legami, sono abitati da gente di ogni età
che viene da Pakistan, Bangladesh, Cina, Africa, Thailandia.
Quali difficoltà avete incontrato nel vostro percorso?
Costruire legami comporta creare relazioni, appianare, mediare per ricostruire
legami: ci siamo trovati al centro di conflitti, ci sono interessi diversificati
in contrasto, i giardini del Guasto sono un luogo emblematico. Un’altra
difficoltà è la discontinuità nel tempo dal punto
di vista delle risorse, a parte i primi due anni in cui abbiamo ricevuto
soldi per il progetto, gli altri anni ci siamo mantenuti con piccole sponsorizzazioni
di privati e sovvenzioni dal quartiere. Su tutto è difficile riproporsi
ogni anno per trovare legittimazione.
Come sono i rapporti con le altre associazioni e i media?
Siamo una rete, a parte alcuni conflitti con altre associazioni, siamo
nati come gruppo che era naturalmente in rete, la rete iniziale si è
mantenuta costante. Il rapporto con i media invece è tragico: terribile
con la stampa e radio, solo un quotidiano locale e sporadicamente qualche
radio si sono interessate a noi, la Tv non si è mossa.
Come si impegna in prima persona ad essere una cittadina attiva?
L’attivismo fa parte da sempre della mia storia personale, sono
una sociologa che osserva, applico all’intervento concreto la mia
professionalità: vedere e cogliere dal vivo i tanti conflitti e
i meccanismi che caratterizzano la cittadinanza a livello locale.
Sto imparando molto anche sul piano interpersonale, ho costruito una serie
di legami personali con persone che non avrei mai incrociato altrimenti,
ho stabilito rapporti con loro, è un’esperienza di incontro
e confronto.
Miriam Pelusi
maggio2005
Per
saperne di più, leggi la scheda del comitato
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