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IL
COMITATO DELL’OSSERVANZA
Non solo smog: l´elettrosmog
a Bologna
Percorrendo
via dell´Osservanza, una via che sale verso i colli fuori porta
S. Mamolo, pare quasi impossibile trovare un motivo per cui in questa
zona sia nato un comitato: la strada si arrampica su per il colle immersa
nel verde così lontana dal caos e dal traffico del centro di Bologna.
Ma appena si arriva sopra il colle, dov´è situata la casa
del sig. Ranuzzi, si capisce che anche in questo luogo così tranquillo
arriva l´inquinamento: certo un tipo d’inquinamento diverso
rispetto a quello cui siamo abituati e forse ancora più pericoloso.
Il sig. Ranuzzi fin da subito ci aiuta a capire meglio di cosa si tratta.
Quando e perché è nato il Comitato dell´Osservanza?
Il Comitato dell´Osservanza nasce nel 1995/´96 per volontà
degli abitanti di questa zona.
Sopra il colle da 30 anni sono posizionate delle antenne che, col passare
degli anni, sono aumentate. In questi ultimi anni però la sensibilità
verso l´inquinamento elettromagnetico è cresciuta e quindi
anche noi abbiamo cominciato ad interessarci a questa problematica visto
che ne eravamo direttamente colpiti: la radio si sente male, la tv è
spesso disturbata, dal telefono si sente la radio ma soprattutto due nostri
vicini si sono ammalati di leucemia. Per una zona così poco abitata
e in teoria salubre due casi di leucemia sono da tenere in seria considerazione.
La nascita del Comitato è stata semplice e spontanea: abbiamo parlato
tra vicini e abbiamo riscontrato gli stessi problemi, ci siamo informati,
abbiamo fatto delle riunioni decidendo di mobilitarci.
In queste riunioni e poi all’interno del Comitato che ruolo ha assunto?
Nessun ruolo definito, solo di stimolo e di organizzazione. All´inizio
si trattava di semplici telefonate a vicini: poi abbiamo fatto la prima
rilevazione delle frequenze per conto nostro trovando che superavano di
molto la soglia consentita dalla legge ovvero dal decreto 381 del 1998.
Qual è il limite consentito dalla legge?
Ogni antenna deve emettere massimo 6 volt/metro, ma se ci sono più
antenne tutte assieme devono emettere comunque massimo 6 volt/metro quindi
l´emissione di ogni antenna si riduce.
In teoria dentro alle case di questa zona non ci dovrebbero essere più
di 6 volt/metro.
Appena abbiamo visto che il limite consentito dalla legge veniva abbondantemente
superato abbiamo chiesto l´intervento dell´Arpa (Agenzia Regionale
Prevenzione Ambiente) la quale ha fatto a sua volta delle rilevazioni
risultanti anch´esse fuori norma.
Il passo successivo è stata una denuncia alla magistratura che
ha ordinato il sequestro di alcune antenne.
Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Il
nostro scopo principale è quello di far andare via le antenne dal
colle.
Può sembrare un obiettivo un po´ utopistico però c´è
una delibera regionale, vecchia di 10 anni, dove si sostiene che sul sito
dell´Osservanza non era necessario posizionare queste antenne perché
potevano essere dislocate su altri siti. Questa delibera però andava
ricondotta a un piano nazionale di redistribuzione delle frequenze cosa
che non è ancora stata fatta quindi tutto è finito nel dimeticatoio.
Purtroppo dobbiamo fare i conti con un sistema legislativo lento e faraginoso.
Ad esempio se il comune chiama l´Arpa per fare delle misurazioni,
a causa della lentezza che caratterizza tutti questi enti, il rilevamento
viene fatto dopo 6 mesi e la cosa più scandalosa è che ne
viene fatto solo uno. In più l´Arpa, per legge, ogni volta
che fa una misurazione deve avvertire anche i gestori delle antenne che
ovviamente abbassano l´emissione di onde elettromagnetiche per poi
rialzarla subito dopo.
Com’è possibile superare tutti questi ostacoli?
