
25 aprile a Monte Sole
di Enzo Biagi e Loris Mazzetti
(La
Repubblica, 24/04/2004)
E'
importante che ci sia un luogo della memoria, e' importante che ci sia
tanta gente che si metta insieme oggi, in momento in cui il mondo sembra
aver dimenticato quello che e' accaduto solo sessant'anni fa, per parlare
di pace e ancora come allora, di liberta'.
La liberta' e' il diritto al lavoro, il diritto di poter esprimere le
proprie idee, la liberta' e' il diritto di avere giustizia uguale per
tutti e questo posto, Monte Sole, rappresenta tutti quelli che, con
il loro sacrificio, hanno contribuito a conquistarla, e tutti noi uniti,
dobbiamo difenderla.
Enzo Biagi che poco distante da qui e' nato e che in questa zona ha
fatto il partigiano nella Brigata Giustizia e Liberta', ha sempre definito
quei quattordici mesi i piu' importanti della sua vita e che lo hanno
segnato per sempre.
Racconta:
"Tra noi partigiani erano rappresentate tutte le classi sociali, molti
operai qualche intellettuale, come il capitano Toni, Toni Giuriolo,
medaglia d'oro, che per andare a salvare uno di noi rimasto ferito,
muore colpito da un tedesco. Aveva tradotto alcuni autori francesi era
un uomo di grande cultura e di grande apertura.
Eravamo uniti, ci sentivamo fratelli e tutti uguali. Avevamo la stessa
visione delle cose, affrontavamo gli stessi problemi e gli stessi rischi.
Qualche anno fa il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha scoperto a Gaggio
Montano, un paese del nostro Appennino, al di la' della montagna, una
lapide in sua memoria.
Di quei mesi mi porto un ricordo che non dimentichero' mai. Vicino a
Gaggio a Ronchidoso e a Ca' Berna verso Madonna dell'Acero, i tedeschi
avevano fatto una strage, avevano ammazzato piu' di cento civili, noi
avevamo sette di loro prigionieri. Il nostro comandante decise, in risposta
per quelle innocenti vittime, la fucilazione di questi sette.
Io facevo un po' da interprete, conoscevo il tedesco: buongiorno, buonasera,
per andare a mangiare, mi arrangiavo. Mi ricordo il momento piu' umiliante
e anche quello piu' disumano, quando dissi ai prigionieri, prego le
scarpe, cavatevele. Non dimentichero' mai quei soldati con i piedi nel
fango e i figli dei contadini con le loro scarpe che saltavano felici,
perche' a quei tempi le scarpe erano una cosa abbastanza rara. Subito
dopo i prigionieri furono fucilati.
Un mio amico che fa l'avvocato, si chiama Francesco Berti Arnoaldi,
anche lui partigiano nella stessa brigata, dice che noi non avevamo
capito come stavano le cose.
Noi volevamo salvare delle vite quando tutti volevano ammazzare.
Noi volevamo consegnare quei prigionieri agli americani.
Le crudelta' di quel mondo, di quel tempo, sono infinite. Capisco di
fronte alla morte anche il revisionismo, perche' si puo' paragonare
un morto ad un altro morto, e' ovvio questo. Pero', ci sono delle ragioni
che non vanno dimenticate: come e' accaduto, perche' e' accaduto, che
cosa era successo prima e cosa e' successo dopo. Non si puo' isolare
solo quel fatto, bisogna comprendere tutta la storia. E tornando al
ricordo di quella particolare atmosfera rimane soltanto la crudelta'
orrenda della morte".
Andando
a trovare Biagi qualche estate fa ho visto che la piazza di Pianaccio
e' intitolata a Don Giovanni Fornasini anche lui medaglia
d'oro, era nato li' nello stesso paese di Biagi ma faceva il parroco
in una frazione di Marzabotto, Sperticano.
Quando venne a sapere che i tedeschi avevano cominciato a fare
stragi, lui che era libero torno' dai suoi parrocchiani per morire con
loro. Appena gli aguzzini cominciarono a sparare, fece il segno della
croce per assolve nello stesso tempo chi uccideva e chi muoriva. Difficile
dimenticare quello che e' accaduto allora, anche se oggi qualcuno vorrebbe
relegare tutto in un "capitoletto" di storia.
"La risposta
degli italiani - racconta ancora Biagi - quelli che dopo l'8 settembre
non andarono a Salo' e fecero la resistenza, ha portato alla conquista
di un mondo civile e della liberta' per cui oggi vedi quello che vuoi,
leggi quello che vuoi e scrivi quello che vuoi."