Abbiamo deciso di acquistare delle apparecchiature elettroniche che misurano
24 ore su 24 i picchi di emissione delle antenne in volt/metro. Queste
centraline poi possono trasmettere via fax o via computer i dati precisi
all´assessorato alla sanità. Questi apparecchi ci permetteranno
di verificare in modo preciso e continuo quanto realmente viene emesso
da queste antenne.
A questo proposito si capisce anche l´utilità che può
avere la nascita di un comitato: tutte queste iniziative hanno un costo
elevato e se si possono dividere diventano più affrontabili.
Queste antenne a chi appartengono e come mai sono posizionate proprio
lì?
La maggior parte sono di radio e tv private tra cui Canale 5, Italia 1
e tv locali: trasmettono più di 30 emittenti. Ci sono anche alcune
antenne per la telefonia mobile ma meno. Le antenne sono posizionate così
vicino a centri abitati se non addirittura attaccate solo per comodità:
i gestori ovviamente scelgono sempre le soluzioni meno costose.
La cosa importante da capire comunque è che se c´è
un´antenna l´inquinamento è basso, se cominciano ad
esserci 30 antenne attaccate a 100 m da casa tua hai un bombardamento,
una concentrazione di radio onde, quindi di inquinamento elettromagnetico,
che fa male.
Negli ultimi 30 anni gli studi sono andati avanti e s´è visto
che i campi elettromagnetici artificiali, cioè quelli provocati
dagli apparecchi elettronici e soprattutto da queste antenne alterano
il campo elettromagnetico cellulare: tutte le nostre cellule funzionano
con un campo elettomagnetico quindi un bombardamento eccessivo che superi
di molto, di moltissimo la soglia di fondo del campo magnetico terrestre
può provocare seri danni al nostro corpo.
I media locali si sono dimostrati sensibili alla problematica da voi sollevata?
Direi di sì. Abbiamo avuto contatti sia con le tv che con la stampa
locale. Siamo stai intervistati infatti dal Tg3 regionale, da Rete 7,
dal Carlino e dalla Repubblica-Bologna. Si sono interessati a noi anche
le agenzie ANSA e Dire. Da parte nostra mandiamo speso comunicati stampa
e invitiamo i media locali a partecipare alle nostre riunioni.
E la cittadinanza?
Una frangia minoritaria è particolarmente sensibile, generalmente
chi è direttamente toccato dal problema mentre gli altri cittadini
non se ne preoccupano perché si fidano delle generiche assicurazioni
date da chi ha interesse a non spostare queste antenne.
Le istituzioni locali hanno fatto qualcosa di concreto per fronteggiare
questo problema?
Il comune è il nostro primo referente in quanto è responsabile
delle antenne posizionate sul suo territorio. Se le antenne sono fuori
norma il comune, seguendo un iter procedurale specifico, può intervenire
concretamente. Inoltre per installare un´antenna bisogna chiedere
l´autorizzazione al comune.
Le iniziative del comune, e anche dei comitati, però, spesso si
scontrano con un sistema burocratico e legislativo non adeguato a questo
problema delicato: la legge sulle comunicazioni via etere lascia molto
spazio ai gestori delle antenne di fare un po´ quello che vogliono.
Per questo uno dei nostri compiti principali, come comitato, è
quello di informare sia le istituzioni locali che quelle nazionali, sui
veri rischi dell´inquinamento elettromagnetico perché in
questo campo c´è ancora troppa ignoranza. Ignoranza che,
unita alle pressioni economiche esercitate dalle compagnie di gestione
sul nostro sistema politico, porta a non fare dei significativi passi
avanti sia a livello legislativo che medico.
Noi speriamo che a livello internazionale si dimostri chiaramente e senza
ombra di dubbio che le onde elettromagnetiche sopra certi limiti di emissione
fanno male, malissimo. Forse a quel punto le cose cambieranno com´è
successo col fumo e con l´amianto.
Un´ultima domanda: lei trova positivo che i cittadini partecipino
attivamente per il bene della collettività?
È una cosa bellissima e fondamentale: al giorno d´oggi la
democrazia può essere solo questa ovvero che il cittadino in prima
persona si attivi, parli, discuta, chieda, si informi.
Questa è la vera democrazia partecipata.
Elena Bertocco, partecipante al laboratorio formativo Professione
Cittadino presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, a.a.2002-2003
Per
saperne di più, leggi la scheda del comitato
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